La vera poesia è viaggiare senza muoversi

Sei in pieno centro e sono appena le undici. Troppo presto per tornare a casa. Però stai morendo di caldo. Ti siedi. Cerchi il primo bar a portata di mano e infili la porta. Chiedi una qualsiasi cosa abbia cubetti di ghiaccio in cui sciogliere quella morsa allo stomaco. Siccome sei masochista tiri fuori il cellulare, guardi Facebook e ti soffermi sulle foto dei tuoi amici e delle loro vacanze quasi al termine, quindi concentrazione maggiore di immagini, centrifughe di status abbronzati, bacheche con gli occhiali da sole, video storti ma in costume. Ecco cosa mancava per cementificare quel dolore latente: tutti al mare, tutti in viaggio e tu in città, tutta l’estate. Non ti ricordi manco che odore ha il sale mischiato allo iodio. Sei bianco come una mozzarella e sei depresso. Millanti un atteggiamento filosofico ma dentro vorresti essere tutto tranne che lì, in quel bar, in quella città, in quella posizione e con quei piedi immacolati.


Arriva la tua ordinazione. Hai intenzione di scolartela d’un fiato, magari pensi anche all’opportunità di un breve pianto silenzioso, autocommiserativo certo, eppure salutare. Ma prima devi assolutamente bere, fa troppo caldo.

Accade l’inevitabile: al primo sorso ti tocca alzare lo sguardo.

Ed è subito Montmartre.



2 commenti:

  1. Che meraviglia di baretto!!! Io non voglio viaggiare...sapevo che non fa per me. Se vinco un biglietto, te lo regalo Nocetta.

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    1. Affare fatto. Sempre che non sia già stramazzata al suolo, ubriaca fradicia, nel baretto suddetto. :P

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