I diritti delle minoranze che non fanno paura a nessuno

Non altro faceva Hitchcock se non allargare delicatamente, elegantemente, questo solco "diverso", questo margine di mistero latente in ogni cosa intorno a noi, animata o inanimata. Non coltivava perniciose illusioni di amore e fratellanza universali, di trasparenza totale nei rapporti tra gli uomini, rispettava l'enigma privato di ognuno, il sia pur piccolo lato in ombra. Nel fondo del suo terrore si sentiva l'amore per il gioco parlamentare, per i diritti delle immense minoranze che non fanno paura a nessuno: anche tu, diceva a una tenda, a una chiave, a una donnetta scolorita, anche tu sei ambigua, doppia, elusiva, inquietante...
Il mondo piatto, sicuro, bene oliato, illuminato al neon cui tendono gli utopisti, i burocrati, i materialisti, gli scienziati, i progressisti, non lo interessava; o forse gli faceva paura. Intuiva forse che l'altra faccia di quella radiosa immagine del mondo era ben più terribile e terrorizzante del più nero dei suoi incubi gentili.

Fruttero & Lucentini, "La Stampa", 4 maggio 1980


[L'uomo sbagliato] Alfred Hitchcock, 1956




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