[Addio]

Le tue parole
hanno fatto a brandelli il cielo
hanno distrutto il bosco
gli scoiattoli
i tuoi baci.
Nel mio corpo ci sono cinquanta milioni di cellule
d'ora in poi il loro ruolo sarà un altro
d'ora in poi penseranno in modo diverso
d'ora in poi si divideranno in modo inaspettato
d'ora in poi posso amare altri uomini e non te.

[I pesci non hanno gambe] Jòn Kalman Stefànsson

L'enigmistica del sentimento

[Cento poesie d'amore a Ladyhawke] Michele Mari

The funeral train

Un funerale nella metro. Si sarà mai visto? 
Un funerale in treno, sì, si è visto. A parte che "treno" significa anche "canto funebre", nel 1968 c'è stato il famoso viaggio ferroviario della salma di Robert Kennedy, da New York, dove si erano svolti i funerali, a Washington, dove fu inumata vicino a quella del fratello John. I ferrovieri, ribellandosi agli ordini dei servizi segreti, posarono la bara sugli schienali dei sedili in modo che fosse visibile attraverso i finestrini dalla folla che si dispose lungo i binari:

«Era l'8 giugno, un giorno caldissimo, un anticipo d'estate. Il viaggio durò più di otto ore attraverso cinque Stati: New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware e Maryland. Un milione di persone aspettava lungo i binari. Il treno si muoveva lentissimo, si fermava spesso per dare la precedenza agli altri convogli, impiegammo quasi il triplo del tempo che si impiega normalmente. Ma era la velocità giusta per un funerale. Quel treno è stato il vero funerale, quello dell'America, è durato un'intera giornata, era fatto per il popolo. Era il "funeral train".»

Così ha detto a Mario Calabresi Paul Fusco, fotografo di "Look Magazine", che era sul treno e scattò duemila fotografie alle persone che vedevano passare il loro mancato presidente. Pochissime di queste vennero pubblicate, allora. Sono state ritrovate in un archivio, quarant'anni dopo. Forse quello del funerale in metro non è un pensiero opportuno, da fare [...] io però sono in metro e sto pensando.


[M-Una metronovela] Stefano Bartezzaghi /165














 

Meanwhile in Virginia...



Qualche settimana fa, in Virginia, mentre faceva shopping a Richmond, un fotografo si è imbattuto in vari negativi chiusi in una scatola. Li ha ovviamente acquistati, portati a casa e sviluppati. Risultato: due giovani donne in riva al mare. Gli scatti sono sorprendentemente belli e risalgono presumibilmente agli anni '40-'50. E così, è partita la caccia alle sconosciute dei negativi. Un altro caso Meier? Non lo so. Certo è che le repliche come i remake, di solito non escono mai bene come gli originali. Al di là della riuscita delle foto. E poi perché per una volta, non confidare in un epilogo felice? Modelle e fotografo/a che finalmente raccontano in prima persona la storia che c'è dietro ogni scatto. Io ci spero.

Qui trovate anche le altre foto, e la notizia originale.