Di famiglie libresche









Versione edulcorata: Dopo un anno e mezzo ho finalmente finito l'inventario dei libri di casa. 4562 libri. 2322 sono andati a finire nella biblioteca della mia città (i vari doppioni, triploni e quadruploni). Dovremmo aver guadagnato un sacco di spazio. 

Versione cruditè: mia mamma ha detto che se mi vede comprare altri libri, mi manda nella pampa argentina a costruire boleadoras per i gauchos. E che se proprio voglio rimanere a casa, con i libri che abbiamo già, dei quali (in effetti) avrò letto un decimo, mi faccio una cultura per questa vita e per quella dei miei eredi futuri. Quelle mummie della biblioteca della mia città, per paura di lavorare troppo con la catalogazione, quasi quasi non ringraziavano neanche. Non abbiamo guadagnato una cippa di spazio, perché in realtà abbiamo solo eliminato le seconde e terze file. 

Versione ridotta ai minimi termini: ho più libri che amici.

Identità feline



Non c'è nulla di più difficile da capire della psicologia umana. Non riesco assolutamente a rendermi conto se in questi giorni il mio padrone sia di cattivo umore, se invece sia allegro, o se cerchi parole rassicuranti negli scritti di qualche vecchio filosofo. Non ho la minima idea di cosa gli passi per la mente, se si faccia beffe della società umana o desideri avere rapporti con i suoi simili, se sia irritato per qualche ragione banale o ancora se si tenga al di sopra di ogni preoccupazione mondana. In queste cose noi gatti siamo molto più semplici. Se abbiamo fame mangiamo, se abbiamo sonno dormiamo, quando ci arrabbiamo andiamo su tutte le furie, quando piangiamo lo facciamo con tutta l'anima. Tanto per cominciare, non teniamo cose inutili come un diario. Perché non ne abbiamo bisogno. È probabile che le persone che hanno due facce, come il padrone, sentano la necessità di esternare gli aspetti del proprio carattere che non vogliono mostrare a nessuno scrivendo un diario nell'intimità della loro stanza, ma per quanto concerne noi gatti, le nostre quattro posture fondamentali - camminare, stare fermi, stare seduti e stare sdraiati, oltre a urinare e defecare - costituiscono già in sé un autentico diario, quindi siamo esonerati dalla seccatura di tenerne uno per conservare la nostra identità. Se uno ha il tempo di scrivere un diario, tanto vale che se ne stia a dormire nella veranda.

[Io sono un gatto] Natsume Soseki

Trovare se stessi traducendo la voce di altri

Stefan Zweig



Proprio perché ogni lingua straniera, nei suoi modi di dire più individuali e idiosincratici, crea dapprima serie resistenze alla riproduzione in un'altra lingua, bisogna tirar fuori da quest'ultima tutta l'energia e la creatività espressiva che possiede, risorse che se inesplorate restano inerti; questa battaglia per riuscire a strappare il nucleo più profondo di una lingua, imponendo al contempo un'eguale plasticità alla propria, mi ha sempre dato un gusto particolare, una forma speciale di piacere artistico. E dato che questo lavoro, silenzioso e in fondo invisibile, esigeva pazienza e costanza, due virtù che al liceo celavo sotto una patina di leggerezza e temerarietà, esso mi divenne molto caro; poiché, grazie a questa umile attività di mediatore di nobili creazioni artistiche, avvertii per la prima volta la certezza di fare qualcosa di veramente utile, una giustificazione della mia stessa esistenza. 

[Il mondo di ieri] Stefan Zweig

10 motivi per seguire la massa e fare shopping. Di libri.



1 - I libri non vanno misurati sotto la luce impietosa di camerini angusti.

2 - Anche se non "usate" subito gli articoli che comprate, non correte il rischio che passino di moda.

3 - Il fatto che un vostro amico/a abbia lo stesso libro, non suscita in voi isterismi e gelosie, ma anzi rafforza l’empatia tra di voi. 

4 - Se chiedete al fidanzato di accompagnarvi a fare spese in libreria, non fingerà improvvisi problemi intestinali, o visite urgentissime a lontane trisavole di cui non sospettavate l’esistenza.

5 - Se volete regalare un libro a una persona lontana, non vi dovete preoccupare del fatto che dall’ultima volta che l’avete vista, sia aumentata di girovita.

6 - L’eventuale sguardo assente di commessi apatici, non vi preoccupa. Vi potete arrangiare benissimo da soli. 

7 - Se il libro non fa pendant con le scarpe, non è motivo di allarme, né di esclusione dalle sale di ristoranti chic.

8 - Se vi fate una lista della “spesa” prima di andare in libreria, e poi non la rispettate, uscirete dal negozio ugualmente contenti.

9 - Annusare le pagine di un libro non desterà sguardi scandalizzati negli astanti. Provate invece con un paio di slip da Intimissimi!

10 - All’uscita della libreria non dovete dannarvi l’anima per tirare fuori la monetina incastrata dentro il carrello.



Bla bla bla, cha cha cha

Tempo fa, un po' per la pigrizia di non dover rispondere ai commenti, e un po' perché spesso scrivo solo per riordinare i miei pensieri, avevo disabilitato il bottone "commenta" sui post del blog. Da allora ho perso un mucchio di followers. Essì che anche quando il tastino palpitava lieto e vitale in fondo alla pagina, non è che mi commentassero poi in tanti. È un po', come se si rinunciasse al voler andare a vedere una mostra, solo perché si è scoperto che è vietato commentare le opere a voce alta. Come se la frenesia di voler dire la propria, avesse prevalso sul guardare o l'ascoltare. Come se la capacità di giudizio avesse valore solo se compressa e materializzata istantaneamente attraverso il fiato della bocca, come se non fossimo più capaci di poterci tenere dentro il bello e il brutto senza doverlo prima condividere, contestare o confermare. Come se l'unica pausa di silenzio tollerabile sia quello dell'innocente rotellina che gira a vuoto quando un video su youtube tarda troppo a caricare.




La verità, quella vera: il blog è marcescente da un bel po' di mesi. I miei followers hanno fatto benissimo a scaricarmi in malo modo, anzi mi meraviglio che non mi abbiano mandato al diavolo facendo disegnini osceni sui muri, ma il ragionamento sul silenzio inteso come scrigno per sensazioni che non perdono validità perché inespresse, vale lo stesso.  

E quindi bla bla bla, cha cha cha.


La vedo, la sento, la curo

Un pomeriggio la trovai seduta sulla lavatrice accesa durante la centrifuga che sorrideva.
- Che fai? - le chiesi.
- Squaglio la cellulite.
[L'anno di vento e sabbia] Roberto Delogu