Cibo, ma non per la mente


La storia della fame è una storia d'amore che inizia con una separazione. La fame è una supplica, e mangiare, il tentativo sempre frustrato di riconciliarsi. Mangiare non riconcilia, ma mangiare consola. E l'uomo che non può mangiare è un uomo privo di consolazione. Non c'è abbandono più terribile del morire di fame. L'uomo che muore di fame è la Terra che gli si sottrae, che finge di non sentirlo, che sceglie di non ricordarsi di lui, di dimenticarlo; è il mondo che lo uccide. La fame nel mondo è la crudeltà più stupefacente. E come è rapida! In nove pazienti mesi nel ventre della madre, l'uomo si è formato, nel corso degli anni è cresciuto, e nella matrice della fame, un mese basta perché questa creatura rimpicciolisca, ritorni all'aspetto tutto protuberanze del feto, una testa enorme, membra rachitiche, e cada nelle fosse della morte.
Perciò, diamo da mangiare, invitiamo a pranzo, consoliamo e consoliamoci, mangiamo, mangiamo tutti, rallegriamoci, mangiamo, mangiamo!
[Piccolo elogio della golosità] Gregoire Polet


Dall'esergo di "Piccolo elogio della golosità", Gregoire Polet

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