Segni e ancora altri segni, tutti pieni d'amore.


[Dall'esergo di "Ballata per la figlia del macellaio", Peter Manseau]


"Una cosa ben detta conserva il suo sapore in tutte le lingue"
Così scriveva John Dryden,  in "Saggio sulla poesia drammatica", nel 1668.


Invero, nutro una profonda stima per chi fa il duro lavoro del traduttore. E non tanto in qualità di lettrice compulsiva, quanto in quella di refrattaria all'apprendimento di lingue che non siano l'italiano. Col mio inglese scolastico e col mio spagnolo "da bar-ristorante" (intendo proprio nel senso letterale, il bar ristorante in cui lavorai per anni quando feci l'università, ragione per cui, almeno il menù, lo imparai a menadito), spalanco gli occhi ogni volta che ho il vago sentore dell'immane lavoro ci sia dietro una traduzione, specie se buona. E posso solo immaginare la simbiosi letteraria che si crea tra il traduttore e lo scrittore, tanto da poterlo definire a volte "co-autore".

Così, quando mi capita di trovare in un libro, segni di gratitudine verso il traduttore, mi entusiasmo come se stessero elogiando degli affetti a me cari. Come qua sotto ad esempio. 

[Ballata per la figlia del macellaio, Peter Manseau, Ed. Fazi, 2009]

Se lo scrittore è colui che feconda il pensiero, e il traduttore colui che gli permette di "esporlo", il ruolo del quest'ultimo è molto simile a quello della grande donna che sta dietro il grande uomo. Ignorarne l'importanza sarebbe come dimenticare che una coppia di amanti è composta da due persone. Che nel loro piccolo rendono il mondo migliore.


2 commenti:

  1. Inutile dire che approvo. Grazie! :-)

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    1. Eh, ti ho pensato molto intensamente quando ho letto quelle cose. Speravo che tu incrociassi il mio post infatti. :)

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