Il cielo in una stanza




Vi ricordate la scena finale di Men in black? Quella dove tutto si conclude con dei bambini alieni che giocano a biglie, e con  un gigantesco allargarsi del campo visivo scopri che  la terra è come una capocchia di spillo, che i pianeti sono puntini luminescenti e la nostra galassia ha appunto le dimensioni di una biglia, proprio la biglia di quei bambini alieni, buttata in una cesta insieme ad altre decine. Mette un po’ i brividini a pensarci, al ruolo che abbiamo nell’universo dico, alla frase di Ustinov quando diceva che siamo un foruncolo nel deretano dell’umanità, sì ok, ma l’umanità cos’è a sua volta, forse una briciola di un kebab gigantesco, o un sassolino nelle scarpe di Dio, oppure appunto una biglia per bambini alieni, che ha il solo scopo di intrattenere (loro, mica noi).  Poi però, passato il momento serio della riflessione contemplativa e della cosmogonia, che di solito coincide con la seduta in bagno dopo il pranzo di Natale,  si fa spallucce e si sorride, perché anche se fosse così, fossimo anche la paletta per raccogliere gli escrementi di un cane alieno, la verità è che per  noi la terra è tutto il mondo, il nostro mondo, e checché se ne dica, è il nostro rifugio.  Ciò che ci importa di quel che accade al di là dei suoi confini, ci importa fino a un certo punto, l’importante è che lei continui a fare il suo sporco dovere di  grembo materno. 

Così è per tutti. Ma quando vai a osservare il dettaglio, pur rimanendo intatto il concetto, le proporzioni si adattano alle necessità e alla misura del singolo. Se per l’umanità la terra è casa, per l’uomo, anche quello che non deve chiedere mai,  casa è sinonimo di focolare, uno spazio tra quattro mura dove si raccolgono gli affetti più cari. Ma per il giovane, quello coi brufoli e tutta la vita davanti, ah quello sì che è un problema. 

L’adolescente che è già grande per capire quasi tutto, ma non ha nessuna esperienza di come si faccia quel tutto, ha quasi sempre problemi di convivenza con chi non sia della sua età. Genitori, parenti, affiliati familiari, sono importanti e necessari, ma per predisposizione naturale gli manca la capacità di comprendere il viavai di idee e sentimenti di un ragazzo. Quindi occorre qualcosa di proprio, di intimo, uno spazio  che non possa essere contaminato dall’assurda serietà quotidiana degli adulti: la stanza. La propria stanza. Quella che sta sempre con la porta chiusa anche quando all’interno,  l’attività più imbarazzante che si svolge è guardare il soffitto.  

E se poi per una grandissima botta di culo, capitasse mai  la fortuna di avere a disposizione una stanza a parte, fuori da casa, che so, un magazzino, una bicocca, una palafitta, qualsiasi cosa sia al riparo dai germi dei coscienziosi adulti, allora quella è la stanza per eccellenza. Questa è la stanza di Gipi. Un  luogo dove si  condensa un mondo intero. Un ricovero per le promesse e per le illusioni, una dimora per lo sconforto e le attese. C’è spazio per tutto, per cantare, per sfogare la rabbia e le delusioni, per essere cinici, per prendersi in giro. E c’è in sottofondo, un colore acquerelloso che dà sempre sul giallino, un giallino tipo sabbia, un giallino potenziale, che può diventare spiaggia e scherzo tra le onde, o cielo di fagiani e aeroplanini telecomandati.

O ancora giallino tramonto, quando sfuma verso il rosso, e ti prende quello struggimento da  nodo in gola senza sapere il perché, come quando la giovinezza si trasforma in responsabilità,  e non ne hai coscienza fino a quando non scopri che la stanza, baluardo delle tue speranze sta cedendo, e te ne serve una ancora più grande, e c’è una certa profusione di gioia e ottimismo, perché i desideri si fanno più grandi, ma ancora non sai che quando ti serve  più di una stanza, allora sì, che l’innocenza degli anni verdi è finita. Ma quel giallino lì, quello ti rimane sempre dentro. 

7 commenti:

  1. Gipi è anche quello che ha girato il film L'ultimo terrestre

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  2. Esatto! E dicono che non sia neanche troppo male :) Uno di questi giorni lo guardo.

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  3. Sì, non posso dire che sia bellissimo, ma, non so spiegarmi bene nemmeno io il perché, me lo sono rivisto parecchie volte.

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  4. l'ho letto qualche mese fa, preso dalla biblioteca.
    potrebbe essere una storia di "Radiofreccia":)

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  5. ...scrivi come Baricco e pensi come Borges!!!

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  6. Oddio, però Baricco..... no dai.. :)

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