La molta cortesia fa temere che inganno vi sia.




Dalle recensioni che ho letto di questo libro si può dire esistano tre o quattro grandi scuole di pensiero.

Quelli che “pensavo di dovermi tenere la pancia dalle risate, e invece ho solo sorriso”.
Quelli che “boh, episodi autobiografici..sì divertenti,  ma la trama?”
Quelli che “secondo me poteva anche essere meno esplicito riguardo certi episodi della sua vita”
Quelli che “scrive bene ma non lo ricomprerei, i libri importanti sono ben altro”.

Risalendo a monte di queste isole omogenee di commenti, mi viene da pensare che non so mica se andrei a berci un caffè con gli autori di queste recensioni. Il mondo è certamente bello perché vario, e ci sono libri che ho odiato a morte quando il resto  del mondo li osannava, e viceversa, come ci sono tempi giusti per leggere qualsiasi cosa, ma qui il discorso è diverso. 

Me parlare bello un giorno è un libro che sta a metà tra il garbo e la leggerezza, come le commedie rosa degli anni Sessanta sgomitano tra i polizieschi degli anni Settanta e il melodramma degli anni Cinquanta. Una pausa rigenerante che ti permette di apprezzare il resto. È un libro che non parla né di massimi sistemi, né dell’importanza delle città nell’assetto istituzionale dell’Impero romano nell’età del Principato, ma neanche di cazzabubbole e dell’ordine cromatico dei peluche nella camera di una tredicenne che si voglia al passo con Paris Hilton. È un libro da domenica, da pausa pranzo, da panchina al parco, tutte cose che conosciamo bene e pur non attribuendogli un grandiosa importanza, riteniamo essenziali per un’esistenza degna di essere vissuta. Non credo che nessuno di noi, quando stira le labbra, lo faccia per ridere a crepapelle, ma questo non toglie significato a un pregevole sorriso. Nessuno di noi ha una vita da rotocalco per tutte le 24 ore del giorno, né eclatante e densa di avvenimenti memorabili mane e sera, ma questo non fa di noi per forza degli sfigati. Nel frattempo, una finestra aperta in primavera può suscitare in noi impulsi di amabilità radiosa, più che un intero documentario dell’Istituto Luce su Padre Massimiliano Kolbe.

Ammetto di aver preso il libro perché era da tanto tempo che volevo leggerlo, ma ero assolutamente immemore del motivo, se per via di una trama interessante o per via di una recensione persuasiva, chi lo sa, sta di fatto che mi ero convinta che fosse addirittura un libro triste. Tutt’altro. È la biografia, senza’altro parziale ed edulcorata, di uno che fa ironia pungente sulla propria vita, una vita non molto lontano dalla nostra, con tanto di gaffes, di aneddoti familiari imbarazzanti e dinamiche sociali che tutti abbiamo ben presenti.  E lo fa con estrema gentilezza  e cortesia, e a parer mio, di questi tempi è una cosa apprezzabilissima, perché ha il sapore del gesto di chi ti tiene aperto il portone di casa mentre tu entri con le buste della spesa. Niente di eroico, niente di fantascientifico, ma può dare una svolta alla tua giornata anche se solo per cinque minuti.  

Allora, se uno che mi conosce mi dicesse: carina le tue giornate, ma mi pare un po’ una vita da mediano; simpatici i tuoi aneddoti di quando andavi alle elementari, ma mi fa più ridere un film di Fantozzi;  interessante ciò che pensi e che dici, ma in pratica com’è che ti guadagni il pane? Corretti i tuoi commenti alle cose che leggi, ma da qui a diventare una Foster Wallace!

Ecco, me non so se con uno così andare mai a bere un caffè.

7 commenti:

  1. ci sono dei libri che hanno titoli invitanti, correrei subito a comperarli - però col tempo ho imparato a diffidare, da allora leggo solo Pinocchio e Don Chisciotte, però in italiano, che tristezza.
    Chissà se ho ancora le opere complete di Corneille, adesso che mi ci fai pensare.

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  2. Cercale, quelle sì che van tenute sott'occhio. Il Cid meriterebbe una teca apposita in ogni casa :)

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  3. Ecco, questo libro io l'ho visto ieri e ho pensato...quasi quasi lo compro...
    Ciao Noce :)

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  4. L'illusion comique... ne ho visto un allestimento favoloso, regia di Strehler, fra l'altro in francese - una delle regie più belle e più chiare di Strehler.
    Comunque non mi è sfuggito il senso del tuo post, avevo solo voglia di divagare un po'. Sì, molti commenti sono poco sensati (eufemismo) adesso va di moda darli anche per radio e in tv, certi sms, certi tweet, ma lascia perdere, ma non leggerli, non farli scorrere nei sottotitoli in tv...

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  5. Diffido sempre dagli snob intellettuali, la leggerezza è un gran valore e aiuta pure a non prendersi troppo sul serio!
    ps: adoro il titolo del tuo blog! :)

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  6. Ti consiglio anche questa recensione (l'intero blog è basato sul binomio recensione e autoritratto):

    http://www.reading-reviewing.com/?p=31

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