Skippy muore, la letteratura no





Quando Skippy è morto, io ero ancora in libreria. Perché Skippy, per chi come me ha l’edizione Isbn, muore già in copertina. C’è scritto tutto. Dove, come, quando è successo, e c’è anche una sua foto. Quasi un necrologio da vetrina.

Mi è stato inevitabile ripensare alle Vergini suicide di Eugenides, a quell’uso competente dell’ossimoro letterario, per cui ti ritrovi a leggere una storia partendo dalla fine cronologica di tutto. Ma qualcosa non tornava già dal titolo. Quell’indicativo presente,  così sintetico, così glaciale, Skippy muore, quel tono da radiocronaca che toglie la sacralità tipica dell’evento luttuoso già accaduto, già passato, e quindi già maturo nel dolore, ti catapulta nel succedere dell’azione, nell’istante in cui la morte si presenta. E non è una cosa bella. A me, ad esempio, è venuto quasi da ridere. Perché il punto è questo. Skippy muore. E muore davanti a te. Circondato da ciambelle, in un locale anonimo come può esserlo un locale per adolescenti, nell’indifferenza generale. Muore solo, nonostante il locale sia mezzo pieno. Ci vogliono minuti interi perché il suo amico si accorga di cosa succede, gli stessi minuti che servono a te, per renderti conto dell’atmosfera sterile ed ospedaliera che circonda l’entrata in scena di Skippy. Meno di 8 pagine per accorgerti che la sua morte è quasi ridicola. Non c’è niente di quel dramma, di quel mistero che avvolgeva il gesto estremo delle sorelle Lisbon e che ti spingeva a voler sapere cosa le aveva portate fino  quel punto. Skippy è avvolto dall’imbarazzo di quel presente indicativo, che non ti dà tempo di metabolizzare l’accaduto e ti manda avanti per forza d’inerzia. È questo lo spirito con cui ti avventuri nel passato prossimo di Skippy, ci si infila nelle pieghe della sua vita quasi con il distacco di chi è certo di essere estraneo agli avvenimenti. Ma Skippy non è una persona qualunque, Skippy sei tu, è la tua adolescenza che si affaccia con la stesso tono tragicomico del ragazzino visto con gli occhi di un adulto, sono tue le motivazioni che ti portano a quel fatidico giorno in cui acconsenti a fare una gara a chi mangia più ciambelle. E così manco te ne accorgi che la seconda volta che Skippy muore, che è sempre al presente, ma adesso che è saturo di ragioni (anche)tue, è un presente partecipato, sei affranto e allo stesso tempo frustrato e irato per la fine che quasi ti sentivi in potere di evitare. E ti chiedi cosa ci possa ancora essere nelle ultime 200 pagine, quale peso e di che tipo, si possa ancora aggiungere alla durezza cristallina della storia. E inizia così il veloce accavallarsi di mille fini, gli esiti di tutte le vite che Skippy ha toccato, o semplicemente sfiorato. E nonostante sia un’atmosfera di pesante disincanto, di illusioni infrante, di sogni smontati  con perizia, è quasi confortante sapere che Skippy in fondo era meno solo di quello che pensava. C’è un che di consolatorio nell’accorgersi che nel campo visivo delle vite altrui, Skippy era rimasto impresso nonostante fosse ai margini di qualunque scena.

È un infinito piacere constatare come in un mondo in cui avanza prepotente la moda esplorativa della scrittura collettiva, un solo autore riesca con sole due mani e una tastiera, a portare avanti un tale consorzio di gesti e sentimenti. E se è vero che Skippy muore, così non si può dire per la letteratura. E speriamo di poter dire la stessa cosa anche per il cinema, quando uscirà l’adattamento in pellicola firmato da Neil Jordan. Nel frattempo, al vostro posto, io correrei ai ripari, perdendomi nella cascata di parole che Murray ha saputo perfettamente dosare. È una fragorosa e potente discesa, ma è comunque uno spettacolo.

5 commenti:

  1. "Consorzio di gesti e sentimenti".
    Cacchio se mi piace.

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  2. da quando frequento il tuo blog il mio postepay ha ritrovato un'inaspettata vitalità !

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  3. diamine. questa cosa fa molto cronaca di una morte annunciata. mi ispira un sacco questo libro. lo voglio!
    in ogni caso, per vendicarmi dell'inevitabile allungamento di wishlist che si verifica dopo la lettura di ogni tuo post, ti ho appioppato un premio-meme sul mio blog.
    non è obbligatorio farlo, ma ti ripulisci il karma, credo.

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  4. tutte queste tue accattivanti recensioni nuocciono gravemente anche alla salute della mia di poste pay :))))

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  5. Come titolo non mi piace, avrei preferito "SKIPPY FINISCE MALE" oppure "SKIPPY KAPUT". Per il seguito suggerirei "SKIPPY DECOMPONE".

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