È il gesto che conta




Dice Sklovskij: Sei russo? Hai di sicuro l’andatura pesante. E non solo in senso letterale.

Sei russo e sei un letterato che vuole scrivere d’amore? Hai già perso a tavolino. La letteratura russa ha una naturale propensione all’insuccesso amoroso e alla lagnanza.

Sei un russo letterato che scrive d’amore, e per di più in forma epistolare? Incomincia ad allineare le lamette del rasoio sul lavandino. I romanzi epistolari preannunciano fini tragiche e cuori infranti.

Sei un russo, letterato, che scrive d’amore in forma epistolare, e la crudele amata ti vieta di scriverle d’amore? L’abisso dello sconforto.

Sei un russo, bla bla bla, e non solo devi aggirare il divieto dell’amata, ma non sei neanche corrisposto? Un suicidio assistito. Nel senso che noi lettori ci portiamo pop corn, sedia da regista e cuscino usurato da casa, e assistiamo al lutto e allo sconforto della tragedia annunciata.

Ma voi ve la ricordate la teoria di Proust sull’amore non corrisposto? Ve la faccio breve: che quando non sei corrisposto, ci metti tre vite e mezzo a rendertene conto, per una semplice questione di riverbero. Mi spiego: metti che ti innamori follemente di qualcuno che manco ti vede. O se anche ti vede, abbozza (per cortesia, per pigrizia, per mancanza di polso, per comodità, chissà). L’oggetto del tuo amore diventerà improvvisamente il centro del tuo universo, quello su cui riversare tutto l’amore e le attenzioni che puoi. Secondo Proust, è questo il momento del riverbero. La potentissima ondata d’amore con cui tu ricopri l’amato, rimbalza sulla superficie della sua insensibilità, ovviamente crudele e meschina insensibilità, e come un boomerang ritorna velocissimo verso di te. E tu, cieco e per di più con gli occhiali da sole, scambi questo riverbero per amore suo, proveniente dall’oggetto amato, mentre invece è un misero riflesso del tuo. I tempi  necessari per toglierti definitivamente il prosciutto dagli occhi e capire l’inghippo, si allungano quindi sensibilmente. Ed è anche probabile che non morirai di gioia quando finalmente ti accorgerai che hai amato qualcuno che, al massimo, ti tollerava per educazione. Il brutto di questa cosa, è la frustrazione che ti assale quando capisci veramente cosa è successo, di solito cent’ anni dopo che i tuoi amici più cari te l’hanno detto e ripetuto fino alla nausea con tanto di disegnini esplicativi (e quindi diventano per forza di cose cent’anni di solitudine, perché insomma, anche gli amici hanno un limite di tolleranza più o meno variabile).

Rispetto a questa teoria, Sklovskij si colloca in una posizione di comodo. Nel senso che sta proprio comodo sul sofà, consapevolissimo di non essere corrisposto fin dall’inizio. E scrive. Scrive per episodi, per lettere, per aneddoti, godendosi masochisticamente il suo dolore. E ne fa una cosa meravigliosa. Un amore che va letto come si sgrana un rosario, sfibrando la fede dall’amore chicco per chicco, un ricamo che travalica l’oggetto amato, sviscera la saudade dell’esiliato in terra straniera, e si adagia di nuovo su parole che non c’entrano niente con l’amore eppure parlano solo di quello. In tutte le accezioni possibili. Declinandolo in termini di macchine, di transatlantici, di forza di trazione, di guerra, di telefonate, di dissertazioni sul plurale maiestatis.

Vi sembrerà che io stia vaneggiando. Parlare d’amore non parlandone sembra impossibile. Invece non lo è se ci si concentra sulla movenza iniziale. Sklovskij dal suo malinconico sofà, l’ha capito perfettamente. E quando ha smesso di scrivere e si è alzato, ha lasciato pagine e pagine di parole, che non parlano d’amore, ma sono di più. Sono gesti d’amore. 

4 commenti:

  1. No no. Parlare d'amore non parlandone, è la cosa più facile quando si ama.
    Si dice del proprio amore con il corpo, con il passo, con il respiro.

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  2. È una cosa che viene più facile a vedersi. In un film ad esempio sarebbe semplice rendere l'idea dell'innamorato che ogni cosa che guarda, tocca o respira sa d'amore. Ma a metterlo su carta, a scrivere d'altro,ma proprio di ALTRO, di cose anche brutte, o di cose noiose, o di cose che esulano per principio dall'idea dell'amore, e farti sentire non solo il sentimento, ma tutto ciò che esso ti provoca, dal dolore all'apatia, dall'euforia alla lucidità del cinico realismo.. eh insomma, so' cazzi. E Sklovskij è un russo cazzutissimo!

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  3. Adoro quando scrivi. In ogni modo, Sklovskij che è un russo e ci siamo capiti, non avrebbe mai fatto qualcosa senza sapere cosa stesse facendo.

    Non so se hai notato lo sforzo ma ho cercato con tutta me stessa di scrivere un commento serio.

    E comunque ripeto, adoro quando scrivi.

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  4. Sklovskij scrive molto meglio. Di me e di chiunque altro. Per fortuna aggiungerei. :D

    P.S. Quando ho cali di autostima, verrò da te a farmi coccolare. Stanne certa. :D

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