Bambini si nasce




Capita che a volte ci si lasci stupire dall’infanzia. A me è capitato. Qualche tempo fa, ero a casa di un’amica che ha un frugoletto di otto anni. Mi aveva condotto per mano sul suo tappeto-magico-volante-del-salotto, e lì eravamo rimasti a giocare per una mezz’oretta. Poi, io mi ero alzata, e nel farlo mi ero anche premurata di aggiustare le pieghe dei pantaloni.

-Adesso vado a chiacchierare un po’ con la mamma – gli avevo detto mentre mi assestavo su un più serio e austero divano.

- Ok, sei improvvisamente diventata adulta anche tu- aveva detto lui, guardandomi con un misto di rassegnazione e pena (per me). Poi si era nuovamente dedicato ad affari ben più importanti di una bambina cresciuta nel giro di mezz’ora. La sanguinolenta battaglia tra frange del tappeto e fughe delle piastrelle non poteva indugiare oltre. Mi lasciò quindi lì, con un palmo di naso, e due palmi di vergogna.

Allora non lo sapevo, ma adesso mi è palesemente chiaro che quel bambino era amico di Bartolomei o di Al Santamaria, una delle due.

Il caso vuole che abbia letto e guardato la vita  di Al contemporaneamente a quella di Skippy, che racconta la sua vita in un altro libro, e vive in un mondo molto più triste e adulto di quello di Al. Se è possibile, il libro di Paul Murray, tratta di uno stesso aspetto della vicenda  all’inverso. Per comodità, vi riporto un passo che rende l’idea di ciò che intendo con “inverso”.

“Sapete com’è, passate l’infanzia a guardare la tv, dando per scontato che prima o poi nel futuro tutto quello che vedete succederà a voi: anche voi vincerete una corsa di Formula 1, salterete su un treno in corsa, metterete nel sacco un gruppo di terroristi, direte a qualcuno “metti giù la pistola” e così via. Poi cominciate la scuola superiore, e all’improvviso tutti cominciano a farvi domande sulle vostre prospettive di carriera e sul successo, e per successo non intendono quello che pensate di raggiungere vincendo lo scudetto. Pian piano comincia a balenarvi l’amara verità: Babbo Natale era solo la punta dell’iceberg, e il vostro futuro non sarà il giro sull’ottovolante che vi eravate immaginati, e il mondo dei vostri genitori - quel mondo dove si fa il bucato, si va dal dentista, e nel fine settimana si va al magazzino di articoli fai da te a comprare piastrelle nuove - è in realtà in buona parte quello che si intende per “vita”. E ora ogni giorno che passa un’altra porta sembra chiudervisi davanti, quella con sopra scritto STUNTMAN PROFESSIONISTA, o quella con scritto COMBATTI CON IL ROBOT MALVAGIO, fino a che, mentre passano le settimane e le porte - MORSO DA UN SERPENTE, SALVA IL MONDO DA UN ASTEROIDE, DISINNESCA LA BOMBA A POCHI SECONDI DAL BOTTO- continuano a chiudersi, voi cominciate a credere che quel suono di porta sbattuta sia una cosa buona in fondo, e anzi, cominciate a chiuderne qualcuna pure voi, anche qualcuna che magari non andava chiusa..”

Al e la sua famiglia avrebbero preso questo libro e l’avrebbero messo all’indice, tra le cose contrarie all’ortodossia e alla morale cosmica. Avrebbero aggiunto un articolo alla Costituzione del Principato Santamaria e avvertito che per una sana e corretta vita felice, nessuno avrebbe dovuto mai, ma poi mai, attenersi alle indicazioni di questo passo.  E probabilmente avrebbero anche motivato la loro condanna. Forse avrebbero scritto qualcosa del genere:

“Il problema non sta nel crescere, né tantomeno nell’afferrare il vero senso della vita. Il problema sta nel ricordare chi sei. Puoi essere tante cose, ma di certo, innanzitutto sei stato un bambino. L’unico habitat da preservare è quello. Ciò che ti rendeva felice da piccolo, è ancora ciò che ti rende felice da grande. L’unico affetto che ti serviva da piccolo, era quello dei tuoi  genitori e dei tuoi fratelli e sorelle, identico a quello che senti necessario da grande, anche se ci aggiungi qualche nome in più  e ci fai stare a forza, pure quello del cane. Il nemico da combattere non è l’essere adulti, ma l’adultaggine, quell’impostazione scorretta della spina dorsale e dell’anima che ti fa chiudere le porte sbagliate, che non sono come spesso si crede, quelle del gioco e dell’assenza di responsabilità, ma quelle della leggerezza e del vivere con gentilezza, quelle dello stupore e della genuinità delle espressioni. Combattere contro un robot malvagio, disinnescare la bomba a pochi secondi dal botto, salvare il mondo da un asteroide, costruire un principato in mezzo al niente, cercare la casa perfetta, tutte cose possibili, se sei nell’habitat giusto, con gli affetti e col cuore in ordine, anche se sei in doppio petto e sei direttore di banca. Basta crederci. We can. Because we are family.”

Chi di voi pensa che Peter Pan fosse un personaggio serissimo, non può perdersi questo libro, chi di voi invece pensa che fosse un’eco di un qualcosa di cui non ricordate il nome, pure. Giusto per rinfrescarvi la memoria su chi siete e da dove venite.

2 commenti:

  1. 1) sei tornata, Nocetta
    2) sei tornata alla grande
    3) il dialogo con l'ottenne è degno di nota
    4) per il momento, non sei adulta (ma non lo sono nemmeno io, del resto). Grazie al cielo.

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  2. Tu! Proprio tu, riusciresti a cogliere a pieno il significato di questo libro. E soprattutto, non faresti come me, che dopo due giorni tendo a dimenticarmi la morale della favola. :)

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