Tranquilli, è solo una figura retorica




Tra le tante cose insensate che convivono nella mia persona, ce n’è una di cui ho preso coscienza da molto. A fronte di una disordinata vita emotiva e sociale, la verità è che come archivista  avrei un futuro. Un ottimo futuro. L’irragionevole attitudine a conservare e “storiografare” odori, sapori, bucce di caramelle, scontrini, amori infeltriti, frasi, parole, sguardi sospesi, trova un naturale sbocco anche nel campo della letteratura. In questo caso c’è da benedire la tecnologia. Sebbene il mio rapporto di fidelizzazione con la penna rimanga  immutato, scrivere con la tastiera citazioni di libri lunghe due pagine è di gran sollievo, soprattutto per il callo dello scrivente che affligge il mio dito medio.

Il rovescio della medaglia di tale abitudine, un po’ fetish lo so, è che necessita di parole chiave, accessi personalizzati che mi facciano ritrovare le cose in tempi minimi. E non è semplice. Darei il mio regno per un tag universale che mi faccia accedere alle cose che leggo e salvo a un mio schiocco di dita. Con Murakami è un gioco da ragazzi. Quasi tutte le frasi che salvo dei suoi libri, a parte un’etichetta contenutistica che me ne indichi l’oggetto, hanno un’ unica targhetta di classificazione: “metafora”.

È una parola che vale un po’ per tutti i sui libri, ma in special modo per questo. Il terzo della trilogia, la foce naturale del plot Aomame-Tenghiano. Foce perché tutto si risolve, naturale perché è dannatamente lungo come il corso di un fiume. E qua bisogna rispolverare lo sguardo del fotografo. Non il fotografo dilettante, quello panoramistico che si lascia attrarre dalla foce, dallo iodio, dal colpo d’occhio luminoso sull’amore ritrovato, ma il fotografo di nicchia, quello spacca maroni che si concentra sulle gocce di rugiada mentre chi lo accompagna ha tempo di andare a comprare le sigarette (e non tornare), quello che si perde dietro le angolature, i dettagli, quello che fotografa le anse del fiume e si rammarica di non avere un grandangolare satellitare che gli permetta di “catturare” il percorso tortuoso del  corso d’acqua.

Perché fare il fiume è una faticaccia. Provateci un po’ voi a trascinare grovigli di tronchi fino al mare, quando ti si incastrano a ogni pie’ sospinto.  Provate a godervi il paesaggio quando venite trascinati dalla corrente. Ci si arriva al mare, per carità, ma bisogna vedere come. Se ancora con la dignità di fiume, o con la frustrazione del ruscello. Murakami tratta la sua storia allo stesso modo. E il fotografo di nicchia lo sa. Perciò non gli interessa che gli introversi e solitari protagonisti della storia arrivino a ricongiungersi alla fine del loro percorso, ma gli interessa come hanno fatto ad arrivare lì. Quante e di che portata fossero le soste che li hanno obbligati a rallentare,  fotografare l’attimo in cui la tenacia li ha spinti a buttarsi nelle rapide. Il traguardo è relativo e l’happy end sfuma dietro il sipario, per far posto all’unica qualità che fa dell’autore un maratoneta, e che per proprietà transitiva si ritrova prima o poi in tutti i suoi libri. La costanza.  

Ecco dove sta la metafora. Nel saldo convincimento dei propri propositi, nella fede assoluta dei propri obiettivi. Obiettivi talmente sudati che vi si appiccicano persino le palpebre, e per un attimo vi pare quasi che reale e irreale si fondano assieme. Ma alla fine, siete ancora convinti che la storia tra Aomame e Tengo sia solo ed esclusivamente una storia d’amore?

14 commenti:

  1. l'avevo preso in biblio, poi il tempo mi era scaduto e l'avevo restituito.
    Quindi lo riprendo, Nocetta?

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  2. Se hai già letto i primi due libri e ti sono piaciuti sì. Questo è il volume in cui tutti i pezzetti vanno a posto e le cose acquisiscono significato e senso. A me è piaciuto molto, ma con Murakami sono vagamente di parte. :)

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  3. Quella di Aomame e Tengo è la storia d’ amore per eccellenza, anzi direi la storia d’ amore più concreta e romantica che abbia mai letto, fa parte di quelle rare occasioni in cui due persone si amano non soltanto con il cuore , ma anche con l’ anima, al di la del tempo e dello spazio ! Hai presente quando stai facendo un qualcosa, che so sentire musica o leggere un libro pensando a chi ami “ che sembra impossibile che l’ amata, chiunque e ovunque sia non se ne accorga non riceva il segnale che pulsa dal tuo cuore, come se tu e la musica e l’ amore e tutto l’ universo siate fusi in un'unica forza che può essere incanalata verso l’ esterno , nell’oscurità, per portargli il messaggio “, ebbene tutto questo accade. E’ difficile da spiegare ed ancor di più da capire, la logica non basta ed io spiego le cose con la delicatezza di un tricheco. ( però io mi amo per come sono , questo devo ammetterlo ) Teoriediuntrichecoromantico

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  4. Hai ragione a dire che è la storia d'amore per eccellenza. Quello che mi ha colpito però, è la forza di volontà dei protagonisti, non tanto di Tengo, a volte così preso dalla propria introspezione che mi è sembrato pigro e indolente, ma quella di Aomame, ostinatissima nel volersi "conservare" per chi amava. L'amore, più che nella storia in sé, l'ho visto nella certezza di lei, che ne valesse la pena. E la corrispondenza finale, cioè il fatto che Tengo fosse sul serio la persona giusta, così giusta che anche lui in fondo la aspettava, ecco quella è forse la cosa più irreale di tutto il libro. Perché aleggiava un'empatia tra i due, che non era razionale ma era tangibile, ed era così forte che li mandava avanti entrambi, legati senza saperlo a filo doppio. E li faceva lavorare alacremente per la stessa causa, anche se a loro non pareva. È questa la cosa che rende questa storia magica, perché nella realtà una tale forza di volontà può esistere, ma è difficile che in una condizione di lontananza venga coltivata da entrambe le parti allo stesso modo. Purtroppo, aggiungerei.

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  5. Non credo che per i nostri eroi il problema spazio-temporale sia da considerarsi tale, anche perché se così fosse la storia stessa non avrebbe avuto modo di esistere, inoltre come barriera per il loro amore la vedo decisamente esigua. Devo comunque ammettere che Tengo è si un personaggio che al cospetto di Aomame risulta un tantino indulgente, e la sua colpa se di colpa vogliamo parlare è solo quella di aver compreso con un lieve ritardo ciò che Aomame sapeva da sempre. Ma in quanto al volersi conservare per chi amava sono sullo stesso livello, entrambi non hanno che in testa una cosa, raggiungersi e non saranno le bellissime Fukaeri o gli uomini calvi o le distanze che impediranno loro di ritrovarsi. La condizione di lontananza è l’ elemento chiave per rendere la storia magica, solo un grande amore può resistere senza esserne scalfito, tutte le altre sono storie comuni, ma quel tipo di storie già le conosciamo un po' tutti, vanno e vengono, di tante che ne passano nessuna è quella vera. Teoriediuntrichecoromantico.

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  6. Da esperta di lontananza, evito di ribattere alla chiosa finale della tua risposta, perché rischierei di sforare nel personale. E conoscendomi, finirei per toccare tasti dolenti (per me). E qua si parla d'altro. Rimane il fatto che 1Q84 è un gran bel libro. Anche senza far paralleli con la realtà. :D

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  7. Ah, sei esperta di lontananza ! Ti farei un sacco di domande al riguardo, ma preferisco non toccare i tuoi tasti dolenti.
    Si, è vero 1Q84 è un bel libro.... :D
    Belle le pentole.

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  8. Si , quelle che hai postato ieri !!

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  9. Credo di aver capito. Tumblr. :)

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  10. Si, brava, tumblr, ce ne sono parecchi che mi piacciono, dovrei farti una lista dettegliata, certo che parlarti qui è un pò complicato..!!

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  11. Mi sto lanciando anch'io in 1Q84.
    Notevole, notevolissimo.
    Però lungo, lunghissimo.

    Buona giornata

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  12. Una cosa buona di Murakami è che anche se lo abbandoni per un po', ti ripete talmente tante volte a che punto eri arrivato che fai presto a recuperare il filo. :)

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    1. Già, una specie di soap su carta. Però mille anni luce più profonda. ;)

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