Assai breve historia (breve si fa per dire, historia per dirissimo) del ritorno di un'antieroina.

Sarà almeno il settantordicesimo giorno che mi ripropongo di togliere le ragnatele al mio bloggarello. In generale  di dare una rinfrescata ai miei spazietti internettiani. Ci siamo, oggi è il giorno giusto. È da stamattina che lo penso, e adesso sono qui, seduta finalmente nel fieri dell'azione. 


Il mio ritardo nello scrivere, ha una motivazione. È che da un paio di mesi a questa parte sono stata impegnata con la digestione. Digestione da bovino però. Digestione di cose, istanti, promesse, sogni sbiaditi. Venti giorni per masticare, venti giorni per ruminare e altri venti per digerire. Ironia a parte, la foto qui sopra c'entra. C'entra perché vorrei che qualcuno lo spiegasse a me questo periodo, che me lo leggesse perlomeno, anche veloce e in modo confuso, va bene lo stesso, e invece gnente. Mi tocca arrangiarmi da sola.

Se è pur vero che la notte porta consiglio, è anche vero che il traffico cittadino ti dà quella spinta in più che lo scendiletto peloso non è capace di darti. Così stamattina, mentre ero spensieratamente bloccata tra un Ape e un pullman di liceali, ho guardato alla mia destra e ho visto che da Piazza Italia fanno gli sconti. E allora mi sono chiesta com'è che è potuto succedere che sia passata da Novembre in cui sognavo che ti avrei fatto fare il tour della mia città, e ti avrei raccontato di quando al posto di Piazza Italia c'era l'Upim che ci faceva un sacco comodo perché era vicino a casa e c'era tutto (che razza di sogni romantici direte voi, ma quando uno sogna la quotidianità non è forse più innamorato di uno che sogna solo tramonti caraibici con dita intrecciate e cocktail in mano?), e insomma dicevo, com'è che sono passata da quei momenti, ad adesso che guardo le vetrine del megastore con i commessi più antipatici del mondo, e non penso a niente?

Giuro. Me lo sono chiesta proprio in quel momento, mentre fissavo apaticamente due sedicenni entrare giulive tenendosi per mano, e il lavavetri approfittava della mia distrazione per detergere il mio vetro opaco, oh sì lavavetri, lavami via anche la tristezza delle domande irrisolte e dei naufragi interiori.

Allora ho cercato di raccontarmi tutto dall'inizio, ma al semaforo successivo, mentre cercavo di infilarmi nella corsia giusta, mi è venuto in mente Amour, il film di Haneke. L'avete visto? Guardatelo, è l'emblema dell'antidiaspora degli affetti. 




Dunque, c'è una scena bellissima. Interno giorno: il protagonista, raccontando a sua figlia l'inevitabile declino fisico della moglie, conclude dicendo "Niente di tutto questo merita di essere messo in mostra". E, a prescindere dalla storia e dal film, ho pensato che è tutta una questione di intimità. Quell'intimità di coppia, che solo in due si può conoscere, qualunque essa sia. E cosa c'è di più intimo dell'amore tra due persone? 

Come si fa a mettere sul tavolo le motivazioni che hanno portato alla fine di una storia? Qual è il confine tra la dignità di non volervele spiegare perché troppo intime, e l'impossibilità di spiegarle persino a se stessi? Fin dove si può parlare di pudore, e dov'è che invece diventa incapacità di spiegarsi una deriva così profonda e veloce? Qual è stato il punto di non ritorno che mi ha portato masochisticamente a dire per prima Basta, è finita?

E quindi, gli scorsi giorni, navigando in internet mi ero lasciata affascinare da quest'artista (no, non sto cercando di cambiare argomento, abbiate pazienza). 






Il resto lo potete vedere qui

Si chiama Menno Aden e non ha fatto niente di strabiliante, ha solo avuto la brillante idea di farci vedere cose che abbiamo visto tutti, in un modo al quale nessuno ha pensato. Dall'alto. Una sintesi tra il voyeurismo sempre più invasivo della società odierna, e il rigurgito di ribellione rispetto all'ordine ossessivo dei cataloghi di interni figo-fèscion.

Originale vero? Beh mica tanto in fondo. Qualcun altro ci era già arrivato prima.



Eccolo il giro di boa dunque. Davanti all'evidenza del mio essere la ex (stronza) di qualcuno, perché non saltare le premesse, le spiegazioni, i se, i ma, i dubbi, e guardare la "cosa" da un'altra prospettiva?

Perché l'angolazione, il punto d'approccio può fare miracoli. L'idea stessa può cambiare. Radicalmente.



Allo stesso modo in cui l'amore in strada differisce dalla Strada dell'Amore. 





Il problema è che anche guardandola così, prendendo il sogno per le ali, la mia capacità analitica si infogna. Immaginate che sia come guardare le macerie della propria casa seduti su quello che prima era un divano letto a forma di cuore. Si capisce cosa si è perso, ma non com'è successo. So solo che ho imparato qualcosa. I miei limiti. 

So qual è il limite oltre il quale mi posso dire stanca o esasperata. Mortalmente sfiancata dalla lontananza, dall'impossibilità di uscire allo scoperto, dall'impossibilità di vedersi, figuriamoci di fare progetti, esausta di dover constatare quale densità può raggiungere l'assenza di una persona nella vita quotidiana, pur abitandoti dentro. E so che quando raggiungo quel limite, tornare indietro è come avere scritto "calesse" sulla fronte e autoconvincersi che la spossatezza si chiami ancora amore. Io ci ho provato ad arginare la marmoreità dell'attesa. Ma non ci sono riuscita.  Quindi sì. Lo ammetto. Sono una fumatrice. Ho il fiato corto e una resistenza alla mancanza di poter realizzare i propri sogni a livello del mare. Non so se sia solo colpa mia, ma non voglio neanche cadere nella tentazione di mettere a bilancio i meriti e i demeriti dell'uno e dell'altro. Per una questione di rispetto e di tracimazione (esondare gli argini del "già detto" tra me e lui, non servirebbe a me, né sarebbe funzionale all'INutilità propedeutica di questo post).

Concludendo l'aberrante flusso dei miei pensieri, ieri ho sentito al telefono una persona cara, carissima. Preziosa. Soprattutto ora.
Parlando del più e del meno mi ha detto che dovrà venire in città per comprare un forno per fare il pane. Un forno prefabbricato. 

- Quindi lo prendi, lo porti a casa, e lo piazzi nella stanza -  faccio candidamente io. 
- Non è così semplice. Il forno te lo danno smontato - pazientemente mi spiega - poi tu lo porti a casa, lo scarichi e non puoi lasciarlo lì, devi assemblarlo subito, perché è comunque delicato, e se ti si rompe un pezzo poi ti tocca buttare tutto, e quindi lo devi montare appena lo scarichi, e piazzarlo. 
- Ah ok, allora dopo che l'hai montato, c'entri la X sul pavimento ed è fatto. (ingenuità portami via)
- Macché, devi isolarlo attentamente con la lana di roccia, e dopo costruirgli la casetta intorno, ma ben benino eh, coi blocchetti di cemento, e poi riempire i buchi con la sabbia - ché lui è tondo -  in modo che non entri aria negli angoletti. Poi, dopo averlo guardato centoeuno mila volte, disfi tutto e rifai daccapo, per essere sicuro di aver fatto bene. 

E così, adesso so un'altra cosa. Che se ricasco un'altra volta in questa cosa perfetta nella sua squisita imperfezione, mi accerterò che una volta appurata la corrispondenza degli elementi (già questa un'impresa faraonica)  voglio che ci si metta di buona lena immediatamente, che ci si adoperi subito sull'assemblamento dei pezzi, e che questa "novella creatura" la si protegga prima di capire che forma avrà, e che le si costruisca subito un riparo di rispetto e di attenzione, di modo che non possano mai entrare spifferi a seccare le labbra e a segnare gli occhi di pianto, e che i blocchetti pesino chili e chili di premura e di cura. E che soprattutto ci si lavori in due. Contemporaneamente. Assiduamente. Da subito.

Ma anche questa è la scoperta dell'acqua calda in fondo. Bastava che a 11 anni ascoltassi più attentamente ciò che cantava la Oxa.  Ed è come un bambino la la laaa, la la laaa ]


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Nel 1999 andai al cinema a vedere un film. Si chiamava "Fine di una storia". Al cinema ci andai da sola. Pessima idea, perché uscii col cuoricino rattrappito e una gran voglia di coccole, ma ricordo perfettamente cosa recitava il trailer:

"Sembrava la fine di una storia e invece era l'inizio di un'altra."

Boh, ecco, speriamo in un "oltre" più che in un'altra. Valà, speriamo e basta.
                                                               

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Messaggio cifrato per le malelingue che godono delle disgrazie altrui e che mi hanno premurosamente telefonato dopo anni di silenzio per sincerarsi del definitivo declino della mia vita amorosa: qualora vi capitasse di inciampare per sbaglio nel mio blog, volevo dirvi che a sorridere sono ancora capace. E che sto incomincio a stare nuovamente bene.

18 commenti:

  1. "Bisogna continuamente ricominciare dalla fine", dice S.Lec:)

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  2. Ohhhh... finalmente una boccata d'aria fresca. L'apnea è finita. Ero partito cosi bene con la scoperta di questo tuo blog che, dopo aver letto tutti i post che hai scritto, entravo ogni giorno a vedere le novità. Che non c'erano. E ho pensato, vedi è come quando accendi la tv che non c'è mai nulla e una volta che trovi una cosa che ti piace, sei ad un minuto dai titoli di coda.
    M'ero rassegnato.
    E sono felice di essermi sbagliato. Bentornata, e... datti da fare, che c'hai una responsabilità.
    Ah... c'ho pure io i problemi di digestione che hai te. E' una vita che ci combatto. Poi ho capito. E' una parte imprescindibile del "pasto", un po come il conto al ristorante. Il trucco sta nel godersi le pietanze...

    Ti regalo una foto a cui tengo molto, che ho fatto a South Point qualche giorno fa.
    Ci vedrai dentro c'ho che vuoi, c'è comunque chi si gode la pietanza..

    https://www.dropbox.com/s/n2n2v72nwvt60eu/Miami_0603.JPG

    p.s. ho quasi finito "La collina dei Conigli" - Fantastica avventura. Grazie

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  3. Allora Nocetta.
    Potevo solo immaginare. E ho immaginato bene.
    Tu non sai quanto profondamente io senta l'eco del tuo dolore.
    E quanto l'abbraccio che vorrei darti, sia anche ossa e carne.
    Bentornata. Metto su un tè?

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  4. Trovo molto bello come hai estrapolato e riadattato l'esempio del forno. Direi che è perfetto.
    Perchè poi, come risultato, si ha l'amore che è come un pane caldo appena fatto che sfama entrambi e profuma la casa :-)

    Un abbraccio, Noce.

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  5. L'intimità di una storia è forse la più grande forma di rispetto. Più della sopravvalutata sincerità. Se poi è intimità della fine, ancora di più. Perchè si rinuncia alla consolazione dello sfogo. Si accetta di digerirne tutti i bocconi, masticandoli a bocca chiusa con la mente che grida e il cuore che scalcia. Si impara a nuotare nel moto continuo dal fuori al dentro, che pare perpetuo e invece un giorno ti accorgi che sei un po' più fuori di quanto non fossi il giorno prima. Così. Senza preavviso. E ti ritrovi a pensare alla possibilità di "un'altra cosa perfetta nella sua squisita imperfezione" da curare e accudire e proteggere e rispettare. E ti ritrovi a leggere di qualcuno che, passando di qui, te lo augura davvero.

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  6. E con un sorriso così le malelingue non potranno che spegnere il pc con una smorfia stizzita.
    Tu sei proprio eccezionale: riesci a raccontare con leggerezza ed ironia anche ciò che, in generale, proprio sorridere non fa. Non è detto che, ora che sai come assemblare un forno prefabbricato, riesca ad assemblarlo bene al primo colpo.
    Però hai capito come si fa, quindi prima o poi costruirai un capolavoro.
    Dal canto mio, posso solo dire che ci mancavi. Tantissimo. Che sei la mia donna bionica, lo sai già. E non fai altro che darne continue dimostrazioni. Nessun declino. Basta solo cambiare punto di vista.

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  7. non sono sicuro di aver capito tutto, però sono contento di rivederti e ho una domanda da fare: posso rubare l'ultima foto del post?
    :-)
    (adesso rileggo tutto con calma!)

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  8. @slec.. Hai ragione, basta che l'effetto non sia quello delle parole palindrome, che si ritorna punto e a capo con lo stesso senso di prima :D

    @fabio, grazie per "avermi atteso". La foto è bellissima. Potrei dare un significato diverso ad ogni nuvoletta, e domani potrei già vederci altre mille cose, o pietanze :D

    @gioietta: il tè lo voglio eccome, con te poi, avrebbe un sapore più confortante, ne sono sicura. :)

    @paolino: l'odore del pane cazzarola, hai ragione! Tu sì che sei un buongustaio!! :)

    @margot: è un augurio che apprezzo tantissimo, grazie. E un grazie in più per aver compreso la dietrologia del "non detto". Un abbraccio.

    @valigetta: non istigarmi troppo, ché è un passo, scivolare dall'ironia leggera alla demenza primaverile eh! :D E comunque, anche tu mi sei mancata. Parecchio.

    @giuliano: puoi rubare quello che vuoi (ma devo incominciare a tremare? O stai preparando una campagna pubblicitaria per un Colgate di sottomarca? :D ). Non ti preoccupare. Faccio fatica a capirmi io stessa delle volte. Spesse volte.

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  9. oddio !!! mi sono accorto adesso di un errore tremendo, lo vedi che vuol dire scrivere con impeto dopo lunga attesa ? Colpa tua !

    "Ci vedrai dentro c'ho che vuoi... " madre santa, che vergogna infinita...
    Dimmi almeno che non te ne sei accorta nemmeno te...
    p.s. grazie per i +1 sulle foto di Gplus

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  10. Me ne sono accorta, ma considerando quante voltemi è capitato di premere invio prima di controllare l'esattezza dei miei commenti, ho anche immediatamente pensato a uno sbaglio. :D

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  11. tremare? (perché?)
    :-)
    comunque, attenta perché le foto una volta su internet-twitter-facebook poi le prende anche il primo che passa. Penso che lo saprai già, comunque...

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  12. Sì sì lo so papà :D

    La pubblicazione delle mie foto è di solito proporzionale all'innocuità del soggetto e dello scatto. E anche alla banalità (talvolta) :D

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  13. Noce cara, ci passa tutti, prima o poi, ma quello a cui non crediamo mai, o non vogliamo credere, è che poi si ricomincia non solo a sorridere, ma anche a ridere.

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  14. Ah ma io ci credo eh!! Giurin giurello :D

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  15. non ti conosco, ma certamente una persona bella come quella della foto avrà possibilità di trovare qualcuno che possa camminare insieme a lei... si si lo so che è più importante essere belli dentro -è vero- ma la bellezza esteriore può anche aiutare

    fine del complimento, gratuito perché tanto non sai chi sono e non ci conosciamo, e siamo lontani ecc. ma magari se sei in un momento difficile ti fa piacere sapere che hai un aiuto estetico in più, scusa la banalità...

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  16. Caro Anonimo, ti ringrazio del complimento, sul serio. Ma ahimè, sempre banalmente, c'è da dire che se la "bellezza esteriore" ti dà la marcia in più all'inizio, non basta per far andare avanti le cose.

    E comunque mica mi scoraggio eh! :D

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  17. Sono nuova qui, spero di non disturbare...
    Bellissimo quanto dici e soprattutto come lo dici!
    Ironico e divertente/malinconico. Belle le foto, benissimo abbinate.
    L'ultima... beh, che dire? l'hanno già detto in tanti, bella, soprattutto la ragazza ritratta.
    A presto, spero

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  18. Se cominci a star bene, tutto molto bene allora :-)

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