Scusi, me lo fa rivedere?




Tra le vite spesso sfigatissime degli autori, mi ha sempre colpito (forse perché tra le prime di cui ho avuto notizia), quella di Salgari. Quand’ero piccola, oltre a dormire sempre al lume di una lampada per la paura della solitudine, mi facevo guidare in viaggi e peripezie  pre-oniriche attraverso la raccolta di libri d’avventura ereditati da mio padre, che a quanto pare fu un vero adolescente con la testa tra le nuvole;  la maggior parte di questi libri, inutile dirlo, era di Salgari. Ogni volta che  ne prendevo uno dallo scaffale, mio padre diceva: “E pensa che per scrivere tutte queste cose, non si è mai mosso di casa”. Più avanti nel tempo, scoprii  che non solo Emilio non aveva mai fatto grandi viaggi, ma che aveva tentato il suicidio lanciandosi sandokanianamente su una spada, che  sua moglie era morta in manicomio, che pur essendo conosciuto e amato dai suoi lettori pativa la fame, e che alla fine il suicidio gli riuscì, ma siccome era sfigatissimo very inside, scelse il giorno sbagliato. La città era troppo impegnata a prepararsi per l’Expo, e così il suo funerale passò inosservatissimo.  In compenso i suoi figli per coerenza  e tradizione, ereditarono il gusto per le morti violente e fai-da-te.

Fortunatamente ciò per cui viene ricordato il povero Emilio, è giustamente la sua produzione letteraria, peraltro vastissima, e come diceva mio padre, addirittura strabiliagorica per essere uno che scriveva guardando fuori dalla finestra.  Del resto già ai suoi tempi, lo si paragonava a Verne, altro autore che ha insegnato a generazioni di adolescenti come le ali della fantasia siano belle, possenti  e a kilometraggio zero.

E così Salgari, Verne, Tolkien, Gaiman ci hanno insegnato che il detto “Non aprite quella porta” con loro non vale niente, e che dietro i battenti di casa si potrebbero nascondere  avventure senza fine e interi universi da scoprire.

Ma prendiamo uno di loro a caso. Facciamo finta ad esempio, di entrare nella stanzetta di Emilio. Ci scusiamo per la visita inaspettata, gli facciamo firmare un autografo sulla nostra copia del Corsaro nero, gli spieghiamo che “Sandogat” di  Ciccio e Franco era una versione parodiata ma che non gli si voleva assolutamente mancare di rispetto, e dopo gli chiediamo:

“Scusi, adesso me lo può far rivedere.. al contrario?”

Perché scrivere sarà un arte che richiede talento e lavoro, ma inventarsi una storia molto meno. Io non potrò mai scrivere un libro d’avventura, figuriamoci poi di letteratura seria. Però nella mente mi faccio dei gran bei film, con plot che alternano momenti di introspezione alla Kiarostami , ad ardimentose scene d’azione che manco Indiana Jones. Quindi,  dietro la porta di casa mia potrei figurarmi anche io avventure spettacolari, è che non saprei proprio buttarle su carta, e soprattutto non so invertire il meccanismo. E Salgari, Verne e tutti gli altri ci sarebbero riusciti? Invece che prospettarmi mondi inesplorati e infiniti dietro il giardino di casa, sarebbero riusciti a farmi vivere un’avventura infinita dentro una stanza tre metri per tre, e quindi logisticamente finita? Forse sì, però comunque non l’hanno fatto.

Martel invece sì. Ha preso un bambino indiano, l’ha dotato di grande curiosità e dignitoso rispetto verso gli esseri del mondo, e gli ha cucito addosso un’avventura coi fiocchi, che dura mesi interi. Un’avventura che si svolge interamente su una scialuppa di salvataggio. E non solo: per non farlo morire di solitudine ha deciso di dotarlo di un compagno di viaggio, una tigre che  non viene chiamata della Malesia, ma del Bengala, ma forse è la stessa , chissà.. e non contento ha fatto  di più: ha trovato anche un posticino per Dio, un posticino piccolo e riservato tra una striscia di pesce essiccato e il guscio di una tartaruga di mare, una sorta di confessionale privato per esseri che hanno tutto il tempo per farsi quesiti esistenziali.

Ecco, quello che volevo dire è che non è da tutti congegnare una cosa così delicata, avventurosa, candida, ben fatta in sei metri di scialuppa. E non è da tutti, stupirsi insieme al piccolo Pi di quanto imperscrutabile sia l’animo umano e crescere con questa consapevolezza.  Ed è raro riuscire a leggere il proprio passato e futuro, non nel fondo di una tazzina di caffè, ma nel cielo. Sono combinazioni che richiedono estro e talento. Anche un bel po’ di coraggio e onestà verso se stessi. Ma soprattutto grande fede.

Sono certa che la trasposizione cinematografica che avremo in circolazione a breve, sarà prodigiosa. Come tutte le avventure che si rispettino è una storia che si presta parecchio agli effetti speciali e alle virate creative del regista. Ho paura però, che la ricchezza emotiva racchiusa nella scrittura di Martel si perderà nella scia lasciata dalla scialuppa, e invece è importante non ve la lasciate scappare. E per adesso, l’unico suggerimento che posso darvi, perché alla fine del film  il mare non si richiuda troppo in fretta sulla magia della storia,  è quello di leggere prima il libro. Perché le belle favole hanno tutte una morale. E bisogna avere il tempo di guardarsi intorno per trovarla. Anche se siete in mezzo all’oceano e sembra non ci sia proprio niente da vedere.

ChiedeteGli se sono felice

Anna Karina per ELLE Magazine, 1959. Foto di Georges Dambier


Oggi sono venuta a sapere dall'avvocato di famiglia, che l'ha saputo dalla farmacista, che è sposata con un nipote della fruttivendola, la cui figlia abita nel mio condominio, che ho una storia con un uomo molto più grande di me.

Attendo presto ragguagli su altri succulenti dettagli della mia vita privata, e vorrei per piacere sapere se per caso ho trovato lavoro, e se sono felice.

Siamo uomini o spugne?




Siamo in Estonia. L’adolescente Alfred Rosenberg è visibilmente sconvolto. Per due ragioni: una, perché è stato aspramente rimproverato dal preside ebreo , a cui è giunta notizia di un suo discorso antisemita, l’altra perché ha scoperto che Goethe, il sommo vate tedesco, nutre profonda ammirazione per Spinoza, filosofo ebreo del ‘600. Per il piccolo Rosenberg, venire a capo di questo Cubo di Rubik, e scoprire come le parole di Spinoza possano essere state “sedativo” per le passioni di Goethe, diventa una malattia che lo accompagna per tutta la vita. Come è potuto accadere che uno dei suoi idoli culturali, possa essere rimasto affascinato dal pensiero di un ebreo, com’è potuto avvenire un simile tradimento (ah, tu quoque Goethe)?

Questo è l’espediente narrativo utilizzato da Yalom per collegare due figure così distanti sia cronologicamente che eticamente come Rosenberg, ideologo del nazismo, e Baruch Spinoza. Un ponticello esile mi pareva, ma mi sono accorta presto che la bandiera sotto la quale sventolano le due esistenze è un’altra.

La risposta l’ho trovata in un film. Avete presente Stanley Kramer? Giusto per farvi capire, è un regista agli antipodi di Kim Ki-Duk, cioè uno che della verbosità ne fa un’arte. Ma non con la retorica Allenniana che riesce a farvi arrotolare il cervello, la sua è più un ars oratoria da Gasmann-mattatore, un esercizio retorico mai superficiale che riesce ad affascinare sia nelle commedie che nei drammi. Ma non è questa la sede adatta per spacciarvi tutta la sua filmografia. Il lungometraggio che mi interessa “raccontarvi” è uno solo: “E l’uomo creò Satana.”



In un piccolo paesino puritano dell’America, alle otto spaccate del mattino il reverendo Geremia Brown insieme al sindaco e ad altri moraleggianti amici, si presenta a scuola per arrestare un insegnante: l’allampanatissimo Dick York (sì, proprio il Darrin di Vita da strega) che si lascia condurre incredulo in prigione. L’accusa è di aver spiegato le teorie evoluzionistiche di Darwin a degli scolari minorenni. Quindi reato di corruzione e anti-creazionismo. 



 Il processo acquista subito un’eco mediatico importante, ragione per cui vengono chiamati a sostenere l’accusa e la difesa, due altrettanto importanti avvocati. Il giovane insegnante ha anche una fidanzata, che incidentalmente è proprio la figlia del reverendo, e ben lungi dall’essere la grande donna che sta dietro al grande uomo, gli consiglia di ritornare sui suoi passi, e di smettere di volere a tutti i costi insegnare che l’uomo non è nato come una pianta di geranio in vaso, e che la creazione è un fenomeno un tantino più lungo di sette giorni. Facilmente intuibile come lui rifiuti la proposta caparbiamente, consapevole del fatto che ciò significherebbe vendere la libertà della propria mente. Inizia quindi il drammatico processo. 


Nel frattempo Kramer si diverte un mondo con una trovata molto buffa: in tutti i tempi morti del film, ci infila a più non posso, coretti esaltatissimi di donnette azzimate che cantano a squarciagola sequele di Gloria e Alleluja, giusto per sottolineare, quanto la comunità paesana sia un pelino timorata di Dio. 



Il film è un concentrato di arringhe meravigliose, e la trama ha due spalle eccezionali: un cinico giornalista (Geene Kelly) che  Kramer utilizzerà per chiosare sulla solitudine dell’uomo che non crede in niente, e una donna, questa volta sì, donna grande e colonna portante del suo uomo, la moglie dell’avvocato Brady, accusatore ed amico di gioventù proprio dell’avvocato difensore. Ma quella che più ci interessa, è l’interrogatorio finale del Colonnello Drummond, avvocato della difesa, al Colonnello Brady, avvocato dell’accusa, eccezionalmente chiamato al banco dei testimoni come esperto delle Sacre Scritture. 

Mi sarebbe piaciuto a questo punto, linkarvi il video, ma YouTube non consente che lo pubblichi (bastardi!)

Perciò vi cuccate l'interrogatorio per iscritto:


Col. Drummond : E ora parliamo un po’ dell’episodio dove si racconta come Giona fu inghiottito da una balena. Lei pensa che sia accaduto davvero?

Col. Brady: La Bibbia non dice una balena, dice un “grosso” pesce (risata compiaciuta)

Col. Drummond: (ridendo) beh, veramente dice un “grande” pesce. Beh, comunque se non è zuppa è pan bagnato. E allora, che cosa ne pensa di questa storia?

Col. Brady: Che Dio è capace di creare la balena, di creare l’uomo, e di farli comportare entrambi come gli piace.
[Donnetta nel pubblico]: Che Dio ti benedica, Matthew Harrison Brady. [Il pubblico in coro]: Amen

Col. Drummond: Voglio che questi Amen siano messi a verbale.

Nella Bibbia si legge anche una certa storia su Giosuè. E cioè che Giosuè riuscì a fermare il sole. Poiché lei è qui come esperto della Bibbia, potrebbe affermare che la storia è vera come quella di Giona?



Col. Brady: Io non discuto né ironizzo sui miracoli del Signore come vuoi uomini di poca fede.

Col. Drummond: Ma lei ha mai riflettuto su quello che sarebbe accaduto se davvero il sole si fosse fermato?

Col. Brady: Questo me lo dirà lei, se la chiamerò a testimoniare (risata compiaciuta)

Col. Drummond: Comunque, se qui c’è scritto che il sole si fermò, dovevano avere l’idea che il sole girava intorno alla terra. Lei è di questa opinione, o non crede piuttosto che la Terra giri intorno al Sole?

Col. Brady: Io ho fede nella Bibbia

Col. Drummond: Mentre non ne ha nel sistema solare.

Col. Brady: Il sole si fermò.

Col. Drummond: Bene. Ora: se quanto lei dice accadde veramente, e Giosuè fermò il sole nel cielo, la terra cessò di girare sul suo asse, i continenti si ammucchiarono l’uno sull’altro, le montagne si persero nello spazio, e la terra ridotta in scorie, cadde sul sole. E come mai qui (nella Bibbia) questa notiziola non c’è?

Col. Brady: Non c’è perché questo non accadde.

Col. Drummond: Ma doveva accadere assolutamente per legge naturale! O lei non crede alle leggi naturali signor Brady? O forse amerebbe bandire dalle scuole anche Copernico insieme a Charles Darwin? O gradirebbe che ci fosse una legge che proibisca le conoscenze scientifiche da Giosuè ad oggi?

Col. Brady: La legge naturale nacque dalla mente del Padre Celeste. Egli può cambiarla, annullarla, farne l’uso che crede. E mi stupisce il fatto che voi apostoli della scienza, con tutta la vostra pazienza, non affermiate questa verità elementare.

Col. Drummond: Bene, stia bene a sentire, il libro della Genesi dice a un certo punto: e Caino si allontanò dal cospetto del Signore, ed abitò nella terra di Nod, ad oriente dell’Eden, e Caino conobbe sua moglie. Ora: da dove viene fuori costei?


[Risatona corale in aula]

Col. Brady: Chi?

Col. Drummond: La signora Caino, la moglie di Caino. Se in principio, c’erano solo Caino ed Abele, e Adamo ed Eva, da dove è saltata fuori questa donna in più? Lei si è mai soffermato a pensarci?

Col. Brady: Nossignore, lo ritengo un affare privato di Caino (risata compiaciuta)

Col. Drummond: Non se n’è mai preoccupato?

Col. Brady: Assolutamente.

Col. Drummond: Non l’ha mai interessata?

Col. Brady: No.

Col. Drummond: O pensa che qualcuno abbia organizzato un’altra creazione nel podere accanto?

Col. Brady: Per me è più che sufficiente, ciò che dice la Bibbia.


Col. Drummond (parlando a se stesso): confesso che mi spaventa l’idea di dove non saremmo mai giunti se tutti avessero la sua stessa morbosa curiosità.

La Genesi poi continua con una serie di “generò”(legge un po’ di discendenze).. e via di seguito per un bel pezzo. Ma è gente molto importante questa?

Col. Brady: Sono generazioni di santi, uomini e donne della Bibbia.

Col. Drummond: E come se la cavavano con questi “generò”?

Col. Brady: Cosa vuol dire?

Col. Drummond: Beh, anche loro generavano più o meno come la gente viene generata oggigiorno?

Col. Brady: Il procedimento è lo stesso. Non credo che gli scienziati siano riusciti a perfezionarlo, ahahah.

Col. Drummond: In altre parole, tutta questa gente è stata concepita e partorita per mezzo di quei normali attributi biologici, conosciuti come “sesso”. Che cosa ne pensa del sesso colonnello?

Col. Brady: Con quale fine mi fa questa domanda?

Col. Drummond: Certo non le chiedo di cosa ne pensa del sesso come padre o marito, e nemmeno come candidato alla Presidenza, lei è qui come esperto sulla Bibbia. E qual è la valutazione biblica dell’atto sessuale?


Col. Brady: È considerato come peccato originale.

Col. Drummond (con espressione tra il finto sconcerto e il finto scandalizzato): Ah, e tutte queste sante persone furono generate attraverso il peccato originale? E son sempre sante egualmente?


Col. Brady:

[…]

[Il giudice interviene]: Colonnello Drummond, lei deve dimostrare alla Corte che le sue interrogazioni hanno qualche attinenza con la causa.

Col. Drummond: Lei ha respinto tutti i miei testimoni, deve almeno permettermi di interrogare l’unico teste concesso.
Col. Brady: Vostro Onore, io sono dispostissimo a star qui a sopportare i facili sarcasmi del signor Drummond. Però egli esagera un po’ troppo con il suo disprezzo per tutto ciò che è sacro.

Col. Drummond: Mi oppongo, mi oppongo e mi oppongo.

Col. Brady: E per quali motivi? È possibile che ci sia qualcosa di sacro, per il mio amico agnostico?

Col. Drummond: Sì! La mente raziocinante dell’uomo. Nella facoltà d’un bambino di afferrare la tavola pitagorica, c’è più santità che in tutte le vostre grida di Amen e Gloria, di Gloria e Osanna. Un’idea è un monumento più sacro di una cattedrale. E il progresso dell’umana conoscenza è un miracolo più grande dei bastoni convertiti in serpenti o del passaggio del Mar Rosso. O forse dobbiamo rinunciare al progresso perché il signor Brady ci spaventa con le sue favole?



[Rivolgendosi alla giuria]: Signori, il progresso non è mai stato una merce da acquistare a buon mercato. Il progresso non è che una specie di ricattatore che ti dice: “D’accordo, le darò il telefono, ma deve perdere la sua tranquillità e il fascino delle distanze. Certo signora, lei potrà votare, ma a un prezzo: lei perderà il diritto di nascondersi dietro un ventaglio profumato e sarà simile all’uomo; giovanotto, lei volerà, ma gli uccelli non saranno più meravigliosi, e le nuvole puzzeranno di benzina. “Darwin ci ha portato sulla cima di un monte, da cui potevamo guardare fin verso il luogo donde siamo venuti, ma per questa visione, per questa conoscenza, dobbiamo essere molto meno ciechi quando leggiamo le pagine della Genesi.

Col.Brady: Non dobbiamo abbandonare la fede. La fede è l’unica cosa che conta.



Col. Drummond: E allora perché Dio ci offrì la facoltà di pensare? E perché lei vuole negare quest’unica facoltà all’uomo, che lo solleva al di sopra delle altre creature? La possibilità di formare un pensiero! Quali altri meriti abbiamo? L’elefante è più grosso, il cavallo più veloce e più forte, la farfalla è di gran lunga più bella, la zanzara è più prolifica, e persino una semplice spugna vive più di un uomo. Lei crede che una spugna pensi?

Col. Brady: Non lo so! Sono un uomo non una spugna.
Col. Drummond: Lei ritiene che una spugna pensi?

Col. Brady: Se il Signore desidera che una spugna pensi, essa pensa.
Col. Drummond: E non crede che un uomo dovrebbe avere almeno gli stessi privilegi di una spugna?

Col. Brady: Certo!

Col. Drummond: Quest’uomo (indicando l’imputato) vuole che gli siano concessi gli stessi privilegi di una spugna, vuole pensare.

[Applausi in aula]

Col. Brady: Il suo cliente è in errore, è un illuso, è un traviato.

Col. Drummond: Pecato che non tutti abbiamo un’idea così precisa del bene e del male come l’ha lei.

[Tira fuori un fossile]: Questo sasso, secondo lei che età ha?

Col. Brady: Ah, io ne ho più che abbastanza della mia, senza preoccuparmi di quella dei sassi, ahaha.

Col. Drummond: Il dottor Tal dei Tali (indicando un esperto in aula), mi dice che avrà almeno dieci milioni di anni.

Col. Brady: Bravo, bravo: ce l’ha fatta eh, alla fine è riuscito a contrabbandarci un po’ del suo bagaglio scientifico.

Col. Drummond: Senta Signor Brady, questi sono i resti fossili di un animale marino preistorico, trovati proprio in questa contea, dove viveva migliaia e migliaia di anni fa, quando queste stesse catene di montagne erano immerse nell’acqua.

Col. Brady: Lo so, la Bibbia parla ampiamente del Diluvio. Ma il suo professore confonde un po’ le date. Quel sasso non può avere più di seimila anni.

Col. Drummond: E lei come lo sa?



Col. Brady: Un grande studioso della Bibbia, il vescovo Ussher, ha stabilito la data e l’ora esatta della Creazione. Essa avvenne nell’anno 4004 a.C.

Col. Drummond: Beh, questa è l’opinione del vescovo Ussher.

Col. Brady: Non è un’opinione, è un fatto reale, al quale il vescovo è giunto, attraverso l’accurato computo dell’età dei profeti, quali ce li descrive il Vecchio Testamento. Egli ha stabilito che il Signore iniziò la Creazione il giorno 23 Ottobre del 4004 a.C., alle ore nove del mattino.



Col. Drummond: Secondo l’ora di San Francisco? O secondo l’ora di Londra o di Roma? Non poteva essere l’ora legale di certo, dato che la luce venne creata solo al quarto giorno.

Col. Brady: Molto giusto.

Col. Drummond: E quel primo giorno, quando crede che è durato? Ventiquattro ore esatte?

Col. Brady: La Bibbia dice che era un giorno.

Col. Drummond: Beh, se non c’era il sole come si fa a sapere quanto durò?

Col. Brady: Comunque la Bibbia dice “un giorno”.

Col. Drummond: Sì ma, era un giorno normale? Voglio dire, di ventiquattro ore?

Col. Brady: Oh, non lo so.

Col. Drummond: E che ne pensa?

Col. Brady: Io non penso a cose alle quali non ho bisogno di pensare.

Col. Drummond: E non pensa mai cose alle quali avrebbe bisogno di pensare? E non è possibile che quel giorno durasse venticinque ore? Non c’era modo di misurare, assolutamente. Potrebbe essere stato di venticinque ore.

Col. Brady: Certo, è possibile.



Col. Drummond: Allora, secondo lei, il primo giorno registrato nel libro della Genesi, avrebbe potuto essere di lunghezza indeterminata.


Col. Brady: Io ho detto, che può anche essere stato un giorno di venticinque ore.

Col. Drummond: Può essere stato di trenta ore, o di una settimana, o magari di un mese, oppure di un anno, oppure di cento anni, o addirittura di dieci milioni di anni.

[…]

Col. Brady: Lei vuol distruggere la fede della gente nella Bibbia e in Dio.

Col. Drummond: Questo non è vero, e lei lo sa. La Bibbia è un libro, un ottimo libro, ma no è certamente l’unico.

Col. Brady: È il Verbo ispirato da Dio Onnipotente, rivelato agli uomini che scrissero la Bibbia.

Col. Drummond: E come fa a sapere che Dio non ispirò anche Charles Darwin?

Col. Brady: Lo so, perché Dio mi dice di oppormi ai maligni insegnamenti di quell’uomo.

Col. Drummond: Oh, Dio parla con lei?

Col. Brady: Sì.

Col.Drummond: E le dice ciò che è giusto ed errato?


Col. Brady: Sì.

Col. Drummond: E lei si comporta in conformità?

Col. Brady: Sì.

Col. Drummond: Cosicché lei, Matthew Harrison Brady, coi suoi discorsi, i suoi comizi eccetera, trasmette gli ordini di Dio al mondo intero?

Col. Brady: No!

Col. Drummond (rivolgendosi alla giuria): Bene, vi presento il profeta del Nebraska.

Col. Brady: No, aspettate!


Col. Drummond: Non c’è niente da aspettare, così stanno le cose. Il Signore dice a Brady ciò che è bene. E chi è contro Brady, è contro Dio.

Col. Brady: No! Abbiamo il libero arbitrio.


Col. Drummond: E allora, si può sapere che cosa ci fa Bertram Cates (l’imputato) in prigione? Supponiamo che il Signor Cates avesse l’influenza e i polmoni necessari per far passare una legge che sancisse l’insegnamento di Darwin come l’unico ammesso..

Col. Brady: Assurdo, ridicolo! C’è solo una grande verità nell’universo.

Col. Drummond (in un crescendo alterato): Eh, il Vangelo secondo Brady! Iddio parla a Brady, e Brady parla al mondo. Brady, Brady, Brady l’Onnipotente! Supponiamo che un uomo non potente, supponiamo che un Cates o un Darwin, avesse l’audacia di pensare, che il Signore gli parla direttamente, e che anche non pensando come Brady si possa essere vicini a Dio, dovrà andare in prigione perché non la pensa come questo sedicente profeta? E allora apriamo la Bibbia, mettiamoci anche il libro di Brady, facciamone una nuova edizione, e metteremo il libro di Brady, tra i Numeri e il Deuteronomio.



(Drummond si volta e se ne va)

Col. Brady (alzandosi in piedi esasperato): No amici miei, Vostro Onore, tutti voi sapete in cosa penso e in cosa credo, credo nella verità della Genesi, nell’Esodo, nel Levitico, nei Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Samuele Primo, Samuele Secondo, Primo Re, Secondo Re, Isaia, Geremia, Lamentazioni, Ezechiele…



[Nessuno lo ascolta più, tutti fanno per andarsene, il giudice aggiorna la seduta all’indomani]

Come avrete letto, il serratissimo interrogatorio, punta a dimostrare non solo che il progresso è inevitabile se non vogliamo rimanere imbambolati per l’eternità davanti alla metaforica vetrina di una terra promessa, ma che è anche il frutto dell’unico attributo che ci distingue dagli altri esseri viventi, il raziocinio. Altrimenti che privilegi avremmo in più rispetto a una spugna? Quindi un unico concetto su cui fa leva tutta la pellicola, e a ben guardare tutto il mondo: la libertà di pensiero.

Che sia questa la risposta che Yalom carcava dal lettore? O da me?

Così pare stiano le cose: da una parte abbiamo un Baruch Spinoza, che condannato all’esilio dalla sua stessa comunità per le idee progressiste che osa avanzare, si rassegna e si vota a una solitudine produttiva. Si dedica interamente al suo pensiero filosofico, e semina cambiamenti nel mondo di portata tale che forse manco lui riusciva a immaginare dalla sua stanza “immobile” di metà seicento. E dall’altra abbiamo invece un uomo che fin da piccolo, non si rassegna minimamente  alla mediocrità del suo destino, peraltro fastidiosamente intuito da lui stesso, e fa di tutto per cambiare il mondo, convinto di essere giusto nella sua aberrante convinzione di una superiorità ariana. Eppure il mondo anziché cambiare, regredisce a un livello medioevale di caccia alle streghe (ebree stavolta).

Incredibile: tutti questi avvenimenti grazie alla mente raziocinante di cui sono dotati sia Rosenberg che Spinoza.

Mi viene in mente una frase di Vittorini che riflettendo sull’ozio dice:

“L’attivismo per l’attivismo m’è parso sempre roba da mosche, che appena smettono di volare attorno e si fermano, o si grattano la testa o si affilano le zampe posteriori.”

O in alternativa magari pensano, e non è sempre detto che i risultati siano grandiosi.

Premietto



Circa una settimana fa, questo blog ha ricevuto un premio. Il suo primo premio per l'esattezza. Ma io che notoriamente mi avvedo delle cose un po' tardino, me ne sono accorta solo qualche giorno fa, e sempre con qualche giorno di ritardo decido oggi di condividere il mio entusiasmo e di diffondere la lieta novella.

C'è un rituale dietro questo solenne riconoscimento, quindi urge che io ne riporti le regole:

- Citare chi ha creato questo premio: tale Roberta-Roby Beauty, che ha creato il premio per il raggiungimento delle 100 followers sul suo blog.
- Essere iscritti al mio blog.
- Premiare 5 blogger e ringraziare chi vi ha assegnato il premio: Mille grazie a Vincent che ha cinto d'alloro, il capo di questo bloggarello.

Nomino quindi i 5 premiati, tra coloro che seguo maggiormente anche se non sembra (vi tengo d'occhio come Mangia Fuoco :D)

# diario di una maestra di campagna che nasconde sempre spicchi di sole improvvisi tra le parole.
deladelmur che mi apre continuamente nuovi orizzonti conoscitivi.
# giacy.nta che è capace di intrattenermi con qualunque argomento.
# Markx e le sue multiple personalità, che mi insegnano una marea di cose nuove.
# libriinvaligia con cui mi berrei un te a pomeriggio inoltrato, tanto le sue parole mi risultano gradevoli e  rasserenanti.

Fuori gara, rigiro poi comodamente il premio anche a Vincent (lo so, non si fa, ma che ci frega, ma che ci importa, è una cosa inter nos) che dev'essere proprio una personcina affabile e per bene, anche se ha disimparato a scrivere in corsivo :)

Applausi di diamante a tutti.


P.S. Il dottore di famiglia mi/ vi informa che nessuno morirà né verrà maltrattato, se non condividete la diamantata catena di S.Antonio. Perciò fate un po' come vi sentite. Bacetti  a tutti.

Scorciatoie per il Paradiso



Paolo Gabriele è stato condannato a tre anni. Poi, con le attenuanti a 18 mesi. Poi il Papa gli concederà la grazia, poi arriverà l'Arcangelo e gli regalerà un pacchetto all inclusive per le Bermuda, poi arriverà Dio e gli consegnerà un buono carburante da spendere alla Esso. Dopo, Paolino inciderà un disco rap col bonus track del Papa che canta sotto la doccia, che quando lo ascolti dopo sette giorni sei miracolato. Indi, verrà fatto santo senza bisogno di beatificazione. Così è deciso, l'udienza è tolta. Amen!

Per un pugno di incipit





Poi vedete qual è il punto? Già i piaceri della vita sono per principio piccoli e scandalosamente brevi, allora perché non dilatare il più possibile il tempo per goderne?

Vi piacciono i rompicapo? Allora perché buttarsi a vedere due ore di Inception quando potete leggere questo libro, che se lo dosate bene, vi dura almeno 5 giorni e vi dà soddisfazioni quanto un trip mentale?

Perché confinarsi nella rigida categoria del solo lettore, o del solo scrittore, quando Calvino vi accoglie e vi tratta come gatti di Schrödinger,  ma non un po’ vivi e un po’ morti, casomai un po’ Lettore e un po’ Lettrice, un po’ lettori e un po’ scrittori, un po’ scrittori produttivi e un po’ scrittori tormentati, un po’ finti e un po’ reali?

Perché perdervi in raffinate congetture circa la dietrologia del cosa avrà voluto intendere scrivendo queste pagine, quando l’autore stesso vi fa il favore di introdurvi da protagonisti grazie al più classico dei mise en abyme?

Perché esporsi esprimendo preferenze per un genere ben preciso, quando dentro questo libro ne trovate tanti quanti ne vorreste leggere, da quello erotico alla spy story, da quello d’avventura a quello filosofico, da quelle che desideravate a quello che in cui vi riconoscete?

Perché sentirsi derubati di un finale, quando potete lasciarvi sedurre da infinite conclusioni in potenza?

Perché giocare con Photoshop, quando in questo libro avete molti più livelli con cui divertirvi senza rischiare di rovinare l’originale istantanea della storia?

Perché portarsi in tasca questo libro?

Perché se una notte d’inverno un uomo senza questo libro in tasca, incontra un uomo con questo libro in tasca, e gli chiede se vuole “divertirsi” mostrandogli qualche capsula colorata e polverine magiche dall’aspetto equivoco, l’uomo con il libro in tasca, può  d'ora in poi rispondere:

“No grazie! Io ho Calvino! “

P.S. No, poi, cioè, dimenticavo: da uno che è nato nel mio stesso giorno, nella mia stessa città (ok, la sua era a Cuba, la mia in un posticino un po' più lontano), vi aspettavate forse qualcosa di brutto? Impossibile dai.

Di lettevatuva poco sevia

Ieri, ma proprio ieri, il 2 Ottobre, solo che non del 2012, ma del 1950, uscivano freschi freschi di tiratura i primi Peanuts.

Guarda che ti vedo, Snobbista Letterato con la S e la L maiuscola, ti vedo mentre arricci il nasino e pensi:

- Ah, ho capito, le stvisce del bvacchetto. Mai avute in casa, io leggo solo lettevatuva sevia.

Ecco, ricrediti pure. Perché ad esempio, la famosa vignetta "Era una notte buia e tempestosa", è stata  ripresa anni dopo, non da un articolo di fondo di una rivista di settore, ma da uno scrittore che nulla aveva di poco serio o poco significativo.

Sulla parete di fronte al mio tavolo, è appeso un poster che mi hanno regalato. C’è il cagnolino Snoopy seduto di fronte alla macchina da scrivere e nel fumetto si legge la frase: “Era una notte buia e tempestosa..” Ogni volta che mi siedo qui leggo “Era una notte buia e tempestosa..” e l’impersonalità di quell’incipit sembra aprire il passaggio da un mondo all’altro, dal tempo e spazio del qui e ora, al tempo e spazio della pagina scritta; sento l’esaltazione d’un inizio al quale potranno seguire svolgimenti molteplici, inesauribili; mi convinco che non c’è niente di meglio d’un’apertura convenzionale, d’un attacco da cui ci si può aspettare tutto e niente; e mi rendo anche conto che quel cane mitomane non riuscirà mai ad aggiungere alle prime sei parole altre sei o altre dodici senza rompere l’incanto. La facilità dell’entrata in un altro mondo è un’illusione: ci si slancia a scrivere precorrendo la felicità d’una futura lettera e il vuoto s’apre sulla carta bianca.

Da quando ho questo poster appeso davanti agli occhi, non riesco più a terminare una pagina. Bisogna che al più presto stacchi dal muro questo maledetto Snoopy; ma non mi decido; quel pupazzo infantile è diventato per me un emblema della mia condizione, un ammonimento, una sfida.

La fascinazione romanzesca che si dà allo stato puro nelle prime frasi del primo capitolo di moltissimi romanzi non tarda a perdersi nel seguito della narrazione: è la promessa d’un tempo di lettura che si stende davanti a noi e che può accogliere tutti gli sviluppi possibili. Vorrei poter scrivere un libro che fosse solo un incipit, che mantenesse per tutta la sua durata la potenzialità dell’inizio, l’attesa ancora senza oggetto. Ma come potrebb’essere costruito, un libro simile? S’interromperebbe dopo il primo capoverso? Prolungherebbe indefinitamente i preliminari? Incastrerebbe un inizio di narrazione nell’altro, come le Mille e una notte?

[Se una notte d’inverno un viaggiatore], Italo Calvino (Ed. Oscar Mondadori 2011/ Brossura), Pag. 175
Come vedi, caro il mio letterato snobbista (questa volta con una s e una l minuscole e sdegnose) hai fatto un gvosso evvove a non leggeve manco una stviscia. Grazie a Schulz, ai voletti a zigzag di Woodstock, alle risposte scorbutiche di Lucy, al malinconico pessimismo di Charlie Brown,  ai tormentoni esistenziali di un bracchetto riflessivo, e alla timidezza di Linus, abbiamo imparato come i disagi e le incertezze generazionali potessero essere espresse con una freschezza narrativa senza eguali.

E anche Calvino, nonostante avesse colto perfettamente la filosofia di fondo del bracchetto scrittore, avrà dovuto assistere nel tempo ai tentativi, a volte felici, a volte meno, di proseguire quel mirabile incipit entrato nella storia collettiva degli appassionati e non.










E se Italo fosse stato qui oggi, secondo me una telefonata tra colleghi ci sarebbe pure potuta scappare. E con la scusa di fare gli Auguri, chissà quali perle a quattro mani a due zampe e due mani, sarebbero venute fuori.



(Per correttezza, bisogna dire che da noi, i Peanuts fecero la loro entrata trionfale solo nel 1965, grazie a un signore che oltre a fare il giornalista, ha fatto anche l'editore, il disegnatore e il libraio. Si chiamava Giovanni Gandini e assieme a Snoopy, ci ha fatto conoscere anche la Valentina di Crepax. Qui trovate l'introduzione a Storie sparse, un'antologia gandiniana uscita appena l'anno scorso che raccoglie il suo materiale migliore )


È amore quando..

Quando lui ti insegna una cosa, e  alla prima occasione buona in cui puoi dirla in giro, tra la vanità di spacciarla per tua perché l'hai imparata da te, e l'orgoglio di riferire che te l'ha insegnata lui, preferisci l'orgoglio.


P.S. Adesso so cosa significa la parola "portanza". Sono una Noce più colta della Noce di ieri.

Pensieri retrò

Benché mi sia spesso ritrovata a dire che un film non è all'altezza del libro da cui prende spunto, vorrei chiarire che io non ho nulla contro le trasposizioni cinematografiche.

Innanzitutto non sono una di quelle fanatiche che per carità, la fedeltà prima di ogni cosa. Ci sono registi che pur rielaborando in modo personale la fonte letteraria, sono riusciti a creare piccoli gioielli (basti ricordare il binomio Truffaut - Roché , ma anche L'anno scorso a Marienbad di Resnais, o  La nobildonna e il duca di Rohmer, e tanti altri).

In secondo luogo sono convinta che le trasposizioni, a prescindere dalla loro riuscita, aiutino a diffondere la cultura (mai viste così tante adolescenti con in mano Maupassant come quando è uscito al cinema Bel Ami)

Detto questo, veniamo al punto: a fine Novembre uscirà nelle sale inglesi Grandi Speranze, l'adattamento dell'omonimo libro di Dickens di cui a suo tempo parlai qui.

Sono certa che alla fine questo film lo vedrò. Così come ho visto Oliver Twist.

Ma penso che non riuscirà a prendermi il cuore come la trasposizione del 1946 di David Lean, così come il Twist di Polanski non m'aveva preso come quello del '48, sempre di Lean.

E penso anche che sarò scettica riguardo la virata thrilleriana che Nicholls intende dare alla storia.

Come del resto, penso che l'unica faccia che riesco a collegare a Pip sia quella di John Mills, che se non fosse che non è proprio possibile, direi che è il padre di Robert Downey jr.

John Mills
E penso che il buon Joe di adesso, non avrà la stessa umanità di quello di allora.

E penso che il magrissimo Pocket, difficilmente riuscirà a starmi simpatico come il dinoccolato e giovanissimo Alec Guinness.

E penso che l'incipit gotico della pellicola del '46, reso con strumenti caserecci quali l'ombra sinistra di una croce conficcata nel terreno, un po' di nebbia, una lapide, e il bianco e nero, non abbia nulla da invidiare agli effetti speciali che incanteranno tanto gli adolescenti di adesso.

E penso che la morte di Magwitch non sarà così commovente come quella interpretata da Finlay Currie.

Penso infine, che sono molto "antica" a pensare tutto questo, e che il mio animo conservatore è radicato più in fondo di quanto non crediate.

Ma penso anche, che a Natale frotte di adolescenti in piena tempesta ormonale, si faranno regalare il libro di Dickens sognando ad occhi aperti Jeremy Irvine, che a me fa tanto Pattinson un po' meno spigoloso. Un melting pot culturale che non so quanto mi andrà a genio.

Che tristezza!!

 Proprio un post da Lunedì mattina.

Questo penso io.