Scusi, me lo fa rivedere?




Tra le vite spesso sfigatissime degli autori, mi ha sempre colpito (forse perché tra le prime di cui ho avuto notizia), quella di Salgari. Quand’ero piccola, oltre a dormire sempre al lume di una lampada per la paura della solitudine, mi facevo guidare in viaggi e peripezie  pre-oniriche attraverso la raccolta di libri d’avventura ereditati da mio padre, che a quanto pare fu un vero adolescente con la testa tra le nuvole;  la maggior parte di questi libri, inutile dirlo, era di Salgari. Ogni volta che  ne prendevo uno dallo scaffale, mio padre diceva: “E pensa che per scrivere tutte queste cose, non si è mai mosso di casa”. Più avanti nel tempo, scoprii  che non solo Emilio non aveva mai fatto grandi viaggi, ma che aveva tentato il suicidio lanciandosi sandokanianamente su una spada, che  sua moglie era morta in manicomio, che pur essendo conosciuto e amato dai suoi lettori pativa la fame, e che alla fine il suicidio gli riuscì, ma siccome era sfigatissimo very inside, scelse il giorno sbagliato. La città era troppo impegnata a prepararsi per l’Expo, e così il suo funerale passò inosservatissimo.  In compenso i suoi figli per coerenza  e tradizione, ereditarono il gusto per le morti violente e fai-da-te.

Fortunatamente ciò per cui viene ricordato il povero Emilio, è giustamente la sua produzione letteraria, peraltro vastissima, e come diceva mio padre, addirittura strabiliagorica per essere uno che scriveva guardando fuori dalla finestra.  Del resto già ai suoi tempi, lo si paragonava a Verne, altro autore che ha insegnato a generazioni di adolescenti come le ali della fantasia siano belle, possenti  e a kilometraggio zero.

E così Salgari, Verne, Tolkien, Gaiman ci hanno insegnato che il detto “Non aprite quella porta” con loro non vale niente, e che dietro i battenti di casa si potrebbero nascondere  avventure senza fine e interi universi da scoprire.

Ma prendiamo uno di loro a caso. Facciamo finta ad esempio, di entrare nella stanzetta di Emilio. Ci scusiamo per la visita inaspettata, gli facciamo firmare un autografo sulla nostra copia del Corsaro nero, gli spieghiamo che “Sandogat” di  Ciccio e Franco era una versione parodiata ma che non gli si voleva assolutamente mancare di rispetto, e dopo gli chiediamo:

“Scusi, adesso me lo può far rivedere.. al contrario?”

Perché scrivere sarà un arte che richiede talento e lavoro, ma inventarsi una storia molto meno. Io non potrò mai scrivere un libro d’avventura, figuriamoci poi di letteratura seria. Però nella mente mi faccio dei gran bei film, con plot che alternano momenti di introspezione alla Kiarostami , ad ardimentose scene d’azione che manco Indiana Jones. Quindi,  dietro la porta di casa mia potrei figurarmi anche io avventure spettacolari, è che non saprei proprio buttarle su carta, e soprattutto non so invertire il meccanismo. E Salgari, Verne e tutti gli altri ci sarebbero riusciti? Invece che prospettarmi mondi inesplorati e infiniti dietro il giardino di casa, sarebbero riusciti a farmi vivere un’avventura infinita dentro una stanza tre metri per tre, e quindi logisticamente finita? Forse sì, però comunque non l’hanno fatto.

Martel invece sì. Ha preso un bambino indiano, l’ha dotato di grande curiosità e dignitoso rispetto verso gli esseri del mondo, e gli ha cucito addosso un’avventura coi fiocchi, che dura mesi interi. Un’avventura che si svolge interamente su una scialuppa di salvataggio. E non solo: per non farlo morire di solitudine ha deciso di dotarlo di un compagno di viaggio, una tigre che  non viene chiamata della Malesia, ma del Bengala, ma forse è la stessa , chissà.. e non contento ha fatto  di più: ha trovato anche un posticino per Dio, un posticino piccolo e riservato tra una striscia di pesce essiccato e il guscio di una tartaruga di mare, una sorta di confessionale privato per esseri che hanno tutto il tempo per farsi quesiti esistenziali.

Ecco, quello che volevo dire è che non è da tutti congegnare una cosa così delicata, avventurosa, candida, ben fatta in sei metri di scialuppa. E non è da tutti, stupirsi insieme al piccolo Pi di quanto imperscrutabile sia l’animo umano e crescere con questa consapevolezza.  Ed è raro riuscire a leggere il proprio passato e futuro, non nel fondo di una tazzina di caffè, ma nel cielo. Sono combinazioni che richiedono estro e talento. Anche un bel po’ di coraggio e onestà verso se stessi. Ma soprattutto grande fede.

Sono certa che la trasposizione cinematografica che avremo in circolazione a breve, sarà prodigiosa. Come tutte le avventure che si rispettino è una storia che si presta parecchio agli effetti speciali e alle virate creative del regista. Ho paura però, che la ricchezza emotiva racchiusa nella scrittura di Martel si perderà nella scia lasciata dalla scialuppa, e invece è importante non ve la lasciate scappare. E per adesso, l’unico suggerimento che posso darvi, perché alla fine del film  il mare non si richiuda troppo in fretta sulla magia della storia,  è quello di leggere prima il libro. Perché le belle favole hanno tutte una morale. E bisogna avere il tempo di guardarsi intorno per trovarla. Anche se siete in mezzo all’oceano e sembra non ci sia proprio niente da vedere.

6 commenti:

  1. Mi invoglia, l'avevo già incrociato. Adatto ai miei alunnetti di terza-quarta elementare?

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  2. ricordo che il libro era bellissimo, una sorpresa.

    Ps: ma con letteratura americana intendi gli scrittori Usa, o tutto il nord America senza Messico o tutto il continente? :)

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  3. Non sarai brava ( ma ne dubito ) a rivoltare storie e probabilmente frittate ( chissà calzini ) ma sei bravissima a convincermi a uscire e a mettermi in cerca di Pi.
    Baci

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  4. @Gioia: oddio sai che non saprei se è adatto.. credo di sì, ma forse per qualche passaggio avrebbero bisogno delle tue spiegazioni. Comunque ti allego il link di alcuni pezzi che ho salvato. magari già da come sono scritti ti puoi fare un'idea. Lo stile è molto fluido e scorrevole.

    http://obtortocollo.tumblr.com/search/vita+di+pi

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  5. @franz: è stata proprio una gran bella sorpresa.

    Nella letteratura americana di solito ci ficco tutto il nord america. Il Messico invece lo declasso e lo mando giù insieme alla letteratura latino americana :D

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  6. @giacy: se te lo procuri per natale hai pronta una gran bella favola. Di quelle che ti conciliano col mondo. E il finale non è per niente scontato. :)

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