Profondo rosso

E ora parliamo di Kevin



Una delle cose belle della lettura è che ti permette di allargare gli orizzonti. Qualunque cosa si legga, sia un romanzo, una rivista, un saggio, la rubrica delle parole crociate, c’è sempre in agguato una nozione nuova, un argomento di cui non sapevamo nulla, un nome che non abbiamo mai sentito nominare, una citazione che ci apre gli occhi su cose a cui non avevamo fatto caso. Un tam tam che a seguirlo, può essere infinito.

Internet amplifica quest’ effetto-domino all’ennesima potenza. Qualunque sito visitiate, ci sarà sempre un link di rimando o una voce che vi stimola ad approfondire. Il pregio di Internet è soprattutto questo: che se viene usato bene può rendervi persone più colte. Indubbiamente  se non ci si sa imporre un limite al vortice della navigazione, si rischia di poter sfoggiare le nozioni imparate solo col postino, perché il web sarà anche una bella cosa, ma fa perdere anche un sacco di tempo, e così addio vita sociale.

Ma veniamo alla ragione di questo post, che non è certo la funzione pedagogica di Internet.

Mesi fa lessi un libro: Dobbiamo parlare di Kevin. Ne ho parlato qui, e nonostante dal commento non sembri, è un libro che mi è rimasto impresso per la capacità di sollevare domande che dovremmo sempre tener presente, e la facilità con cui ti trasporta nei panni di persone al cui ruolo pensiamo difficilmente.

Tempo dopo che ho letto il libro, ho visto anche il film, uscito proprio quest’anno nelle sale. Lo aspettavo con ansia: un po’ per ravvivare le sensazioni che avevo avuto dalla lettura, un po’ per vedere come la regista se la sarebbe cavata nel trattare un argomento talmente spinoso. Mai scelta fu così azzeccata. Un film tanto doloroso quanto bello, una Tilda Swinton che buca lo schermo dalla bravura, una gestione della trama impeccabile, e una fotografia imbarazzantemente azzeccata e tagliente.

E qui arriviamo al punto: guardando il film ho scoperto una cosa nuova. La scena d’apertura presenta un mix di sequenze che nel contesto della vicenda si carica di oscuri presagi, ma che prende spunto da una manifestazione di massa reale. La Tomatina.

La Tomatina è un avvenimento tutto iberico, che si svolge a Buñol, in quel di Valencia. È una vera e propria guerra rossa, ma non prevede né fazzoletti rossi, né banderillas, né tori accecati dalla rabbia, né comunisti con falce e martello. È una vera e propria guerra di pomodori, ed è nata come spesso succede nelle tradizioni, da un evento del tutto casuale. Cioè quando, nel mezzo di un’altra manifestazione, quella dei Giganti e Testoni, scoppiò una rissa finita col lancio di pomodori. Ma si parla ancora degli anni quaranta. Anno dopo anno però, quel lancio che doveva rimanere un episodio isolato, si è ripetuto perpetuandosi nel tempo, finché nel 2007 la manifestazione è stata dichiarata d’interesse culturale internazionale.

La cosa che più colpisce di questa manifestazione è la dimensione. Le persone che partecipano a questo battaglia annuale, rossa solo per vivacità, sono migliaia. E il delirio di pomodori si consuma nell’arco di un’ora.  Se visitate il sito di Buñol, vi farete anche quattro risate leggendo le regole. Infatti  tra i vari consigli, leggerete che è meglio munirsi di occhialetti da immersione per evitare che il succo arrivi negli occhi.  Esso infatti “provoca prurito, ma lascia la pelle pulita come non mai” Insomma un toccasana tutto bio, altro che estetista. Dietro la manifestazione c’è ovviamente una preparazione adeguata, che permette alla folla di divertirsi per un’ora nel modo più sano possibile. Di mattina i partecipanti si radunano nel posto adibito al lancio; l’atmosfera viene riscaldata ( o meglio rinfrescata) dagli abitanti di Buñol che lanciano dalle finestre secchiate d’acqua sui futuri guerrieri. A metà mattina si aprono le danze: arriva il camion dei pomodori. Coloro che si trovano sul veicolo hanno il felice compito di provocare gli astanti lanciando i primi ortaggi maturi. Poi l’intero contenuto del camion viene riversato sulla folla. E da lì inizia il vero duello all’ultimo San Marzano. Sessanta minuti dopo, uno sparo avverte che la festa è finita. Agli intrepidi guerrieri non rimane che contemplare il profondo rosso che si son lasciati dietro, e scattare foto.

La manifestazione si svolge sempre l’ultimo mercoledì di Agosto, perciò quest’anno è capitata il 29. E guardando le foto del The BigPicture non ho potuto fare a meno di ripensare al libro e al film, a brindare alle nuove cose imparate, e a ripromettermi che un giorno alla Tomatina ci voglio andare anche io. Con o senza macchina fotografica. Magari col fidanzatuccio però.

Tomatina 2012, The Big Picture

8 commenti:

  1. Ma che meraviglia!!! Non conoscevo questa cosa... Le immagini, il colore, l'attesa gioiosa. Questo va immortalato!

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    1. Una rara eccezione in cui il rosso liquido non è associato al sangue.
      Va immortalato, hai ragione. Il tutto sta a ricordarsi di portare una macchina fotografica subacquea :)

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  2. ho visto solo il film, che peraltro ha una fotografia stupenda. Però non ho mai ne letto il libro ne partecipato alla Tomatina (e sembra una gran figata).
    Comunque grande Tilda Swinton, bel film (molto inquietante il ragazzetto)

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  3. Vero, la fotografia era inquietantemente splendida, e la Swinton al supermercato mi fa ancora venire i brividi, con quell'impermeabile e le corsie fredde, tipo ospedale.

    Il libro, leggilo. Se hai apprezzato il film, ti piacerà, dolore a parte (obviously).

    Ah, la Tomatina, dev'essere una cosa divertentissima :D

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  4. Tilda Swinton, l'unico motivo per cui ho in casa il dvd di "The beach" ( e del primo Cronache di Narnia: però lì ci sono anche i castori)
    :-)
    mi pare che ci siano dei controlli per evitare l'uso di pomodori ancora acerbi, se sono belli maturi e succosi concordo con Vincent; però io sarei una vittima perfetta, il bersaglio che non si manca
    in un altro posto fanno qualcosa di simile, però col vino rosso

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    1. Sì sì, il camion è provvisto solo di pomodori maturi, e il regolamento prevede che ce li si possa tirare addosso, solo dopo averli schiacciati con la mano. No, perché altrimenti, maturi o no, fanno maluccio eh! :D

      Col vino dev'essere ancora più delirante la questione, olfattivamente e sbronzamente parlando :)

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  5. Io ho scoperto la Tomatina anno scorso vedendo il film indiano "Zindagi Na Milegi Dobara" (Zoya Akhtar)che ha vinto l'edizione 2011 del festival di cinema River to river di Firenze.
    Bellissimo film bollywood style.
    Ecco il link per vedere la Tomatina
    http://www.youtube.com/watch?v=TibxmtTnvy8

    Ciao Noce!

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    1. E in effetti leggendo la trama del film (una vacanza on the road in Spagna), la Tomatina ci sta eccome! :)

      Il film, però non l'ho mai visto. Lo terrò a mente. Grazie Pill :)

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