La morte di un romanzo




La morte di un romanzo è l'incubo di tutti gli aspiranti scrittori. L'argomento è buono, e anche lo stile. I personaggi sono così pieni di vita da pretendere il certificato di nascita. La trama è semplice ma avvincente, diremmo grandiosa. Hai fatto le tue ricerche, hai raccolto le informazioni di carattere storico, sociale, climatico e culinario che conferiranno alla vicenda un tocco di autenticità. I dialoghi scorrono veloci, pulsano di tensione. Le descrizioni scoppiano di colori, contrasti e dettagli espressivi. Davvero, la storia è fantastica. ma non va da nessuna parte. Nonostante le brillanti premesse, arriva il momento in cui capisci che la vocina che si è insinuata in un angolo della tua mente, quella che da mesi ti tormenta senza concederti tregua, dice la nuda, terribile verità: non funziona. Al tuo romanzo manca qualcosa, una scintilla di vita. Chi se ne frega dei dettagli storici e culinari se la storia è emotivamente morta. La scoperta è devastante, ve l'assicuro. E lascia con una fame quasi dolorosa.


[Vita di Pi] Yann Martel (Ed. Piemme 2012), Pag. 8

6 commenti:

  1. Però è molto vero. A me capita di prendermela per un post che magari arranca verso la fine, figuriamoci come mi sentirei se scrivessi un romanzo e mi accorgessi che nonostante i buoni presupposti no avesse mordente!Mi vien male solo a pensarci :\

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  2. Lui l'ha vissuto con "Vita di Pi"? O più tardi?

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  3. Questa è l'introduzione. Da quanto racconta, era in un momento critico perché stava vivendo la fine di un romanzo che aveva scritto e non sapeva come risollevarsi, ma a un certo punto è arrivato Pi e la sua storia. Non so se l'introduzione alla vicenda sia vera o sia un escamotage narrativo di sua invenzione, però la sensazione viene descritta bene.

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  4. Le storie non muoiono, mai. Riposano in dispensa. Lì non ammuffiscono. Aspettano con tutta la calma necessaria di sposare un nuovo ingrediente, una nuova ricetta, un altro file della memoria. Occorre avere una buona madia e visitarla spesso.

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  5. Forse hai ragione. Il tutto sta però a ricordarselo, di andare a visitare la madia :)

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