Pensieri a margine che caso strano girano e girano, e poi approdano sempre al supermercato

Sapete cos’ho scoperto? Che le abitudini fanno girare il mondo.

Perché di abitudini ce ne sono un sacco, non basterebbe un mio post di quelli logorroici ad esaurirle tutte. Prendete ad esempio quelle legate all’età: i bambini che si sporcano mentre mangiano il panino con la cotoletta, hanno l’abitudine di pulirsi le manine sulla maglietta. Se non lo fanno, sono indubbiamente dei mostri o degli ufo travestiti. Che poi a pensarci bene, c’è anche quella storia del pallone, che quando un uomo -che sia imberbe oppure in età da pensione - se lo vede in mezzo ai piedi, sbucato fuori da chissà quale cortile, non ce la può fare a prenderlo con le mani per restituirlo. Proprio non gli riesce, gli deve dare un calcio, e quella cosa lì in effetti non è mica legata all’età. Poi invece, ci sono quelle abitudini di massa legate alle tradizioni nazionali. È facile for example, che gli inglesi mi freddino con un bel colpo alla nuca, se vedessero come io mi scolo il tè. Perché io proprio me lo scolo, lo trangugio, al massimo tò, posso rallentare la velocità d’inverno, quando  mi godo il calduccio della tazza sulle mani mentre osservo dalla finestra le persone imbacuccate che cercano di non scivolare sul ghiaccio. Di sicuro non vedo nel tè un rituale preciso né un modus vivendi. D’altro canto un italiano imparerebbe seduta stante il rituale espiatorio dell’harakiri pur di non subire il supplizio di una tazzina di caffè annacquato a colazione. E poi, infine, ci sono quelle abitudini, che sembra siano un modo per sentirsi in pace con se stessi, e invece non sono altro che sofisticati stratagemmi del nostro subconscio per farci sentire a casa, e solo allora diventano uno strumento per sentirsi in armonia col mondo.

Ma adesso voi direte: ma non bastavano l’afa, le zanzare, Bolt che festeggia, la recessione, il governo tecnico ladro? Dovevi proprio arrivare tu a fare filosofia spicciola sulle abitudini sociali del mondo, a cicalare sulle sinergie cosmiche? Eppure, checché ne diciate, non era mia intenzione assillarvi alla vigilia di Ferragosto con i miei struggimenti personali, ma il problema è proprio questo. Questo quale, voi direte.

 Ferragosto!

Perché io mi ero convinta che stamattina, anzi ieri mattina dato che scrivo alle due di notte, fosse LA MATTINA di Ferragosto! E così tutta allegra sono andata da mia mamma e le ho detto:

- Che cuciniamo oggi?

Domanda assolutamente retorica, dato che è da quando son nata che a Ferragosto mangiamo porcetto arrosto  che fa pure rima, non prima di aver litigato per un’ora e mezza su come sia meglio tagliarlo.

Ma sorprendentemente mia mamma cosa mi risponde?

- Mah! Potremo fare un po’ di riso in bianco!

E insomma a me è preso lo sconforto, che va bene che i miei hanno passato gli ottanta e non è che possono mangiare le stesse cose colesterolose di dieci anni fa, però se rinunciano al porcetto a Ferragosto, come a Natale, vuol dire che siamo messi maluccio, che stanno invecchiando e mi lanciano segnali di fumo per farmelo capire. E allora ho pensato che non c’è bisogno di questi mezzucci, e ho pensato che lo so che piano piano si stanno incurvando parecchio e che adesso devo mettere sempre le cose sul primo ripiano dello scaffale, altrimenti non ci arrivano;  lo so che hanno i loro begli acciacchi più o meno gravi, so che non comprano più il giornale perché ci vedono male e si stufano a leggere, ma un conto è vedere segni graduali che le cose cambiano e che ti devi preparare a svegliarti un giorno senza di loro, un conto è vedere questi cambiamenti all’improvviso. E per me vedere mia mamma che a Ferragosto pone come alternativa riso in bianco, cioè non so se mi spiego, riso in bianco, non una spaghettata tranquilla con pomodori e basilico, RISO IN BIANCO! Che sì, sarà anche buono, ma è di un ospedaliero che solo il semolino riesce a stargli dietro! Ecco, per me vedere che  i miei rinunciano a una tradizione connaturata alla loro esistenza, è come scoprire che le sigarette hanno di nuovo alzato il prezzo: prima mi stupisco, poi ci rimango male, infine mi abbatto.  Perché uno le abitudini se le crea e se le alleva come fossero bambini al solo scopo di sentirsi a casa, e per me porcetto vuol dire casa come le piante di mirto vogliono dire Sardegna.

E allora sono andata a farmi un giro in macchina, con questo sottile malumore che non riuscivo a focalizzare del tutto e rimuginando sul come dargli contorni precisi, e non so quand’è che mi sono accorta che i negozi erano tutti aperti, che la città era vigile e produttiva, che i tabacchini aspettavano solo me e che non era Ferragosto, bensì appena il 14.  E improvvisamente è stato come il 1° Febbraio del 1977, che non ero ancora nata ma fa lo stesso, un mondo improvvisamente pieno di colori; come la notizia che l’esame che devi dare è stato spostato e hai ancora 2 settimane di tempo per studiare, come la brezza del mare dopo una giornata afosa, insomma un gran sospiro di sollievo. E così, ringalluzzita da questo nuovo io consapevole, sono andata a fare spesa, pronta a stravolgere il menu familiare del giorno e a superare lo scetticismo dei miei per tutto ciò che non conoscono.

Perché poi si sa, tutto il mondo è Paese, e chissà che i cinesi che hanno preso in affitto l’appartamento al quarto piano non si sentano anche loro un po’ a casa, sentendo l’odore dei noodles mentre passano davanti alla porta di casa mia.

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Noodles con verdure (dosi per tre persone)

Ingredienti:

- mezza cipolla

- due zucchine

- due peperoni

- germogli di soia

- pomodorini ciliegina (una dozzina)

- olio

- salsa di soia

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Preparazione:

- Tagliate a dadini le zucchine e i peperoni (ma potete anche farli a striscioline) e versateli insieme alla cipolla tritata in una padella abbastanza capiente (dovete considerare che alla fine ci farete saltare dentro i noodles). 

- Aggiungete i pomodorini tagliati a metà, e dopo aver aggiunto l’olio, fate cuocere lentamente. Se vedete che si sta asciugando troppo, aggiungete un po’ d’acqua.  Quando vi rendete conto che la verdura è quasi cotta, aggiungete i germogli di soia. (la quantità dipende dai vostri gusti).

- Mettete l’acqua a bollire come se steste preparando dei normali spaghetti. Ricordatevi però che NON DOVETE SALARLA. Quando l’acqua è giunta a ebollizione, spegnete il fuoco e buttate dentro i noodles.

- I sette minuti che impiegheranno per cuocere, voi li impiegherete per separarli come fareste per i nidi di tagliatelle all’uovo. (il formato che troverete in vendita infatti è a blocco).

- Quando sono cotti, scolateli e buttateli nella padella delle verdure. Innaffiate con la salsa di soia (la quantità è a vostra discrezione. Ricordatevi solo che viene utilizzata al posto del sale, perciò assaggiate prima di esagerare) e fate saltare a fuoco vivo per qualche minuto.

- Dopo averli impiattati aprite la finestra e urlate: BANZAAAAAAAAAAIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!! Qualcuno vi risponderà certamente (non garantisco sul fatto che la risposta possa corrispondere alle vostre aspettative).

Zhu ni hao wei kou!






4 commenti:

  1. Belle le abitudini. In quanto sovvertibili.
    Ma l'abitudine di camminare scalza in casa no, non la cambio. Per ora.
    Ricettina gustosa! Io sto cucinando una torta assai colesterosa al cioccolato...
    Buon ferragosto bimba :)

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    1. Che poi agli uomini "simpatici" il cioccolato piace. Buon Ferragosto!!

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  2. ok, mi hai convinto, d'ora in avanti ti leggerò sempre fino in fondo
    :-)
    il 14 ero convinto che fosse il 15, il 15 ero convinto che fosse domenica (domani che giorno è? Lunedì o giovedì? vado a vedere sul calendario...)
    Fai gli anni come James Joyce? a me sono toccati Giuliano Gemma e Giovanni Verga

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    1. Per quello metto le cose "buone" alla fine, così siete costretti a seguire gli sproloqui. :D

      A me sono toccati Nietzsche e Calvino. Ma sono molto invidiosa del tuo Giuliano Gemma!

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