Non c’è solo Barbara D’Urso




Tanto per cominciare, e ve lo dico subito, io quando vedo nelle vetrine, libri di Vip, cantanti, attorucoli eccetera, volto la faccia sdegnosamente. No, bugia, in realtà se è una di quelle giornate in cui mi sono svegliata col piede ludico, simulo pure il conato col dito in bocca, e do manate sul vetro per attirare l’attenzione del libraio scandalizzato. Quindi, per dire, a Bianconi 17 euro per il suo libro, non glieli avrei mai passati. Né volente, né nolente, né crepante. Poi Bianconi, parliamone. L’ombroso Francesco, è il leader dei Baustelle, e a me i  Baustelle piacciono, pure tanto. Quindi, di darmi la zappa sui piedi, comprando un libro che m’avrebbe fatto passar la voglia di ascoltare le loro canzoni per i successivi vent’anni, ecco, proprio non me la sarei mai sentita.

Ma com’è, come non è, questo libro l’ho vinto. Un bel po’ di tempo fa, avevo partecipato a un concorsino risibile della Mondadori , dove più che l’intelligenza e i contenuti delle  risposte,  veniva premiato chi riusciva a scrivere una frase senza errori di ortografia, e insomma e indeed, ho vinto, LO HO vinto. Mi è arrivato a casa, bellino bellino, con la sua copertina “famosa” (Ryan McGinley ha del talento ragazzi!) e dopo.. puf,  perso di vista. Sepolto da letture inequivocabilmente a mio parere più intelligenti, l’ho relegato in fondo alla pila dei sopravvissuti di fianco al comodino (sopravvissuti alla polvere, alle annusate del cane, ai calci durante il rifacimento dell’alcova, ai colpi di moccio, ecc).

Sennonché, circa un mese fa, in uno di quei pomeriggi tipicamente pre-estivi, in cui rimpiangi di non avere la  vita sociale di Paris Hilton, mentre pensavo a “Cosa ho fatto per meritarmi questo! Quanti interminabili meriggi ancora dovranno passare, a che io possa…” insomma mentre pensavo a cose di spessore elevato, mi cade lo sguardo sulla costa de Il regno animale.

Credo di averlo aperto  e letto le prime righe con la stesso entusiasmo di quando si leggono gli ingredienti dello shampoo per stimolare l’istinto lassativo. Ma com’è, come non è, in un paio di giorni l’avevo terminato.

Ora, ragionando obiettivamente, e spogliandomi anche della mia preannunciata simpatia per il gruppo toscano, veramente non capisco la durezza di quelle recensioni viste in giro, che gli hanno attribuito una valutazione tan fea. Ok, non sarà la Pietra Angolare della letteratura, ma il Bianconi che parte svantaggiatissimo, grazie alla mediocrità dei colleghi scribacchini, la sua sfida personale col pubblico l’ha vinta eccome. Anzi, scrive molto meglio di certi “scrittori per mestiere”.  Non indago sulla possibilità sempre latente, del ghost writer costretto alla scrivania da una pesantissima catena in ferro, che scrive al posto del Vip, che nel frattempo partecipa indolente a qualche festino, e in tono lamentevole racconta quanto sforzo e fatica gli stia costando l’impresa letteraria, ecco, su questa cosa proprio soprassediamo, perché altrimenti si entra nel circolo vizioso del cane che si morde la coda; quello che volevo dirvi è che se io scrivessi perlomeno così, non mi imbarazzerebbe per niente bussare alle porte degli editori in cerca di consensi.

Quanto alla trama poi: non ci girerò attorno, la trama non esiste, ma non trovo necessario condannarlo per questo. In fondo il Bianconi ha ragionato da cantante,  e come in un cd trovi quelle dieci tracce, che probabilmente hanno anche dietro un filo conduttore che il cantante spera tu colga, ma se non lo cogli fa niente, l’importante è che le canzoni ti piacciano, così ne Il regno animale, non è tanto la trama che deve rimanerti impressa, verso il quale l’autore stesso, mostra di non dedicare troppa attenzione, quanto i racconti-immagine (alcuni  un po’ acerbi è vero, ma altri, oltre che sufficientemente sviluppati,  persino notevoli) che compongono il mosaico finale; chi se n’è importa se alla fine è un po’ cubista e non sai da che parte metterlo per guardarlo. I tasselli ci sono, ben definiti, compiuti, gestiti con padronanza,  e dai colori netti. E questo, mi basta per poter dire che si è fatto un buon lavoro.

Perciò Francè, vedi di abbassare il prezzo del prossimo libro, perché è vero che questo m’è piaciuto, ma 17 euro e 50 per un libro della Collana  Strade Blu della Mondadori, notoriamente scadente in quanto a estetica della rilegatura e impaginazione, non li sborso manco se mi paghi tu.

P.S. Se dovessi dare una valutazione su una scala che va da 1 a 5, direi 4 per eccesso.Nel senso che non è un libro da quattro stelle piene, ma di sicuro manco da tre.

Sta in mezzo, come i cantautori stanno tra i cantanti e gli autori.

4 commenti:

  1. Accidenti ragazza...ma sai che mi piace assaissimo come scrivi?
    "...se io scrivessi perlomeno così, non mi imbarazzerebbe per niente bussare alle porte degli editori in cerca di consensi..."
    Ci hai pensato??

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    1. No no, per carità, il blogghettino mi basta e avanza. Alle velleità letterarie ci penserò quando sarò in pensione, e avrò un sacco di tempo per oziare :D

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  2. trovare i libri per caso è stato un grande piacere della mia vita!
    purtroppo qui nei dintorni hanno chiuso tutte le librerie (abito tra Como e Milano, non in mezzo alla foresta tropicale...), e anche a Milano negli ultimi anni mi hanno chiuso tutte le librerie più belle. Cercare i libri on line purtroppo non è la stessa cosa.
    L'unica cosa che gli assomiglia, all'andare per librerie, è saltare da un blog all'altro, come faceva Cosimo (Piovasco di Rondò, intendo)
    :-)
    PS: la pensione?? no, quella non esiste più.

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    1. Ah guarda, anche nella mia città non è che siam messi troppo bene. La mia carta vincente è la biblioteca, che in Regione è abbastanza importante.(almeno una cosa ce l'abbiamo ^^) Però comprendo e condivido la nostalgia di "scovare" libri come un tempo.

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