L'importanza di chiamarsi Ernest




Che poi, se ci si pensa, la grandezza del cinema sta proprio nel saperti vendere una buona storia.
Non importa quanto credibile sia, la cosa essenziale è che chi è stato nelle “shoes” del protagonista, ci si possa immedesimare, e uscire di casa con la sempreverde speranza  che qualcosa del genere possa pure capitargli.

Ma ahimè, è la ragione che ci difetta, è lei che ci rompe le uova nel paniere, che con un colpo di cimosa spazza via i nostri sogni ad occhi aperti.

Perché se è pur vero, che dopo i titoli di coda, speriamo di vivere travolgenti storie d’amore con partner bellissimi, affascinanti, misteriosi, o di essere gli eroi di thriller mozzafiato, dove usciamo vincenti e beffardi da scontri a fuoco, e male che ci vada, prima di morire pronunciamo il discorso più bello della nostra vita, ovviamente davanti  a testimoni con una memoria da Trivial Pursuit, capaci di ripetere parola per parola il nostro monologo di commiato, è anche vero che siamo perfettamente consapevoli di non essere né bellissimi, né maledetti, né conturbanti, né con il fisico di Jessica Alba o di Schwarzenegger in epoca avanti Governatore.  Sono tempi indubbiamente difficili per noi sognatori, oh noi tapini (!). La società odierna impone modelli troppo difficili da emulare; persino i nerd, in principio sfigati e brufolosi, ora subiscono miracolose metamorfosi non appena si tolgono gli occhiali.
Un tempo non era così. Ovvio, i belli ci sono sempre stati, ma non erano soli. C’eravamo anche noi. Non di rado infatti, capitava che anche i brutti anatroccoli fossero protagonisti di storie bellissime. E che addirittura rubassero la scena agli immortali dei dell’Olimpo. Ernest Borgnine era uno di loro. Di corporatura più larga che lunga, occhi tondi e sopracciglia mediterranee, finestrella in mezzo ai denti, è scomparso qualche giorno fa, portandosi dietro l’ultimo baluardo dei nostri sogni “fattibili”.  Una di quelle facce, che poteva essere la mia o la vostra. E i personaggi dei suoi film di riflesso potevamo essere noi, senza adattamenti cinematografici mentali che migliorassero il nostro sex appeal per esigenze scenografiche.

Giustamente mi si potrà obiettare che di brutti, è pieno anche il cinema di oggi. Ma ciò che manca, e si sente, è la versatilità: che faceva di Borgnine un grande caratterista, e faceva/fa di noi comuni mortali delle persone potenzialmente sorprendenti.

Ecco, forse dire che non si possono più fare i sogni di una volta  è eccessivo, ma che i colori dei nostri sogni fossero più vivi e puliti col cinema di ieri, rispetto a quelli di oggi, ecco, questo sì.

Buon viaggio Ernest 

1 commento:

  1. Hai ragione, era un grandissimo attore. Ho sempre avuto un debole per i caratteristi del cinema americano.

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