Amore in fricassea



2 è il numero di volte che ho letto il libro.

∞ è il numero di volte che ho visto e adorato il film.

Con questi presupposti, adesso vorrei tanto che voi mi spieghiate la panzana che spesso leggo nelle recensioni altrui, sul fatto che dovrebbe trattarsi di una storia d’amore. No davvero! Spiegatemelo, perché io proprio non ci arrivo. O meglio, da qualche parte arrivo, ma è tutto un altro approdo.

Partiamo dal principio. Jules e Jim, come i più informati di voi sapranno, è un’opera che ha goduto di una fortuna insperata, quasi esclusivamente grazie a Truffaut, che decise di farne un film.

Ma Truffaut, prima ancora di mettere su pellicola la storia del triangolo provenzale più famoso dell’epoca, era innanzitutto un grande amico di Roché. Avrei detto grandissimo, se non fosse che la prematura morte dell’autore  impedì l’evolversi di questa stima affettuosa e reciproca. A sua volta, non si può tacere sul fatto che  Henri-Pierre Roché, prima ancora di essere la mente del romanzo, era un dandy parigino, amante del collezionismo. Collezionismo di opere d’arte, ma anche di donne. E di questa cosa ne andava così orgoglioso, che teneva addirittura un “diario di bordo-letto” al fine di aver contezza di tutte le sue conquiste. La storia di Jules e Jim, non è quindi un racconto di fantasia, ma una delle storie di quel diario. Ovviamente una delle più importanti.  E siccome lui era il figo della situescion, inutile dire che lo si può riconoscere nel forte  Jim.

Messa così, l’origine della storia spiega anche quel tono didascalico del romanzo, che a molti può sembrare un po’-troppo-trattato-di-botanica, e che per chi ha visto il film, è inscindibile dalla voce di Nando Gazzolo, voce narrante della vicenda.

Ma il punto è un altro. Sia che si parli del libro o del film, la conclusione è una, ammessa da Truffaut, e dallo stesso Roché. Trattasi della storia di un’indissolubile amicizia tra uomini. Non la storia di un amore libertino, una terra promessa, dove crescono i nostri pensieri, e le utopie dei maschi galletti. Non la storia di una donna che ama due uomini, ma di due uomini che condividono tutto, dalla A di amante alla Z di zavorra (ché le storie così, qualche problemino collaterale lo creano sempre). Il tutto su uno sfondo bucolico, dove una donna molto “sportiva” e dal rampante egoismo (di cui in effetti non si può non rimanere affascinati), campeggia credendo di tener soggiogati due polli, mentre non sa, o non vuole vedere che è la sola amicizia tra i due che rende possibile il ménage a trois.

Quindi: che Kate stia sul gargarozzo a tutti, è giusto. Dev’essere così. Perché la sua funzione è principalmente quella di agire da controspinta, per evidenziare l’unico sentimento autentico presente nella storia. Quello tra Jules e Jim.

In conclusione, tanto di cappello a Truffaut, perché se la lucertola è la sintesi del coccodrillo, il film di Truffaut è la sintesi certosina della storia di Roché, filtrata, raffinata e depurata  dal carosello (a volte estenuante) di innumerevoli visi femminili presenti nel romanzo. E poi, ultima considerazione, ma non per importanza, ciò che lascia questa storia è l’amara consapevolezza che se da un lato è difficile, che nella realtà possa trovare concretezza, senza logorarsi e ingoiare i protagonisti nel vortice della gelosia, è praticamente impossibile possa accadere all’inverso. Cioè un triangolo tra due donne e un uomo. La competizione femminile è talmente forte che non c’è amicizia che tenga, davanti alla conquista dell’oggetto amato. Insomma, diciamocelo pure, di donne emancipate e libertine per convinzione come Kate, ce ne sono veramente pochissime. Tutte le altre sono Otelle. Ecco, in questa cosa, nella complicità fraterna e goliardica, gli uomini sono anni luce avanti a noi. E, a parer mio, è anche giusto così in fondo. È lo sforzo per compensare le diversità, che spesso traduce le unioni in amori riusciti. (Chiedo venia in anticipo per la chiosa stile-saggezza di Nonna Papera).

E buona gelosia a tutti!

3 commenti:

  1. Per questi due passaggi:
    1) E siccome lui era il figo della situescion...
    2) Non la storia di un amore libertino, una terra promessa, dove crescono i nostri pensieri, e le utopie dei maschi galletti
    Ti meriti un inchino :))))))
    Ho riso di brutto.

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    1. Mannaggia, mi sono pure accorta che ho citato male dimenticando la parte più importante: una terra promessa, UN MONDO DIVERSO, dove crescono i nostri pensieri (lo vedi cosa succede a citare senza canticchiarsela in testa?) :)

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  2. Beh..è una canzone che vale la pena di essere ricordata, senza alcun dubbio :)))))))))))))))))))))))
    Un must.

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