Monti e Cary Grant

"Il benessere di un paese è nel benessere della sua popolazione, sia spirituale che materiale.
Non si tratta di abbassare il nostro standard di vita, ma di aiutare gli altri a migliorare il loro.
Se tutti i popoli della terra, potessero raggiungere un tenore di vita, almeno simile al nostro, non ci sarebbe invidia nel mondo; e di conseguenza non ci sarebbero le guerre. Quando si incoraggia un popolo a sfruttare le proprie risorse naturali, non si mette solo cibo nelle loro bocche, si mette dignità nei loro cuori."


Chi avrà mai pronunciato questa perla di saggezza?


Gandhi?


Mandela?


Marshall?

Monti?


Macchè!

È una frase di Cary Grant in una commedia rosa del 1962, Il visone sulla pelle


Tesi 1: siamo un popolo di boccaloni.
Dimostrazione: se io adesso la facessi girare su un qualsiasi socialcoso dicendo che è una lettera di Keynes al Times del 1932, il passaparola sarebbe garantito. Probabilmente riceverei anche messaggi privati di congratulazioni per averla scovata, io naturalmente risponderei che la so perché ci ho fatto la tesi di laurea. Nessuno mai si sognerebbe di chiedermi delucidazioni su una tesi così inusitata rispetto alla mia laurea in giurisprudenza.
Tesi 2: il buon senso non passa mai di moda.
Dimostrazione: nel discorso del buon Cary, ci sono parecchi passaggi che tornano ciclicamente nei discorsi di qualunque giornalista, statista, storico, economista, politico e così via. Il buonsenso perciò è una cosa astratta che abbiamo tutti da prima degli anni sessanta. Talvolta lo esterniamo attraverso  fatti, spessissimo con le parole (vedi economisti, giornalisti, statisti, politici, storici ecc).
Conclusione: tra il dire e il fare c'è di mezzo "e il" più il mare.
Lo sapeva Cary Grant, lo sa Monti.
Lo sappiamo noi.

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