L’anti-nouvelle cuisine




I momenti più importanti della mia infanzia li ho passati in macchina.

Quand’ero piccola, era abitudine dei miei andare spessissimo alla casa al mare. E siccome ai tempi dovevamo fare la strada cantoniera, anziché la mezz’ora di adesso, ci impiegavamo circa un’ora.

In macchina mio padre mi ha insegnato tutte le canzoni possibili e immaginabili, ce ne siamo inventate di nostre, ho riempito la testa dei miei con tutte le barzellette che sentivo a scuola, ma soprattutto all’età di 5 anni ho imparato a leggere. Mio padre, per poco non uscii fuori di strada, quando mi senti sillabare il titolo della rubrica di Gente “Lettere a Mattei”.

Perciò, per una come me, abituata a leggere prima ancora di capire dove stesse andando, dovrebbe essere facile cogliere al volo cosa mi piace dei libri e cosa no. E invece ancora adesso, e per fortuna, i libri mi sorprendono sempre, per la capacità di essere versatili nel modo di affascinare.

Ora: ieri, col fidanzatuccio, si ragionava sul fatto che la cucina tradizionale è buona ed è innegabile, ma è chiaro che se capita di assaggiare prelibatezze più raffinate, anche il palato si affina. È una questione di tempo, di esperienza, e di passione per la gastronomia. Ed è una regola che vale anche per la lettura. Se a quindici anni trovi bellissimo L’isola del tesoro, è probabile che dopo vent’anni di lettura per passione, ti troverai ad avere gusti diversi e ad apprezzare altre cose.

Ma ritornando al cibo, c’è una costante che abbraccia anche il mondo della letteratura. E cioè, che nel mezzo della mattinata, dopo che sei in piedi dalle sei e  letteralmente non ci vedi più dalla fame, un rustico panino con la mortadella, diventa la panacea di tutti i mali.  E non è solo una questione di fame, è una questione di ingredienti basilari e casarecci, che forse non avranno quella cura del dettaglio tipica della nouvelle cuisine, non saranno presentati in modo artistico in piatti enormi, però sono corposi e lasciano soddisfatti come il primo tiro della sigaretta subito dopo un caffè ristretto.

Shantaram è il mio panino alla mortadella. Chi se ne frega se Linbaba è un clone di Indiana Jones, e cavandosela sempre, attira i guai come il ciuffo sugli occhi attira gli emo. Chi se ne importa se il buon Greg scrive come uno che ha appena finito di fare i compitini d’italiano, con uno stile pulito, ordinato, ma senza ricami stilistici. E chi se ne frega se è una storia totalmente vera oppure no. La cosa importante è che la storia c’è, è ricca, ed è così unta di avvenimenti che ti si spalma addosso, lasciandoti le dita sporche dell’atmosfera verace ed esotica di Bombay. Una storia dove, alla millecentosettantaseiesima pagina, sai collegare tutti gli innumerevoli nomi citati, ai rispettivi volti, belli, brutti, radiosi o enigmatici, a seconda dell’ampiezza della nostra immaginazione. E questa a casa mia, si chiama bravura. L’arte, spesso dimenticata, di saper raccontare una storia trascinante, nel modo più classico possibile, senza orpelli e senza l’appoggio di strutture letterarie mirabolanti. L’anti-nouvelle cuisine per intenderci. Un ritorno alla tradizione che ricorda molto la pantagruelica delizia di ascoltare una favola della buonanotte come dio comanda.

E allora, ditemi voi, lettori accaniti: preferite campare tutta la vita di entrecote e coq a vin, oppure ogni tanto, non disdegnate la possibilità di scappare a casa di mammà, e quietare fame e coscienza davanti a un piatto di pappardelle e rognone trifolato?

Votate numerosi.

(E ricordatevi che il bellissimo nome Geneviève, tradotto in italiano vuol dire Genoveffa.)

6 commenti:

  1. trovando irresistibili le tue sinestesie, avrai già intuito le mie intenzioni di voto.

    E' un piacere leggerti!:)

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    1. Credo di aver intuito che anche tu sei culinariamente verace :D


      Grazie :)

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  2. Voto per il panino con la frittata che trovo irresistibile! Definirmi rustica è già un aggettivo troppo elegante…
    Mi sei mancata tanto, mia cara. Sì, lo so, l’assente ero io, mica tu; ma che c’entra! Mi sei mancata lo stesso.

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    1. Allora ci diamo il cambio. In questo periodo sono io a essere latitantissima :D

      Spero con te tutto bene :)

      Baci :)

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  3. Tornare a casa di mamma giammai, soprattutto per un piatto di pappardelle e rognone trifolato (YUK!); ma un bel panino col salame, tagliato un po' erto e ignorante, e mangiato in piedi, magari guardando fuori dalla finestra, eccome se mi piace!
    Saluti!

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    1. Noi due potremmo andare molto d'accordo. È una vaga ma intensa sensazione :D

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