Tema: leggere seduti su un porcospino. Svolgimento: Trilogia della città di K




Prima parte: la bozza di un racconto di Lovecraft.

Seconda parte: la saga familiare dal punto di vista di un cuore infartato.

Terza parte: la versione figa de “La solitudine dei numeri primi”, così come Giordano l’avrebbe voluta scrivere, ma dopo il titolo non è riuscito ad andare avanti.

Potrei aver detto tutto già così, ma siccome sto bevendo il caffè in santa pace, ed è Domenica, e ho poco da fare, mi dilungherò oltre il necessario.

Se io, oppure voi che avete già letto questo libro, lo dovessimo raccontare a qualcuno, anche senza essere dei “fini dicitori” faremmo un figurone.

Chi ci ascolta starebbe già pensando alla libreria più vicina per andarlo ad acquistare.
Ma il punto è proprio questo.
Un conto è raccontare la storia, un conto è leggerla.

E’ come se io vi dicessi che ogni mattina alla radio fanno un programma bellissimo. Così voi incuriositi, la mattina dopo accendete la radio, ma siccome abitate tra due grattacieli, vi tocca ascoltare tutta la trasmissione con la voce che viene  e che va, o con un “Bzzzzzzzzzzzzzzzz” disturbante di sottofondo. La trasmissione riuscite ad ascoltarla lo stesso, ma non ve la godete perché disturbata. 

La trilogia della città di K è la stessa cosa. Ve la godete di più, una volta chiuso il libro, e ripensandoci col senno di poi, oppure sentendo la vostra voce mentre la raccontate a qualcun altro.
In fondo quel disturbo di fondo  che caratterizza il libro, è la caratteristica che fa di voi dei semplici narratori, e Agota Kristof una scrittrice. ( pace all’anima sua, che mi è morta proprio il giorno che avevo preso il libro o _O)

Purtroppo, se da una parte ne riconosco i grandi pregi, la prosa severa, il distacco da reporter con cui descrive le atrocità della guerra, la sovversione del concetto di bene e di male, dall’altra non riesco a osannare questo romanzo come tanti di voi, sarà superficialità? Eccessiva sensibilità a certi temi? O forse sarà semplicemente che a me piace leggere stando sul letto a pancia in giù, coi piedini incrociati, e non stando seduta su un porcospino? 

Fate voi, anzi! Leggete voi, e dopo raccontatevela a mente di nuovo, rimarrà quella solitudine che forse la Kristof voleva trasmettere, o il malessere generale che si deposita irrimediabilmente sulla psiche di chi ha vissuto una guerra.

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