Stasera ho voglia di guardarmi un film

Ma non è questo che voglio dirvi.

È che come si sa, spesso la mente gioca brutti scherzi. Si parte pensando una cosa, e si finisce col ragionare su altro.

Quello che volevo raccontarvi, a dispetto del vostro interesse per i fatti miei, è che da brava figlia unica, ho sempre trovato espedienti per non annoiarmi con me stessa. 

Perciò è da sempre che io coi monologhi ci vado a nozze, e sempre da brava cinefila, quando ne trovo uno in qualche film che vale la pena sentire, e risentire, e ancora risentire, non mi risparmio. Lo ascolto, lo guardo, ci faccio i fermi immagine, chiamo il fidanzato e glielo recito, do le gomitate al mio cane perché non si addormenti mentre lo guardiamo assieme sul divano, insomma che vi devo dire!! Io per i soliloqui ho proprio una gran passione.

E quindi sono qui per lagnarmi. 

Perché oggi me ne sono ricordata uno a cui sono molto affezionata, e mi sono accorta che non ci sono più i film di una volta, e tanto meno i monologhi di una volta.

E questo è uno di quelli tra i più preziosi che ricordo.

“Caro Nessuno, morire non è poi la cosa peggiore che possa capitare a un uomo.

Guarda me, sono morto da tre giorni e finalmente ho trovato la pace.
Dicevi sempre che la mia vita era appesa a un filo.
Beh, adesso anche la tua è appesa a un filo.
E sono in molti a volerlo tagliare quel filo.
Ma a te piace rischiare. È Il tuo modo di sentirti vivo.
Ecco vedi, forse la differenza tra te e me è tutta qui. Io, quando capivo che c’era un guaio in vista, se potevo lo evitavo, tu no.
Se il guaio non c’è te lo inventi. E poi risolvi tutto lasciando il merito a un altro.
Così puoi continuare ad essere nessuno. Non è mal pensata sai? Ma stavolta hai giocato grosso. E sono già in troppi a sapere che sei qualcuno.
Così finirai anche tu per farti un nome. E allora vedrai che non avrai più tempo per giocare, e sarà sempre più dura. Finché magari troverai anche tu, uno che ti vuole mettere nella storia.
E per tornare a essere nessuno, si può solo morire.
Beh, d’ora in poi dovrai camminare nelle mie scarpe.
E forse ti passerà un po’ di tutta quella voglia di ridere che c’hai.
Ma una cosa la puoi ancora fare.
Conservare un po’ di quell’illusione che faceva muovere noialtri. Quelli della vecchia generazione. E anche se lo farai col tuo solito tono da burla, te ne saremo grati lo stesso. 
Perché in fondo ai miei tempi eravamo dei romantici. Credevamo ancora di poter risolvere tutto faccia a faccia con un buon colpo di pistola, allora il West era immenso, sconfinato, deserto; un posto, dove non si incontrava mai due volte la stessa persona.
Poi, beh, poi sei arrivato tu, ed è diventato piccolo, affollato, ci si incontra continuamente.
Eppure, se tu puoi ancora andare in giro acchiappando mosche, lo puoi fare anche perché prima ci sono stati quelli come me.
Si, quelli che devono finire sui libri di scuola, perché la gente deve pur credere in qualcosa, come dici tu. Ma non potrai farlo di certo, per molto tempo ancora.
Il Paese è cresciuto, è cambiato. Io non lo riconosco più. E già mi ci sento straniero.
Ma quello che è peggio, è che anche la violenza è cambiata. Si è organizzata.
E un buon colpo di pistola non basta più. Ma tu lo sai già. Perché questo è il tuo tempo. Non più il mio. 
A proposito: ho trovato anche la morale della storiella che raccontava tuo nonno.
Sì, quella dell’uccellino, che la vacca aveva coperto di merda per farlo star caldo, e poi fu tirato fuori e mangiato dal coyote. È la morale dei tempi nuovi.
Non tutti quelli che ti buttano della merda addosso, lo fanno per farti del male. Non tutti quelli che ti tirano fuori dalla merda lo fanno per farti del bene. Ma soprattutto, quando sei nella merda fino al collo, sta zitto.
Perciò, uno come me deve andarsene. E devo dire la verità, la tua è stata una buona idea, all’altezza dei tempi nuovi.
Con il tuo finto duello, hai trovato il modo più pulito di farmi uscire dal West; del resto io sono stanco, e gli anni non fanno dei sapienti, fanno solo dei vecchi.
È vero che si può anche essere come te, giovani di anni, e vecchi di ore.
Sto sputando sentenze eh? ma è colpa tua. Come vuoi che parli, un monumento nazionale?
Ti auguro di incontrare uno di quelli che non si incontrano mai, o quasi mai.
Così potrete farvi compagnia. Per me è difficile che il miracolo si ripeta.
Ma come si dice.. la distanza fa più cara l’amicizia, e l’assenza la fa più dolce.


Ma adesso che non ti vedo da tre giorni, comincio già a sentire la tua mancanza.
Beh, ora ti devo proprio lasciare. E anche se sei un gran ficcanaso, rompiscatole, impiccione, grazie di tutto.
Ah, dimenticavo, quando vai dal barbiere, assicurati che dietro al grembiule, ci sia sempre la faccia giusta.”
(La lettera finale che Jack scrive per Nessuno)









Il mio nome è nessuno è un film di Tonino Valerii, forse il più prossimo a quelli di Sergio Leone (che ne ha diretto solo qualche scena). Henry Fonda ha sempre una gran classe, e Terence Hill, ha sempre una gran faccia da schiaffi. Con la musica di Ennio Morricone, nella cui persona vorrei reincarnarmi in una prossima vita,  è uscito una piccola “memorabilia”. 



3 commenti:

  1. ...a rileggerlo da te mi viene quasi da piangere per quanto è bello questo film e questo monologo.

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  2. 2 Anonimi che mi commentano un post che non ha mai commentato nessuno. Questo film è bellissimo, e gli anonimi credo siano dei buongustai. Bravi!! :)

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