Potrei sempre cancellare l’account




Questo pomeriggio li sentirò suonare alla mia porta. Guarderò attraverso lo spioncino e li vedrò.

Saranno loro e lo saprò prima ancora di aprire. Quindi, spalancherò la porta all’inevitabile: i lettori entusiasti della Kristof.

Saranno lì, tutti ammassati sul pianerottolo e lungo le scale. Saranno tantissimi e la fila di gente proseguirà fuori in strada.

Avanzeranno minacciosi senza darmi il tempo di accampare scuse. Io arretrerò lentamente. Uno di loro si farà più avanti degli altri e mi schiaffeggerà. Dritto e rovescio. Io penserò: ok, se fanno tutti così, ne uscirò viva. Con la faccia di Sora Lella, ma viva.

Sarò ottimista, consapevole che è solo speranza. Dopo il primo, avanzeranno tutti insieme, in massa, e mi metteranno con le spalle al muro, anzi, alla finestra. Aperta, perché oggi è una bella giornata di sole dopo tante tristi e grigie, e io avrò aperto la finestra per disegnare l’ultimo cono di sole sul mio destino. 

Dopo sarà questione di secondi. Mille mani mi afferreranno e mi lanceranno giù dal quinto piano. Loro osserveranno il mio breve volo sporgendosi dal davanzale e incrociando gli sguardi con coloro che dalla strada alzeranno gli occhi per accompagnare la mia caduta.

Seguiranno congratulazioni, pacche sulle spalle, poi velocemente si dilegueranno così come sono arrivati. Lasciandomi in una pozza di desideri inespressi.

Tutto ciò però accadrà solo questo pomeriggio; potrei ancora salvarmi. Potrei cancellare l’account e dileguarmi con le mie ricchezze, un tostapane comprato a rate, e un segnaposto fatto di argento riciclato,  potrei iscrivermi ad altri socialcosi, creare un nuovo blog con un altro nick, che so, Pepe Rosa potrebbe passare abbastanza inosservato. Oppure potrei mentire. E dire che porca paletta, mai libro migliore fu scritto. Che sì, la Trilogia mi era sembrata un tantino sopravvalutata, ma  che adesso sì, adesso ho finalmente capito il talento della Kristof. Che quella scrittura che tutti dicono scarna e tagliente, non è elementare come mi era venuto il sospetto che fosse, ma lucida e asciutta. Che la storia non è per niente prevedibile,  e che intrinsecamente affiora una poesia che rasenta la lirica. Oppure che quell’impossibilità di vedere un futuro alternativo schiaccia il lettore sotto il peso  della disperazione.

E invece per spirito da bastian contrario, e non certo per eroismo, dirò la verità. Venite pure a prendermi, fans appassionati di Agota. 

A me il libro è piaciuto meno che zero, il piccolo bambino che cresce povero e derelitto con una madre prostituta non ricorrerà nei miei sogni, l’amore folle e disperato è emozionante quanto una pinzatrice comprata dai cinesi, e la fine è degna del libro. Unnecessary. Una replica di una puntata di Hazzard, mi lascerebbe più provata. Soprattutto se Bo e Luke venissero fatti prigionieri.

Ah, la commozione dimenticavo. La sigla finale de “La Balena Giuseppina” mi ha strappato più lacrime e turbamento. Vi posto il link, ma non l’ascolto perché sarei tentata dall’ascoltare anche la chiosa finale parlata. Straziante. Altro che Ieri.

Ecco, Ieri avrei fatto meglio ad andare a letto un’ora prima, anziché leggere questa storiella. E adesso salutiamoci, ricordatemi come una personcina solare. E sulla lapide fate incidere questa iscrizione:
“A saperlo prima, l’assicurazione dell’auto non l’avrei pagata”.
P.S. Scherzo, una cosa del libro mi è piaciuta, l’incipit. :)
* Della Kristof ho letto anche:

3 commenti:

  1. Io sono una lettrice entusiasta della Kristof, ma giuro che non vengo a prenderti sotto casa, la recensione è molto simpatica :)

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  2. Risposte
    1. ^__^

      Ma piuttosto... come si può sapere qualcosa di te? Altrove ci sei da qualche parte? Facebook, aNobii, Goodreads, qualcosa insomma dove posso capire meglio chi è questo tizio che scrive così bene e ha la pazienza di leggere i miei post?

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