Murakami in un click

Che a me piaccia fare foto e guardare immagini di qualsiasi tipo, è cosa arcinota al mio cane, ai miei genitori, al vicinato, alle piante sotto casa, agli amici, al fidanzato, ma forse non a voi, a cui non ho ancora stracciato i maroni con le mie foto.

Pensandoci bene, già da piccola avrei dovuto capire che a parte fotografare le cose che vedo, avrei avuto un'insana passione per i disegni, i cartelloni della pubblicità, i film, visti e fermati al fotogramma milioni di volte, eccetera eccetera.

Meno ovvio era che di pari passo coltivassi anche la passione per le parole e i libri. Eppure questo è.

La conseguenza naturale del connubio tra queste due mie passioncelle, è che tendo a badare più del solito alle copertine dei libri, alle facce degli scrittori e via dicendo.

E visto che l'anno scorso ho scoperto Murakami, figuriamoci se potevo lasciarmi scappare l'occasione di spulciare tra le sue foto.

Innamorata per molto tempo di questa foto, che qua non vedete molto bene, ma potete osservare meglio all'interno del suo libro "L'arte di correre",


qualche giorno ne ho trovato una che a parer mio è fenomenale.

Non vi allego apposta la foto, primo perché altrimenti andreste subito a sbirciare, secondo perché sono una persona cattiva. :D

Partendo dal presupposto che è difficile fare foto che significhino più dell'oggetto che si cerca di intrappolare nello scatto, ancora più difficile è, attraverso un click, spiegare a chi vede la foto, tutto quello che uno scrittore dice. Specie se è Murakami.

Io ad esempio, se qualcuno mi ingaggiasse per fotografarlo, raccomandandomi di trasmettere nell'istantanea le sue tematiche principali, credo suderei freddo. Probabilmente, dopo essermi scervellata per settimane, l'ultimo giorno disponibile, farei foto a casaccio, o creerei finti e posticci paesaggi di sfondo  per poi disperarmi, distruggere tutto, e scrivergli sulla fronte con l'Uniposca, "surrealismo". Di più non credo potrei fare.

Rimandare l'osservatore a mondi non consuetudinari, dove lo spaesamento è totale e  la solitudine fa da protagonista, ed è a portata di mano, magari nell'angolo della nostra stanza, e ci è amica nel rendere naturale il nostro metterci a nudo, e rende l'aria rarefatta mentre noi siamo impegnati a cercare noi stessi, insomma, e sti cazzi, non è facile.

Eppure questa foto ci riesce. Con uno scatto banale, il fotografo (che non so chi sia e manco ho voluto informarmi), è riuscito a immortalare, quella sensazione di stare sul filo della realtà, tra normalità e introspezione, quella solitudine che ti isola dal mondo anche se sei tra la folla, quella consapevolezza interiore che ti fa capire che c'è dell'altro e basta allungare la mano per toccarlo, quella visione in bianco e nero, tendente al blu, che caratterizza certe atmosfere ospedaliere di Murakami, con un solo scatto, capite? Geniale.


Adesso siete abbastanza curiosi?

Volete vederla?

Eccola qui

2 commenti:

  1. geniale...è vero :-)
    non so se hai mai letto Mishima e visto le foto (l'album delle rose, se non ricordo male il titolo) che si è fatto fare...

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  2. uff, Mishima è da una vita che vorrei leggerlo, prometto che quest'anno riparerò, giurin giurello. E l'album lo vedrò una volta incominciato a leggerLo :D

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