Le associazioni mentali sono tante, milioni di milioni, così direbbe Negroni




Il bambino lo troverà bellissimo, specie se lo portate prima a vedere il film. Leggere il libro sarà l’estensione formato carboncino del suo entusiasmo.

L’adulto medio lo troverà brillante e originale nel pregevole tentativo di omaggiare la settima arte e il pioniere degli effetti speciali: George Méliès con consorte (prima attrice francese in assoluto).

L’adulto che ha alle spalle spanciate di graphic novel, giudicherà i disegni ben fatti, ma troppo dickensiani e impressionisti nella mancanza di tratto originale. E comunque penserà che sarebbe stato meglio eliminare la parte affidata alle pochissime pagine in cui le parole accompagnano il testo, per farne direttamente un vero e proprio fumetto.



Noce Moscata invece apprezzerà il libro, deciderà che del film poteva anche fare a meno, per quanto abbastanza fedele, e noterà infine una cosa che le frullava nella testa già dal primo accenno a Méliès. E cioè che, in tempi non sospetti, qualcun altro aveva avuto inconsapevolmente la stessa idea, pur navigando in un campo decisamente diverso da quello della narrativa o della cinematografia. E cioè la musica.

Sto parlando di Freddie Mercury. Il libro invero, potrebbe essere la versione approfondita di un’idea che parte dalla combinazione di due suoi video: Heaven For Everyone in cui c’è molto più Méliès che in tutto il film e/o libro di Hugo Cabret, e il video di Innuendo, dove lì sì, che c’è una sapiente alternanza tra le immagini e le parole della canzone. A stare attenti, c’è anche una sequenza in cui un aereo sembra uscire fuori dallo schermo. L’analogia con il treno, che nella pellicola dei fratelli Lumiere impressionò sì tanto la platea, perché dava l’impressione di bucare lo schermo, è evidente, e fa pendant col tono gitano e bizzarro del video.

Insomma: come fare felice un bambino e rendere nostalgico un adulto. Non sarà un capolavoro, ma apprezzo sempre chi riesce a riunire all’ombra di emozioni anche così variegate, due categorie talmente lontane, ma intimamente uguali nella capacità di farsi sorprendere, anche solo da un déjà vu.

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