E tu, sei mai stato facocero o portapacchi?





Nel Primo tentativo di una prefazione al suo libro Dell'amore, Stendhal scrisse:"L'amore è simile alla via Lattea in cielo, un insieme risplendente formato da miriadi di piccole stelle, delle quali ognuna è spesso una nebulosa. I libri hanno segnalato quattro o cinquecento dei piccoli sentimenti, tanto difficili da riconoscere, che compongono questa passione, e i più grossolani, e ancora sbagliando spesso e prendendo l'accessorio per il principale."


Sostanzialmente d’accordo con quanto dice Stendhal, non posso non notare che c’è un grosso errore già nel titolo del libro di Buzzati. In effetti, ciò di cui si parla, non è tanto l’amore, ma più uno di quei quattro o cinquecento piccoli sentimenti di cui è composto, cioè l’innamoramento,  la passione irrazionale che precede la reale conoscenza dell’amato/a, insomma per dirla in breve la scuffia.


Fatta questa debita premessa, possiamo accomodarci e partecipare al giochino che Buzzati ha ideato per noi.


Tale gioco non richiede facoltà intellettive particolari, potete quindi partecipare numerosi, l’importante è che siate dei tipi pazienti. Trattasi infatti del gioco di società: “Simulazione dell’amico”.


Le regole sono le seguenti: se riuscite ad arrivare a fine libro senza snervarvi, vuol dire che siete dei potenziali “buoni amici”, capaci davanti all’innamoramento della vittima che richiede penosamente il vostro aiuto, di fungere alternativamente:


- da spalla su cui piangere;


- da fustigatore pronto ad adoperare stecchini acuminati per tenere aperti gli occhi dell’innamorato/a, ma ovviamente solo dopo aver levato con un gesto fulmineo i tre etti di prosciutto, posti sulle palpebre della vittima.


- da dispensatore di consigli e fini strategie, atte a liberare la vittima dall’ossessione.


- da ineccepibile anfitrione, ogni qualvolta la vittima si presenterà a casa vostra improvvisamente e a qualunque ora, con la faccia da terremotato.


Se invece non riuscite ad arrivare al termine dell’odissea di Dorigo, allora i casi sono due: o siete dei potenziali “pessimi amici”, o probabilmente siete il modello a cui si è ispirato Buzzati per scrivere il libro. 


Persone che una volta incastrati nel vortice dell’innamoramento, preferiscono struggersi da soli, negli infiniti  mulinelli del dubbio e dell’attesa, della disperazione e della felicità assoluta, del sospetto e delle certezze inconfutabili.


E quindi divorati dalla passione incompresa, è probabile possiate scrivere un diario, che magari poi diventerà libro, ed è sempre probabile che qualcuno lo possa leggere. E via che si ricomincia daccapo.


Il vostro personale lettore, del vostro personale diario, o più giustamente, lo spettatore dei vostri tormenti, deciderà di nuovo come avete fatto voi con Dorigo, se “ascoltarvi” pazientemente fino alla fine dei vostri lamenti, ove verrà consacrato definitivamente come “migliore amico di sempre”, oppure lanciarvi dalla finestra insieme ai vostri sfoghi da innamorato perso.


Io sono riuscita ad arrivare al termine del libro. È vero: a metà ero un tantino esasperata, un po’ perché in fondo si parla di emozioni condivise più o meno da tutti, e insomma, certe cose uno vorrebbe anche dimenticarsele, un po’ perché pensavo che ‘sto tira e molla di felice/triste/indubbiamente disperato/ esponenzialmente felice, potesse durare un centinaio di pagine in meno. 


Ma una volta chiuso il libro, ci ho ripensato.


Perché sarà pur vero, che l’innamorato è noioso da morire, con quegli occhi a forma di cuore, e quelle espressioni imbambolate davanti a qualsiasi cosa veda, che sia una ginestra in fiore o le porte scorrevoli dell’Upim,  ma l’innamorato non corrisposto, lui sì che è una vera gatta da pelare.


È lui l’innamorato di cui parla Buzzati, lui che non si risolve né a mollare la presa, né a prendere di petto la situazione. È lui che lucidissimo, davanti allo specchio fa un’analisi escatologica del suo orgoglio a pezzi, ed è sempre lui che un minuto dopo, decide che il gioco vale la candela, e che in realtà dieci secondi prima era fuori di senno. È quindi lui, l’innamorato stolto e disperato, che dovete sOpportare e sUpportare.


Ed è quindi giusto che Buzzati rivolti come un guanto tutti i malesseri di quel Lui. Per metterci alla prova e vedere se riusciamo a sostenerne il peso. 


Cioè, se pur messi a parte dei tormenti dell’ormai nostro amico Dorigo (vero che vi sembra di conoscerlo ormai?), accettiamo di vederlo passare dall’estatica condizione di portapacchi che si gode il venticello sul tettuccio della macchina, a quella del facocero iperteso, indigeribile.


In fondo è un libro-test: anche perché, detto tra noi, è quasi matematico che in qualche periodo della nostra vita, che sia nel passato o nel futuro, tutti noi siamo stati o saremo, facoceri o portapacchi.


Ed è anche quasi matematico che qualcuno ci abbia dovuto o ci dovrà  tollerare allo sfinimento. E pensare, che in fondo si tratta solo dell’inizio dell’amore. Perché poi, si sa, il gioco duro, quello viene dopo. 





1 commento:

  1. Buzzati è stato uno dei miei scrittori preferiti e, questo libro, non solo l'ho portato a termine una volta, ma ben due. Trovo che non sia il più ben riuscito dell'autore milanese, perchè secondo me il suo massimo lo dava nei racconti, però in questo libro ,come hai ben lasciato capire nella tua apprezzata recensione, vengono rivoltate come un calzino tutte le fisime del Dorigo, che proprio, a mio modesto parere, si vuol male.
    Ma tant'è...il libro doveva pur essere scritto.
    E poi, giustamente ci siamo passati tutti e in un certo periodo della mia vita mi crogiolavo anche io in questa tristezza del sentimento amoroso che non sembrava mai avere fine.
    Ma la fine arrivo e con essa ci fu un nuovo inizio....ed ho smesso di leggere Buzzati....

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