“Vorrei essere Franco, ma anche un po’ Matticchio.”




Mi sarei mangiata le mani quando lo scorso anno scoprii che in primavera, mentre ero a Roma in visita romantica al fidanzatuccio, negli stessi giorni veniva inaugurata sempre nella capitale una mostra di Matticchio, che raccoglieva tutti gli originali delle tavole che fece per l’inserto mensile del Sole 24 ore.

In realtà è solo l’ennesima conferma che sulle cose arrivo sempre in ritardo, ma questa è un’altra storia.

Negli scorsi giorni cercavo in libreria un suo libro: “Piovaschi”. Non l’ho trovato, ma non ho comunque resistito alla tentazione di prendere questo, che lessi anni fa prendendolo in prestito dalla biblioteca; riaprendolo ho ricevuto il solito schiaffo dell’illuminazione geniale dell’autore.

Se c’è una persona alla quale, si potrebbe chiedere di sviluppare un tema a caso con un solo disegno, quello è Matticchio. Il suo fil rouge, è l’interpretazione libera. E ancora mi chiedo come mai, tra tutte le cose che ha fatto, e sono tante, nessuno gli abbia mai proposto  di fare disegni per spot pubblicitari. Che per carità Bozzetto è un genio, ma Matticchio lasciatemelo stare.

Così mi sono portata a casa questo bijoux, “Esercizi di stilo”. Che ha il gran pregio di rivolgersi a tutti coloro che stanno davanti a un foglio con la penna in mano o con un segnalibro colorato. Tutti gli stati d’animo rispettivamente dello scrittore e del lettore, rovesciati  sulla carta come un calzino da lavare. Si va dal fanatismo, all’esigenza vitale di leggere o di scrivere, dalla poesia di un pupazzo di neve che scrive una lettera prima di sciogliersi, allo spregio di chi si fa beffe della letteratura, e letteralmente ci piscia sopra.

Sia benedetta l’ora in cui la macchina fotografica mi si è scaricata, altrimenti vi avrei fotografato le tavole ad una, ad una. E dopo vi avrei fatto domande per vedere se eravate attenti.

Ma poi, in definitiva, perché rendervi le cose troppo facili? Dovete assolutamente cercare questo libro e dargli uno sguardo. Uno sguardo può bastare: perché Matticchio in una sola immagine condensa interi messaggi, che a parole occuperebbero mezza pagina di capoversi. E la bravura dell’artista sta nel farvi affiorare sulle labbra l’informazione, prima che arrivi alla mente.

Giusto per darvi un assaggio, agli indolenti cinefili, suggerisco di guardare i titoli di testa del film “Il mostro” di Benigni. Sono per l’appunto firmati Matticchio.



Ai pigri poetici regalo invece un’unica immagine, che vale tutto il libro, il concentrato di un popolare modo di dire: “Chi semina cultura raccoglie ricchezza”, e non è la didascalia della tavola, è la cosa più naturale che verrebbe da dire istantaneamente, dando al disegno un’occhiata, un’ unica occhiata. Vi assicuro che basta.


da "Esercizi di stilo", Franco Matticchio, pag.75

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