Di come arrivammo al giorno in cui Irving mi portò alle giostre.


Inutile negare che con John, io abbia passato innumerevoli momenti felici.


La nostra è una storia d’amore ultra decennale. Presi una cotta per lui, quando da adolescente lo incontrai in una libreria di un anonimo paesino di mare, e rimasi ore a sentirlo raccontare le storie di Homer Ne “Le regole della casa del sidro”.

Ma poi, come spesso accade nelle storie dei grandi amori, lo persi di vista. Lo rincontrai anni dopo, quando una mia amica me lo fece trovare il giorno del mio compleanno con “Preghiera per un amico”, pronto a raccontarmi le storie di una persona a lui carissima, Owen, che presto divenne il mio migliore amico. Ah, quanti pomeriggi insieme a Owen, quante emozioni, quanti pianti e sorrisi. Solo per avermelo fatto conoscere, ancora oggi non ho abbastanza parole per ringraziarlo.

Non ci sono mai stati periodi di maretta tra me e John, però come spesso accade alle coppie navigate, ci siamo lasciati prendere la mano dalla routine quotidiana e dalla monotonia dell’abitudine.

Ammetto di non essere esente da colpe: anche senza andare da un consulente familiare, sapevo benissimo che ci sono stati lunghi periodi in cui non gli ho dedicato abbastanza tempo. Anni in cui non ho avuto più la pazienza di ascoltarlo, mentre mi raccontava le sue cose. Io ero troppo impegnata a guardare altrove, a cercare persone più affascinanti, che mi sapessero raccontare storie come lui. E ne trovai parecchie, però non è certo una gran scoperta che il primo amore non si scorda mai.

Per fortuna, lui si è dimostrato più saggio di me.

Così l’anno scorso, mentre ero distratta da mille problemi, mi ha chiesto di accompagnarlo a visitare un altro suo caro amico d’infanzia, Garp. Ed è stata la scintilla che riattizza il focolare.  Meraviglioso, come ai tempi di Owen.

Così, abbiamo ritrovato finalmente la giusta serenità per dedicarci del tempo, tralasciando le cose secondarie. Una seconda luna di miele. E ho scoperto lati di lui che non conoscevo. Mi ha raccontato ad esempio, di quando era giovane e bizzarro, e scriveva cose che per molti erano incomprensibili, come “Libertà per gli orsi”, e ieri ha voluto portarmi fuori a cena per farmi vedere una cosa.

Avevo già intuito che doveva essere una cosa interessante, da quando ho intravisto cosa c’era scritto sull’invito cartonato:“Vedova per un anno”. Un’altra donna si sarebbe spaventata, ma non io, che di John mi fido ciecamente.

E ho fatto bene. Pensavo mi portasse a cena in qualche ristorante alla moda, così, per ricordare i vecchi tempi tra luci soffuse e bicchieri di romanticismo. Invece mi ha portato alle giostre. Ma non erano giostre qualsiasi. C’era soltanto un’unica grandiosa ruota panoramica.

Per chi non sapesse cos’è, dovrebbe forse essere la giostra più tranquilla tra tutte. Perché come dice Wikipedia è una struttura circolare a cui sono attaccate svariate cabine. La velocità è talmente lumacosa che hai tutto il tempo di goderti il panorama mentre la ruota gira, e ti dà la possibilità di osservarlo per bene da diverse angolazioni.

Questo se si trattasse di una ruota normale. Ma potete immaginare la mia sorpresa, quando ho scoperto che la ruota su cui ho fatto un giro con John, poggiava sul perno dell’assenza. Assenza di affetti cari, assenza fisica, e dalle cabine si vedevano tutte le angolazioni possibili di questo vuoto. Un’esperienza paradossalmente piena zeppa  di emozioni.  E improvvisamente ho capito anche perché il mio amato John mi ci ha portato solo ora.

Non è una giostra per fidanzatini nell’estasi dell’innamoramento e della passione. Del resto lui mi aveva già conquistato con Owen quando i tempi erano giusti. Quando aveva bisogno di travolgermi e di togliermi il fiato. Adesso, ha voluto prendermi per mano e farmi guardare il passato. Non il mio, ma quello di altre persone, belle nonostante il dolore, affascinanti nonostante la normalità delle azioni e delle reazioni.

È una grande lezione con una tempistica eccezionale. Siamo quello che abbiamo vissuto. Ma in futuro saremo quello che possiamo ancora decidere di essere. Anche se ci vuole un’infinità di tempo per essere padroni di quelle decisioni. A volte ti tocca stare su una ruota panoramica per anni, prima di arrivare ad averne la consapevolezza. Ma il panorama non sarà mai sterile, qualunque cosa ci abbia stravolto la vita.


* Di Irving ho letto anche:


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