Dove la recensionista si rianima e decide che potrebbe ancora diventare qualcuno.

Ok sono pronta:

prima guardate questa foto.






Ora questa.




Ora quest’altra.




Chi è l’intruso?


Troppo difficile? Ok, cercherò di rendervi il gioco più facile.


Un attimo che mescolo le carte. Non guardate eh?


Ok, potete girarvi. Prima foto:




Adesso guardate questa:



E infine questa.




Ripeto: qual è l’intruso?

Qual è quel signore che probabilmente altro non sa fare se non contare le sue carte di credito, e l’unica penna che ha preso in mano, è quella d’oro massiccio che tiene nella tasca interna della giacca, per firmare gli assegni del suo coiffeur? Qual è quell’uomo che probabilmente passa le giornate in piscina assieme alle conigliette di Playboy mentre il maggiordomo gli legge il giornale? Qual è quell'uomo che pensate abbia più probabilmente un jet privato? 

Bravi!

Quello con la faccia da dandy, esatto! Quello con l’atteggiamento radical chic, quello con l'aria dell’uomo che i soldi non fanno la felicità, ma figuriamoci la miseria! Giusto? Quello che se gli passate davanti, solo a guardarlo vi sentite degli straccioni, nevvero?

Ebbene  quest’uomo qui (vi prego dategli un’ultima occhiata)


ha scritto qualcosa. Ma non la lista della spesa, non un racconto, non una poesia. Non l'elenco dei Picasso e dei Lichtenstein che ha in casa.

No cari miei, quest’uomo è riuscito a scrivere un libro possente, portentoso, universale, che ha un titolo altisonante come quell’altro che gli assomiglia tanto scritto da Thackeray. Ebbene questo damerino vestito di bianco, con la puzza sotto il naso, ha scritto “ IL FALO’ DELLE VANITA’ ”.





Ora, a me piacerebbe davvero parlarvi della trama, di come questo ometto  usi la penna, di quanto l’immedesimazione coi personaggi sia empatica, di quanto poco onore faccia al libro l’omonimo film di De Palma, che ha un doppiaggio che fa rimpiangere il cinema muto; di come si respiri a pieni polmoni l’atmosfera della New York anni ’80; di come fino ad oggi, fossi convinta che per leggere avvincenti gialli giudiziari fosse necessario comprare qualcosa di Grisham; di come per fortuna il libro non sia uscito nell'era degli Indignados;  di come nello spazio fra l’ascesa e la caduta di un uomo ciò che fa la vera differenza è l’ipocrisia di chi lo circonda; di come certe scene siano talmente scenografiche che pensi che mister Puzza sotto il naso sia vissuto per decenni nel Bronx; di quanto sia possibile morire dentro prima che fuori; di quanto la vergogna da sola, sia capace di muovere il mondo; di quanto il senso di colpa  sia dietro di lei a sostenerla quando nota un suo cedimento; eppure non ve ne parlerò: lascerò che sia il libro a catapultarvi in questo sublime affresco della società americana. E vi assicuro sarà un'esperienza memorabile. Da passeggiata sui carboni ardenti e brividini per la schiena.

A voi chiederò invece solo  tre minuti di raccoglimento per omaggiare il trionfo del combinato disposto tra il detto: “Le apparenze ingannano” e “L’abito non fa il monaco”.

Quindi, buffoni di tutto il mondo unitevi a me. Non tutto è perduto. Un giorno, nonostante  le nostre recensioni da “burlesque”, nonostante le nostre vite parodistiche, nonostante l’attitudine a trasformare ogni giornata in un enorme passo falso, in realtà siamo delle persone serie. Forse da vecchi scriveremo persino un libro. E un giorno tutti, ma proprio TUTTI saranno costretti a riconoscere che siamo personcine a modo. Speriamo magari mentre siamo ancora in vita come Wolfe. Che sarebbe meglio. 

3 commenti: