Autocertificazione di sana e robusta costituzione letteraria






Salve a tutti.


Sono “Libertà per gli orsi”. Sì, il libro di Irving, proprio quello,  sono io.


Sono approdato in casa di questa tipa con la testa un po’ per aria, che in Internet pretende di farsi chiamare Noce Moscata, quando io l’avrei chiamata invece Prezzemolo, data la continuità con cui me la trovo tra i piedi e la costanza con cui ha preteso negli ultimi giorni di essere accompagnata dappertutto: dal dentista, in una stanzetta d’attesa dove la luce era talmente fioca che i miei caratteri si rifiutavano di farsi leggere; in bagno, accanto a quell’enorme pila trasandatissima di Settimane Enigmistiche che avevano le orecchie ovunque; a letto, che vabbè, tutto sommato stavo comodo, salvo quando spegneva la luce  e mi appoggiava nella parte vuota dell’alcova, dove venivo regolarmente schiacciato dal suo peso a intervalli regolari di due o tre ore; in cucina all’alba, dove mi faceva morire dal freddo, perché era talmente lenta a leggere, che rimanevo  con la stessa pagina aperta per interi quarti d’ora, non vi dico tutto quello star fermi, senza neanche una copertina addosso, che dolori mi ha procurato alla mia povera costa già provata dal tempo.


Ma non è questo il punto.


Il punto è che, siccome la qui presente Signorina Noscata, o Moscata, insomma quello che è, ha avuto l’ardire di violentare la mia privacy, prendendomi dalla biblioteca in una bella giornata di Dicembre, e privandomi della mia routine quotidiana, fatta di partite a tressette con i miei vicini, passeggiate negli scaffali adiacenti, pennichelle omeriche nella quiete di silenziosi pomeriggi solatii, ho deciso di approfittarne e di farle scrivere questa dichiarazione in mia vece.


Non crediate sia stato facile. Questa tipa stramba è più cocciuta di un asino. Perché è ovvio che io non so parlare,  però con l’alfabeto Morse sono un campione. Ma vallo a spiegare a questa capra, che ogni pagina aperta a caso da lei, e volutamente da me, corrispondeva a una precisa lettera dell’alfabeto? Ci abbiamo messo un’intera settimana solo per riuscire a intenderci.


Quindi, bando alle ciance. Quello che vorrei dire al mondo, di cui fa parte anche l’esponente umano di cui mi son servito, è questo. È inutile che diciate che sono un libro totalmente differente da quelli che il mio caro papà  John ha scritto in età matura. Vorrei ricordarvi che sono stata la sua prima creazione letteraria, e grande fu la delusione quando non ebbi il giusto successo. Certo, lo stile era un po’ acerbo. Ma anche questa capra Moscatizia o Moscatella si è accorta che il genio era già li, in attesa di dispiegare le ali.


In fondo, allora mio padre aveva solo 26 anni, età in cui il talento se lo si ha, è già ben visibile, ma manca ancora l’esperienza per poter afferrarne il colore. E il colore è venuto dopo. Ma quello su cui voglio che vi soffermiate, è il John in potenza che si cela dietro le mie pagine. Ok, la storia non è né ricca e commovente come quella di mio nipote Owen, o di mio cugino Garp, e neppure tanto ben architettata, ma avete fatto caso alla lingua? Quanto maledettamente articolata è? Quante sfumature di ironia e di profondità lessicale è capace di partorire mio padre? Un genio, un fottutissimo genio (si può dire fottutissimo in Internet?).


Per cui, cari esponenti bipedi dei miei paragrafi, vedete di giudicare l’opera per quello che è. Un’embrione di perfezione, che va apprezzato per ciò che il mio paparino sarebbe riuscito a dare in seguito, per la sua lampante capacità innata di dotare qualsiasi cosa racconti, di una morale profonda che pervade la mente.


Poi certo, bizzarra quest’idea di raccontare di un giovanotto scapestrato e folle (mi ricorda quasi questa zucca spettinata che sta scrivendo) che decide di liberare gli animali di uno zoo. Ma allora mio padre era giovane e le sue idee erano estrose quanto la sua età.


Quindi acerbo o meno, prolisso magari un po’ qui e un po’ là, dalla struttura binaria come quello di una doppia pista di idee, cosa tipica dei talenti, io sono comunque un manifesto di  brillante fantasia (io volevo dire “acuminata brillantezza” ma la signorina So tutto io mi ha detto che “brillante fantasia” rende meglio).


Così, siccome ho saputo che voi misurate le cose a stelline (che razza di metodo cretino, non potreste limitarvi a dire, bello, brutto, discreto, orripilante?), mi auto-promuovo portatore di tre stelline e tre quarti. Avrei detto quattro, ma la cialtrona che scrive dice che non ci si puo’ promuovere da soli, perciò ci siamo accordati sulle tre stelline e tre quarti. 


Vi saluto lettori di tutto il mondo. Seeee, vabbè ho esagerato. 


Vi saluto sparuti lettori, manipolo di screanzati, ultimi di una stirpe infame, che leggete Noce Mostarda (ahahah, sono burbero in superficie, ma scherzoso dentro). E ricordatevi che io sono fascinoso e brioso nonostante l’immaturità. Ah sì, e che ho anche una copertina molto animalista, perciò sono comunque al passo coi tempi.


Cià.







* Di Irving ho letto anche:


- Preghiera per un amico;
- Il mondo secondo Garp;

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