Ad ognuno il suo frontespizio


Non so di che pasta siate fatti voialtri, ma io personalmente, potrei definirmi una lettrice “infantile”.

Nel senso che, come i bambini quando vanno a messa la Domenica, si lasciano attrarre da immagini che solo loro riescono a vedere dentro le venature di marmo delle piastrelle (attività a cui sono particolarmente dediti, e che i genitori scambiano per intensa partecipazione alla funzione eucaristica), io mi lascio attrarre da particolari che per altri risulterebbero insignificanti.

Non starò qui ad elencarli tutti, per rispetto dei vostri impegni giornalieri e della vostra tolleranza nei miei confronti.

Ma ce n’è uno in particolare che normalmente non è oggetto di riflessione e a cui vorrei dedicare la mia attenzione.

Quello dei frontespizi dei libri.

Quelle pagine che precedono l’inizio vero e proprio della narrazione, quelle che di solito recano due tipi di scritti: le dediche oppure le citazioni.

Da qui, l’esigenza di riportarvi una sommaria catalogazione dei loro tratti distintivi, al fine di facilitare quella delicata fase che è racchiusa nel “primo colpo d’occhio” con le vostre prossime letture. Catalogazione, di cui ovviamente mi sarete riconoscenti secula seculorum, per l’innegabile utilità e la squisita spiegazione.


1) I SUBDOLI.

Generalmente sono i frontespizi con le dediche. Quelli che se si venisse a sapere l’esatta data in cui il loro autore si svegliò con la faccia stravolta dall’improvvisa  ispirazione, e corse al tavolino per buttare giù le prime idee prima di lasciarsele scappare, scopriremmo che sono nati sotto l’egida di un segno doppio.  

Quindi da loro non sapremo mai cosa aspettarci.

Il fatto che rechino la dedica: Ad Antonio, che quella sera mi scaldò col suo sorriso, non vorrà per forza dire che il libro parlerà d’amore o di lunghi e travagliati rapporti affettivi. Potrebbe benissimo essere, che parli della destrutturazione dell’atomo, o dell’erosione idrica del Kilimangiaro. Altresì, potrebbe anticipare la biografia di Gigi D’Alessio, o le ultime ricette della Clerici.  E comunque: anche quando vi azzarderete ad intuirne la natura, sarà la volta in cui sbaglierete clamorosamente.

Ecco un facile esempio: la dedica, Alla memoria di Pietro Nuvolone e Franco Bricola, potrebbe sembrare intrinsecamente giocosa, e farvi pensare all’ultima avventura di Giamburrasca, oppure, che so, a titoli faceti tipo: Di come Nicolino Punk volò in Brasile e Pierino Spazzoletta non ci ha creduto neanche un po’; ebbene no: sappiate che invece è semplicemente la dedica del mio libro di Diritto Penale scritto a quattro mani; ecco il perché dei due nomi ricordati (un morto a cucuzza mi pare più che equo), e vi assicuro, che tutto può essere meno che allegro e divertente.

I libri che recano tali frontespizi, amano mantenere la suspense, quindi è facile che siano seguiti da una o due pagine bianche, giusto per mantenere la tensione letteraria, e stemperare il nervosismo crescente ove ce ne fosse bisogno. Inutile dire che il mio libro di Penale è seguito immediatamente dall’indice degli argomenti, in questo caso per protrarre il più possibile l’atmosfera di terrore alternata alla noia infinita.


2) I SOCIEVOLI.

Sono forse i più simpatici, in quanto tendono a presentarsi con frontespizi meno laconici di quelli con le dediche.

Ma attenzione! 
Essi sono persino più infidi dei subdoli, perché parlano per bocca altrui.

E si dividono a loro volta in due sottocategorie:


a) GLI SNOBBISTI.

Sono quei frontespizi che prediligono i salotti della gente bene, e se non fosse per la crisi di mercato, andrebbero in giro sempre con rilegature in cuoio, o comunque con copertine rigide. Purtroppo, hanno dovuto adattarsi all’andazzo, e a tutt’oggi, è facile incontrarli con brossure di terza o quarta categoria.

Normalmente si presentano con eleganti citazioni letterarie, al solo scopo di fare molta scena, e ingannare il lettore sul contenuto decisamente meno elevato della citazione.

Spesso e volentieri giocano d’astuzia, e per confondere le acque, si presentano con citazioni sempre letterarie ma dal significato oscuro. Con il risultato che il lettore ne rimarrà decisamente impressionato, e quando scoprirà di non aver capito né la citazione né il libro, incolperà il suo scarso intelletto, e passerà i giorni a studiare a memoria l’incipit del libro, per sfoggiarlo durante una conversazione a caso, nella sala d’attesa del dentista.

Altre volte, sono più bonari e sempliciotti. Si presentano con una pomposissima citazione stranota ai più per fingere alti livelli culturali, ma poi svelano subito il trucco con tanto di strizzatina d’occhio nell’incipit del libro, lasciandosi andare a frasi come “Il cielo sembrava sereno”.

Questi ultimi sono quelli a cui si perdona molto più facilmente l’aria snobbista rispetto ai primi. Perché a fine libro, che ti sia piaciuto o meno, ti tendono la mano, come a volersi giustificare dell’aria di supponenza adottata all’inizio.


b) I CUGINI DI CAMPAGNA

Categoria eclettica, vanta frontespizi estrosi e creativi. Pur rimanendo nell’ambito delle citazioni, non è detto che esse siano letterarie.

Ci sono quelle musicali, per cui io nutro una particolare simpatia, come ad esempio questa:

(da "Cinquemila chilometri al secondo", di Manuele Fior)


Oppure trattasi di dediche con dentro citazioni.

(da "Sono stata Alice", di Melanie Benjamin)


Riscuotono molto successo nonostante la tendenza di molti di essi ad affabulare e ad ingannare il lettore con contenuti insufficienti; non hanno la puzza sotto il naso come quelli della categoria precedente, e scatenano un’immediata empatia proprio grazie al confidenziale saluto con cui accolgono il lettore all’inizio.

Spesso e volentieri, qualora a fine libro, siate irrimediabilmente insoddisfatti, ciò che vi tratterrà dal buttarli nel cassonetto della carta, non sarà il prezzo esorbitante, cosa quasi tassativa nel caso degli snobbisti, ma la copertina colorata e kitch, che troverete perfettamente adeguata per il secondo ripiano della vostra nuova libreria Ikea (a fianco al bonsai del baobab).


3) QUELLI ALLA MANO

Spesso confusi con la categoria dei socievoli e le sue sottocategorie, essi fanno parte invece di un settore sui generis. Cioè quelli che recano citazioni dello stesso autore.

Insieme a quelli recanti citazioni musicali, sono i miei preferiti, perché a volte riservano preziose perle o simpaticissime trovate, che ripagano anche l’eventuale delusione del libro. Hanno un’aria genuina in qualunque modo si presentino, che sia una rilegatura con finimenti in oro, o che sia una brossura incollata a sputi.
Già e solo per questo motivo, ottengono il risultato di conquistare un’immediata confidenza con il lettore, che se è fortunato, oltre a ricordare il contenuto del libro, amerà declamarne la citazione iniziale con estremo godimento e soddisfazione per l’uditorio.

Eccone due diversi tipi estremamente eterogenei.

(da "Se questo è un uomo", di Primo Levi)



(da "Il Vangelo secondo Biff", di Christopher Moore)




Quelli alla mano rappresentano l’unico caso in cui ci si può avventurare nell’indovinare il contenuto del libro.

Proprio perché essendo “cosa” partorita dall’autore, è possibile intuire il più delle volte con successo il tenore letterario dell’opera.


E qui finisce la rubrica infradecennale di “Quattro chiacchiere con una visionaria”.

Certa che vi sia oramai impossibile negare l’evidenza, cioè che i libri siano dotati di propria personalità e comportamenti sociopatici, vi consiglio la visione di questi due video.

Uno che vi farà guardare i libri con sospetto. 

E uno che tirerà fuori tutto il vostro innato puccettosismo.
Voilà.

4 commenti:

  1. Un recensione di alto valore didascalico mirata ad una parte dei libri che tendo a saltare a piè pari (ovviamente facendo poco strada, prova un po' a saltare a più pari in avanti, quanto farai ? 1 metro e mezzo ? )

    Per la verità mi ricordo solo un aneddoto legato al frontespizio. Io sono un lettore seriale di Wilbur Smith (lo so ognuno ha i suoi difetti). Per moltissimo tempo ho letto sempre la solita dedica alla moglie Danielle Antoinette molto affettuosa. Per qualche tempo nulla, quindi è comparsa Mokhiniso. Questo mi è servito a capire che aveva cambiato moglie ed ho pensato...eccolo qui l'artista che sfrutta la popolarità per cambiare molgie e prenderne una pià giovane.... Invece, povero, non è stata colpa sua, perchè Danielle Antoinette è mancata per un tumore al cervello.
    Fine.

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    1. "Io sono un lettore seriale di Wilbur Smith (lo so ognuno ha i suoi difetti)."

      Non la penserebbe così il mio fidanzato, anche lui vorace lettore di Wilbur, e di cui mi riprometto presto di leggere qualcosa anche io.

      Però accidenti, non so mica se lui la sa questa cosa della moglie. Glielo riferirò, e comunque, lo vedi?

      Sei stato fortunato, hai beccato un frontespizio fintamente subdolo, che ha detto molto di più di quanto non facciano molti altri :)

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  2. io aggiungerei un punto in più a quelli con le citazioni "dotte" se non troppo scontate...male che va il libro mi avrà consigliato la prossima lettura ;-)

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    1. Vero, vero, hai ragione: però molto spesso mi è capitato che attratta dalla citazione, scoprissi dopo che "quella" era l'unica cosa decente del libro citato :D

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