Sono così dispiaciuta di aver finito di leggerlo, che l'unico modo per goderne ancora è consigliarlo a tutti.




Premessa: molto spesso le mie letture provengono dalla biblioteca. 

Purtroppo la mia fame “letteraria” non va di pari passo con le mie entrate. Così, i libri che invece decido di acquistare sono  il frutto di un lungo corteggiamento, che passa attraverso le recensioni, sguardi fugaci attraverso le vetrine della libreria, ricerca di note sull'autore. 

A volte prendo delle cantonate incredibili, a volte no. A volte come in questo caso, raggiungo l'apoteosi del mio “baratto figurato”. 

Immagino i soldi che consegno direttamente nelle mani dell'autore, e corrispettivamente immagino l'autore che mi fa scivolare nella mano un pugno di emozioni che entrano nel mio animo. Allora la beatitudine mi si stampa in viso, e passo i giorni dopo aver chiuso il libro a rigirarmelo tra le mani, come un innamorato maneggia fino a consumarla, la prima lettera d'amore ricevuta.

C'è chi con la carta fa origami a forma di gru. Se vengono bene puoi tenerle nella mano e stanno in piedi da sole. C'è chi con le parole fa origami a forma di storie. Se vengono bene ti attraversano il cuore, senza bisogno di chiederti la chiave.

E questo romanzo è pieno di origami. È pieno di storie palpitanti.

Un equilibrista le guarda dall'alto e le congela in un'istantanea a colori. Noi non facciamo altro che leggere il puzzle che compone quella foto.

Storie e vite in bilico come il funambolo che le contempla senza vederle.. in bilico tra presente  e futuro, tra dolore ed espiazione, tra errori atavici e salvezza, tra disperazione e riscatto, tra amore sudicio e amore immacolato. Ma alla fine del libro, proprio all'ultimissima pagina la consapevolezza è una sola: che c'è una fede che a volte non sappiamo di avere, ed è una fede connaturata alla nostra stessa esistenza, che cammina sempre sopra una corda tesa sul nulla, e sulla fune siamo in perfetta solitudine, noi e la nostra fede in qualcosa.

E chi se ne frega dei nostri buoni propositi, delle nostre intenzioni, possiamo sempre cadere da un momento all'altro, ma possiamo anche arrivare alla fine del filo; e se ci arriviamo, chi ci tende la mano è proprio lei, la fede, la meta, l'amore, l'amicizia, la serenità, tutte facce di una stessa medaglia. 

Una piccola medaglia, quasi una monetina da 5 centesimi, che possiamo deporre sulla linea dell'orizzonte durante il tramonto, e accorgerci che ha la stessa forma del Sole.

Una frase per tutte: "C'è chi pensa che l'amore sia la fine della strada, e che se si è abbastanza fortunati da trovarlo ci si ferma lì. Altri dicono che è come un burrone nel quale si precipita. Ma chiunque abbia vissuto almeno un po' sa che muta con il passare dei giorni, e secondo l'energia che gli si dedica, lo si conserva o ci si aggrappa, oppure lo si perde, ma a volte capita che non sia nemmeno mai stato lì, sin dall'inizio." (Pag.395)


(Philippe Petit, 7 Agosto 1974, in bilico tra le Twin Towers a New York, sopra una corda spessa meno di 3 cm, a 417 metri di altezza)





"Un uomo lassù nell'aria mentre un aereo, così sembra, sparisce nell'angolo della torre. Un piccolo frammento di passato che ne incrocia uno più grande. Come se il funambolo stesse in qualche modo anticipando il futuro. intrusione del tempo e della storia. Punto di collisione delle storie. Attendiamo un'esplosione che non avviene. L'aereo passa, il funambolo raggiunge l'estremità. Nessuna disintegrazione. [...] L'uomo solo contro l'immensità, eppure capace di farsi mito a dispetto di ogni altra evidenza."



Nessun commento:

Posta un commento