Perché è finito? Nescio, sed fieri sentio et excrucior.




Che situazione ingrata, quella di riuscire a rendere merito a un libro come questo attraverso quattro righe di commento!

Finire di leggerlo, è stato un duro lavoro.
Non per la conclusione  della storia, ma per l’acquisita certezza che per risollevarsi dalle proprie ceneri, a volte è “doveroso” toccare il fondo. Quanta saggezza nella canzone di De André che diceva che “dai diamanti non nasce niente, ma dal letame nascono i fiori”!

La storia di Patty e Walter è la storia mia e di chiunque la legga.
Non occorre avere alle spalle un matrimonio o dei figli, per ritrovarcisi.
Scordiamoci le baggianate dei fatalisti che dicono “Non era destino”, o dei pragmatici che inneggiano al “Volere è potere”.
Troppo semplice cari miei  per portare avanti dei legami, qualunque forma essi abbiano.
Non basta avere un’identità ben precisa. Come non basta relazionarsi alle altre persone, tenendo a mente ciò che vorremmo da loro e da noi stessi.

Tutte le volte che creiamo un filo doppio con qualcuno, che sia un amico, un figlio, un genitore,  un marito o una moglie inneschiamo dei meccanismi che dipendono da noi, nell’esatta quantità in cui NON dipendono da noi. Rassegniamoci. Non è sufficiente amare o credere di amare. Occorre ben altro per far funzionare le cose. 

Facciamo un ipotesi: occorrerebbe ad esempio, riconoscere che è sufficiente l’essersi alzati col piede sbagliato, per dare un buongiorno poco entusiasta al proprio compagno, ed è sufficiente quel buongiorno un po’più freddo del solito perché lui rimandi a un altro momento il suo sfogo su qualcosa che lo affligge, e sarà allora sufficiente questa piccolo neo all’interno di una giornata come tante perché l’incomprensione più stupida duri settimane, anziché svanire dopo 5 minuti nel fondo di una tazzina di caffè. 

Beh, allora, non è vero che decidiamo tutto noi, come non è vero che non è mai colpa nostra.  

E’ una questione di tempi di reazione sincronizzati al minuto, di gesti che non possano essere interpretati per quello che non sono, di volontà e di sforzi all’unisono. Basta un piccolo tentennamento da una parte, e un pizzico di distrazione dall’altra e il gioco è fatto. Momenti di vita felici si trasformano in un inferno, anni di fatiche vanificati dentro lettere d’addio.. e  insomma ‘sticazzi!! Giocare a Shangai mentre si scendono le rapide in Finlandia è decisamente più facile!

La probabilità che uno spermatozoo fecondi un ovulo è miracolosa almeno quanto la buona riuscita di un rapporto per decenni. E se per lo spermatozoo, il più è fatto una volta avvenuta la fecondazione, non si può dire lo stesso per chi ha deciso di unirsi e rendere feconda la vita di un’altra persona. Mi viene in mente una canzone che fa così:

“La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane.”

Già! Se te ne rimane!


La libertà di cui parla Franzen è un prisma di cristallo: multiforme e variegato in tutte le sue sfaccettature. Libertà di fuggire e libertà di scegliersi la propria prigione, libertà di scegliere se  vivere e libertà di morire dentro, quanto basta per poter vivere meglio dopo.

Un consiglio: se siete in piena crisi matrimoniale, e state pensando di rivolgervi a uno psicologo per trovare conforto e soluzioni,  prima leggete questo libro. Se dopo non sarete già a metà del lavoro, almeno avrete già la  scaletta pronta per sapere da dove iniziare. 

Piccolo neo: la copertina è pessima, sembra un fotomontaggio fatto con un programma di Photoshop acquistato dai cinesi, e oltretutto non rende giustizia alla dendroica cerulea, che in effetti è proprio un uccellino delizioso. Eccola qua, ve la presento :)



3 commenti:

  1. Anche a me non è mai piaciuta la copertina, ma non è colpa dell'Einaudi. L'hanno fatta gli americani. Ne avevo parlato a suo tempo qui.

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  2. Ah ma allora Noce non è generata da un computer. Noce è umana! Le è sfuggito un errore! :))))))
    Mi è più simpatica, oggi.

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  3. Io sbaglio moltissimo! :) Sono umanerrima!!

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