Non so come iniziare: avete presente i film per i bambini, che siete costretti a vedere sul divano insieme a loro?

All'inizio partite con scetticismo, la storia l'avete già vista mille volte, anche se non vi ricordate i dettagli, sapete soprattutto che fine avrà, quali sono i punti deboli ecc...

Poi, com'è, come non è, vi lasciate prendere la mano.

Allungate le gambe, vi rilassate, guardate il vostro compagno di “avventura” e piano piano vi ammorbidite,  rimanete colpiti dalle sue espressioni di stupore, dai suoi occhi ingenui, vi dimenticate di essere composti e razionali, e sorridete, vi commuovete e seguite con tenerezza il film, lasciandovi travolgere da ondate di affetto genuine. Così alla fine vi ritrovate ad avere la stessa faccia da ebete che ha il pargolo, solo che lui è credibile, voi un po' meno.

Ecco: questo è l'effetto che mi ha fatto guardare la vita di Gesù con la compagnia di Biff.

Chi è Biff? È un ragazzino come tanti che ha avuto la fortuna/sfortuna di essere culo e camicia col Messia per quasi tre decenni, dall'infanzia alla fine. Il suo vero nome è Levi, ma la mamma lo ha soprannominato Biff, perché "biffticcia" sempre coi fratelli. (Chi l'avrebbe mai detto che Moore  avrebbe preso spunto da Jovanotti?)

Ma come si fa a trattare un tema così difficile come la vita del Salvatore senza incappare in un'accusa di blasfemia? Esattamente come ha fatto Moore. 

Immaginandolo umano. Essì che ci saremmo potuti arrivare anche noi a pensare  che se per trent'anni Gesù è riuscito bene o male a mimetizzarsi nella società del suo tempo, molto meno tollerante della nostra sotto molti aspetti, evidentemente non è stato “divino” da quando era in fasce.

Eppure non siamo stati così abili, e non siamo riusciti a immaginare la dolcezza di un adolescente che sente intimamente di essere speciale e solo, in quanto unico,  ma ha le nostre stesse emozioni, il nostro senso dell'umorismo, la nostra identica debolezza davanti agli ostacoli che non conosciamo. Biff  ce la racconta tutta la sua storia, e solo lui avrebbe potuto raccontarla così,  e solo  lui avrebbe potuto avere l'occasione di farlo grazie all'aiuto di un angelo bislacco, teledipendente e credulone, che confida di poter lanciare ragnatele come l'Uomo Ragno per tenersi al passo coi tempi, e sconfiggere il male che affligge la società odierna. ( e detto tra noi, mi ricorda molto l'angelo “multifunzionale” di “Bassotuba non c'è” di Paolo Nori; che anche Moore lo abbia letto? )

Questo romanzo è un capolavoro “discendente”. Anziché elevare la vita di un uomo, rivelandone gli aspetti migliori, lo abbassa al nostro livello, svelandone i lati che vorremmo avesse avuto, ma che non siamo stati capaci di attribuirgli neanche col pensiero. 

E fortuna vuole che in qualche modo siamo riusciti a dargli un aspetto, altrimenti sarebbe stato come il sarchiapone della gag di Walter Chiari, un qualcosa di indescrivibile. A proposito, se volete vederlo, l'arcano è stato svelato.. il sarchiapone è lui.


Ma torniamo a noi:

A pagina 519 troverete  questa frase :

"Nessuno è perfetto.. Be', veramente uno lo è stato. Ma l'abbiamo ucciso." (Anonimo)

L'inseparabile Biff ce l'ha dimostrata tutta la perfezione di quest'uomo: è la stessa che abbiamo noi, solo che non abbiamo ancora imparato a volgerla al meglio come ha fatto lui.

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