Non ho 34 anni. Ne ho 3,4.



E con questo libro il verdetto è finalmente raggiunto: a me le favole piacciono.

Ieri sera, mentre il verduraio sotto casa mi faceva gli Auguri di Natale, e guardavo distrattamente la nebbiolina mentre parlava, (nebbiolina quando si parla = molto freddo), io non vedevo l’ora di tornare a casa, prepararmi il tè, e tornare a leggere la vita di Alice.

Mi si chiederà: è una biografia attendibile? La storia della Musa ispiratrice di Lewis Carrol, è ampiamente documentata? Ebbene no, purtroppo le cose che si sanno della vera Alice sono quattro in croce, e la Benjamin, ha cercato di essere attendibile nell’immaginare la verità più probabile, ma di cui non abbiamo certezza.

Ma sapete che c’è?

Non me ne frega una cippa. La storia è bellissima. Tutto converge in quei piccoli dettagli che mi fanno andare in un brodo di giuggiole.

Ah, la storia ambientata nell’epoca vittoriana, ah il romanticismo sottinteso e i codici di comportamento che ti fanno intuire ma che non dicono espressamente, ah i personaggi  inconfondibili (ce n’è può essere uno più inconfondibile di Alice?) , ah quelle descrizioni accurate ma non ridondanti, per cui riesci a immaginare persino il ricamo della crinolina della cameriera, ah, le belle favole!!!

Perché poi, la cosa secondo me riuscitissima di questo libro, è proprio la geniale continuità  con l’Alice del Paese delle Meraviglie.  E con questo non voglio assolutamente farvi credere, che dalla favola per bambini, si passi a una vita surreale e abbagliante, fatta di lustrini e balli di corte. Ma magari!!! La vera Alice si suppone abbia avuto una vita tutt’altro che facile, e la Benjamin è riuscita senza apparente sforzo, a tradurne non solo la storia, ma anche le preoccupazioni,  le incertezze, la battaglia con gli stereotipi del tempo.

Un bon bon di storia, scritto deliziosamente, e dotato di una peculiare profondità al pari della favola nota ai più.

 Dentro il libro, troverete anche tre foto della vera Alice,  che riguardavo attentamente ogni dieci pagine che leggevo, manco ne fossi dipendente.  Anzi, al diavolo l’ipocrisia, ne ero veramente dipendente. Dipendente da quella strana frenesia che ti prende quando vorresti saperne ancora di più, quando guardando gli occhi del soggetto, ti affanni a trovare quello che vai cercando, e molto spesso, parla di te.

Vi allego qua, l’unica delle tre che potete trovare facilmente in rete. Le altre mi auguro per voi, le scoprirete da soli, insieme alla magnifica, dolorosa e intensa storia di Alice Liddle.


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