L'importanza di chiamarsi Emerenc





“Ogni definizione senza emozioni finisce per essere imprecisa”.

Assioma importantissimo per poter leggere questo libro.
Emerenc non è una donna che si può “leggere” con fare distaccato.

E’ la domestica che tutti vorremmo, e la vicina di casa che senza conoscere, potremmo incolpare della strage di Erba.

Emerenc ha una casa. E come tutte le case, c’è una porta. Pur sembrando una porta qualsiasi, diventa blindata per  chi non è desiderato. Per chi non merita la fiducia di Emerenc.

Ma non è cosa semplice conquistarla. Dovete dimostrare di essere in grado di capirla, di rispettare i suoi silenzi, di accettare le sue piccole  vendette, di amarla per quello che è.

Allora Emerenc si donerà come una vergine pura e immacolata alla prima notte di nozze. Totalmente e incondizionatamente. Ma non dovete distrarvi. Emerenc non è un’aliena. Non è invincibile, e non è Superman. E’ un essere umano come voi. E cosa può accadere, se un bel giorno, vi distraete e dimenticate di amarla con attenzione, come lei ha fatto con voi?

“Una passione non si può esprimere pacatamente, disciplinatamente, morigeratamente, e nessuno può definirne la forma al posto di un altro.”

Adesso tocca a voi. Amatela pagina per pagina e scoprite da soli quale definizione dare all’anima di Emerenc e cosa significa entrare nella porta del suo cuore. 

3 commenti:

  1. Condivido pienamente. Splendido “La porta”, la mia scoperta dello scorso anno. Ora che mi ci fai pensare, ho messo troppo da parte la Szabò. Che penna!

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  2. E infatti hai ragione. Nel 2012 dovrò riprenderla anche io in mano :)

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  3. Magda Szabò ha scritto solo alcuni libri bellissimi, gli altri perfetti:)

    "La porta" è stato il primo suo che ho letto, mi ha ricordato "Cinque stagioni", di Yehoshua, non succede niente di epico, si racconta "solo" della vita, ma non vuoi che il libro finisca.

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