Il contrario di déjà vu




Esiste il contrario del déjà vu. Lo chiamano jamais vu.
Più o meno è come quando ti imbatti in cose o persone che dovresti conoscere, ma a te sembrano nuove.

Questo libro mi ha fatto lo stesso effetto.

Salvatore Satta è un nuorese DOC. E "Il giorno del giudizio" parla di Nuoro, per Nuoro, pro Nuoro e contro Nuoro.

E io a Nuoro ci abito.

E di tutto ciò che c'è scritto nel libro non ho potuto riconoscere niente. E non è solo perché sono troppo giovane per ricordarmi i tempi che furono.

E anche perché i tempi cambiano non solo le cose e le persone, ma anche i modi e il sentire, e il dire, e il fare.

Quel rapporto tra il contadino e la sua terra, io lo posso solo immaginare. La vita errabonda del pastore sotto il cielo ingrato, la posso solo intuire.

L'ozio del possidente che guarda seduto al bar i suoi concittadini, fiero e certo di essere un gradino sopra tutti, non è la stesso del figlio di papà sul SUV che guarda il culo della commessa di Calzedonia ondeggiare per strada.

La costruzione di un ricordo non dev'essere una cosa facile. Soprattutto quando l'inizio della tua vita è rimasto intriso di sentimenti atavici che adesso sono morti insieme all'ignoranza e alla genuinità.

E dev'essere difficile anche ricostruire le vite delle persone che hanno animato i propri ricordi. Si rischia di scoprire cose di se stessi che non ci piacciono. Si rischia di vedere le cose come stanno. E di non rendere giustizia ai morti.

Eppure Satta ce l'ha fatta. Nonostante le sue paure, ha sollevato il velo pietoso di vite miserabili e comunque giuste nel fluire del loro percorso; e le ha deposte piano, ancora una volta, sui loro sepolcri, restituendo loro dignità, quella che gli è stata tolta dallo sguardo "abituato" dei loro contemporanei.

C'è un introspezione profonda di Nuoro in questo libro, che è la stessa che avrei potuto cogliere negli aneddoti che mio padre racconta di quando era adolescente, ma che non posso fare, perché è un dono riuscire a raccontarsi e a raccontare. Nuoro è un' isola dentro un'isola. Adesso lo so. Prima lo sentivo e basta. Ora ne ho la consapevolezza.

Sia lodata la scrittura, che permette di fermare le cose che vediamo sulla carta, e sia lodata la volontà di chi ne vuol far partecipi tutti, anche quando l'autore non ne ha avuto il tempo, o aveva paura di farlo.

"Sono stato una volta piccolo anch'io, e il ricordo mi assale di quando seguivo il turbinare dei fiocchi di neve contro la finestra. C'erano tutti allora nella stanza ravvivata dal caminetto, ed eravamo felici perché non ci conoscevamo. Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti resusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale. È quello che ho fatto io in questi anni, che vorrei non aver fatto e continuerò a fare perché ormai non si tratta dell'altrui destino ma del mio."(Pag 267)

Salvatore, mi dispiace solo non aver la tua stessa sapienza e arte nella scrittura e non poter così raccontare il tuo "giudizio finale". 

Spero che chi ti ha conosciuto e letto, stia cercando di farlo in qualche modo. Basterebbe anche lo facesse per se stesso. Chiunque dopo aver letto il tuo libro, vorrebbe risuscitare in una storia, come hai fatto tu con le anime di chi ti è passato accanto. Grazie per la memoria che ci hai restituito senza chiedere niente in cambio. 

Grazie.

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