Habemus papam. Ma non è quello di Moretti.






O forse sì.

Naaaa, diciamo che Nanni si è divertito a immaginare la versione disneyana del romanzo teatrale di Silone. Una recita natalizia dove i buoni vincono sui cattivi.

Silone invece ha scritto per quelli che son già a Capodanno, quelli disillusi che mezz’ora prima dei botti, vanno in terrazza a fumare e fanno una summa di tutto l’anno, e si accorgono che non è che sono andati così tanto avanti rispetto a quello precedente, e che per i prossimi 12 mesi, forse forse tocca loro  compiere,  o un gesto estremo, oppure abbassare un po’ il tiro, così giusto per stare coi piedi per terra.

Ma naturalmente immagino che tra voi lettori ci sia chi non ha letto il libro, né ha visto il film di Moretti.

E allora, scusatemi un attimo che appresto la scena.

Dunque: con Nanni la facciamo semplice semplice. Un Papa, che appena eletto, cade in crisi di coscienza e non sa se riuscirà a sopportare il peso del pontificato.

Con Silone invece.. Beh, dunque, la partenza è un po’ diversa.

Pietro Angelerio del Morrone,  prima di diventare papa, era un ottimo cristiano, ma proprio di quelli buoni come il pane. E per niente stupido. Faceva l’elemosina se c’era da farla, predicava bene e razzolava altrettanto bene; se vedeva azioni sconvenienti e contro la morale, non distoglieva lo sguardo con fare disgustato, ma ne prendeva coscienza e ne ragionava insieme all’autore cercando di portarlo dalla parte del giusto, e se non ci riusciva, beh allora amen, elargiva il perdono autentico.

Ma un bel giorno, inaspettatamente, nel 1294 viene eletto Papa. Magnum gaudium est, voi direte.
Finalmente un uomo giusto al potere.

E infatti anche l’ormai Celestino era euforico, preoccupato ma euforico.

Quali erano gli intenti di Celestino? Ovviamente quelli di un uomo buono che può permettersi di deviare le cose verso il corso naturale e giusto, perché finalmente ne ha i mezzi.

Ad esempio, voleva bandire tutte le indulgenze e i privilegi concessi a casaccio, e  informarsi dettagliatamente caso per caso, ogni qualvolta decidesse di firmare un qualsiasi documento.

[Pregasi la clac di lavorare]

CLAC: AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!!

Voleva privilegiare la salute dello spirito privandosi delle classiche comodità ecclesiastiche, preferendo agli ori e ai broccati, un letto duro e un saio comodo.

CLAC: AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!!

Voleva rinnovare la Chiesa interamente, ignorando il sottile e fragile equilibrio tra Re e Toghe corrotte e rifiutando i compromessi e le regalìe facili.

CLAC: AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!!

[Non basta, assumete altri figuranti, questa clac è smorta]

CLAC  RINFOLTITA: AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!!
  
 **************

[Sospiro fuori campo]

Caro, caro il nostro Celestino, che voleva andare da solo contro il mondo e pensare che una volta al potere avrebbe potuto continuare a fare il buon cristiano.

Caro, carissimo Celestino, che pensava che la Chiesa, avrebbe assecondato il suo desiderio di purificazione allo stesso dilagante modo con cui sguazzava nella corruzione.

CLAC  RINFOLTITA: … ……………………… ………………… ……………

[In effetti non c’è niente da ridere]

E così, rimanendo sul giochino scemo dei due piedi in una pellicola, si potrebbe dire che “L’avventura di un povero cristiano” è stato scritta come  un film di Bud Spencer e Terence Hill al contrario, con un finale dove gli eroi prendono un sacco di botte anziché darle.

Ma come nei migliori spaghetti western, dove la colonna sonora fischiettante anticipa la venuta di gag e scodelle di fagioli fumanti, anche nel testo di Silone, avremmo potuto immaginarci la fine.

Bastava tener d’occhio questa frase:

"Se l'utopia non si è spenta, né in religione, né in politica, è perché essa risponde a un bisogno profondamente radicato nell'uomo. Vi è nella coscienza dell'uomo un'inquietudine che nessuna riforma e nessun benessere materiale potranno mai placare. La storia dell'utopia è perciò la storia di una sempre delusa speranza, ma di una speranza tenace."

Va beh, adesso non è il caso che vi rattristiate. Ok, la favoletta non ha un finale natalizio, ma parla di speranza, dai che avete capito, quella cosa verde che non dovete dimenticare al festone dell’ultimo dell’anno. Quella cosa che è l’unico bagaglio leggero, che vi fa andare avanti il prossimo 2012. E più ne avete meglio è!

Perché va bene che crepi l’avarizia, ma pure un pochino la mestizia!

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