Del Natale e di altre cosucce collaterali.






Ho dei genitori abbastanza anziani, e sono ormai in quella fase in cui ci mettono un’eternità a fare tutto,  soprattutto mangiare. 

Perciò, mentre da piccola, io ero sempre l’ultima a finire, perché cianciavo a più non posso, con la forchetta a mezz’aria  snervando mia mamma, adesso io son la prima a spazzolare il mangiabile, a fare scarpetta, e a dire “Posso?”  e alzarmi mentre loro sono ancora impegnati col primo ( in casa mia la domanda relativa al permesso di alzarsi  anche se ormai ha un valore puramente retorico, non si può assolutamente evitare, i miei sono di vecchio, vecchissimo stampo).

E così, quelli per me, diventano i classici tempi morti. 

Quella dannata mezz’ora che diventa eccessiva per fumare, e dall’altra parte non mi permette di dedicarmi a qualcosa in modo totale, perché tanto dopo, devo andare a sparecchiare/riordinare/lavare i patti e  farmi il caffè.

Adesso: non è che vi sto raccontando questa cosa perché sono una scrittrice compulsiva che ha come unica missione quella di annebbiarvi la mente con prolissi aggiornamenti sulla propria vita quotidiana; ve lo dico invece perché un’amica che stimo molto, per un giorno è riuscita a rendermi produttiva (oibò!)in uno di questi tempi morti. E persino in fase digestiva che per me è tutto dire! 

Mandandomi appunto questo squisito raccontino natalizio, che io ho letto nella famigerata succitata mezz'ora. 

Ma in fondo non è del tutto casuale il racconto di quella mezz’ora da panda in letargo. In famiglia siamo solo in tre, per cui per me il Natale è principalmente rumore di genitori. Che include anche il chiacchiericcio dei miei a tavola, per il quale la loro figlia, fosse anche in cantina, tende sempre un orecchio.

E poco importa se si tratta di un rumore che si perpetua anche per il resto dell’anno.

Sono però preoccupata per le nuove e future generazioni. Non voglio assolutamente assistere al giorno in cui rigireremo la domanda a un giovane del 2045, e ci risponderà: “Il Natale fa il rumore del plin plon di Messenger, quando la mia famiglia mi chiama in chat per farmi gli auguri.. dall’altra stanza!” 

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