Decalcomania della fusione tra essere, amare e sentire.




“L'arte di Frida Kahlo è un nastro attorno a una bomba."

Così André Breton descrive Frida e la sua opera.

Mai citazione fu così azzeccata.

Sia Frida, che il suo rapporto con Diego, l’uomo di un’intera vita, da qualunque parte lo si prenda, ti sfugge dalle mani.


Scotta, brucia e non ti lascia il tempo di trovar le parole giuste per descrivere una coppia paradigmatica nel suo meccanismo ancestrale di completezza.


Già in altra sede, mi ero ritrovata a riflettere, come sarebbe auspicabile, dedicarsi all’intima dietrologia degli artisti, prima di apprezzarne l’arte.

Prima di aver tra le mani il libro di Le Clézio, mi era già capitato di vedere quadri della Kahlo, e di Rivera, e da brava capra ignorante, l’unico dettaglio che mi era rimasto impresso, era il monociglio di lei.

Ben altra storia  è vedere le sue opere adesso, che risento ancora dell’eco della sua vita.

Il sottotitolo del libro (un amore assoluto e impossibile sullo sfondo del Messico rivoluzionario) ha il difetto di suonar troppo sdolcinato, anche se vero. Non gli rende giustizia, ed è una cosa che non si può capire se non alla fine.

Frida e Diego, non sono due amanti qualunque. Sono figli di una rivoluzione sociale, e allo stesso tempo genitori, fratelli e amanti dei loro tumulti interiori. Un rapporto simbiotico tra società e individuo, che non può essere ignorato. I loro moti dell’anima, diversi ma simili nell’autenticità dell’ardore, hanno avuto modo di essere esternati, dipanati, messi a confronto nella vita di coppia,  proprio perché nati all’ombra di una Rivoluzione radicale, e proprio nelle ceneri di quella Rivoluzione si consumano, per poi risorgere sotto forma di arte.

Sebbene io sia un over trenta acida e antipatica, credo intimamente nell’amore indissolubile, quell’amore che ti prende da dentro, e non ti molla nemmeno nel ricordo, quando finisce. Ma credo anche, che spesso ci siano dei tempi  azzeccati, che trasformano una storia vera e rara, nella quintessenza del sentimento, irripetibile.

Se puta caso Diego e Frida avessero vissuto la loro storia d’amore adesso, in Italia mettiamo, di questi tempi, dove pur c’è crisi, dove pur la gente arranca ed è stufa, come sarebbe potuta andare? Io già me li immagino, confusi e destinati a perdersi tra i graffitari delle metropolitane. Forse avrebbero viaggiato come allora, e chi avrebbero potuto conoscere? Un Trotckij? Un Breton? Un Henry Ford? No. Allora chi? Un Gheddafi in fuga? Un Steve Jobs illuminato che li avrebbe persuasi a comprare l’ultimo modello della Apple, e a propagandare le proprie mostre e e il loro love affair su Internet? Mah, chissà, forse avremmo potuto partecipare anche noi al loro menage grazie ai paparazzi di Novella 2000, che li avrebbero spiati durante qualche gita in Costa Smeralda.

Anche con tutta la buona volontà, ho i miei seri dubbi, che la loro storia avrebbe avuto lo stesso corso impetuoso e vivo, se avessero avuto la sfortuna di nascere in un altro secolo.

E poi comunque, come ben si sa, l’amore è una cosa complicata. Se dovessimo farci un’idea della coppia Diego-Frida leggendo una sommaria descrizione delle loro vite su Wikipedia,  potremmo cadere erroneamente nel facile stereotipo: “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, ma io aggiungerei che dietro una grande donna, c’è anche il desiderio biologico di sostenere la vita di un grande o anche piccolo uomo. E uso il verbo “sostenere” nell’accezione più larga del termine, che non comprende solo quella di fungere da appoggio, ma di riversare un amore incondizionato verso un’altra persona.  E allo stesso modo uso il termine “piccolo” perché in effetti il sentimento totalizzante che ti porta a vedere come un’urgenza vitale, il legame con un uomo, non è  molto distante da quello che unisce le mamme alle proprie creature.  

Per Diego e Frida non esistono filtri che allunghino il passaggio tra essere e sentire. Esiste solo un ponte che è l’arte: la foce naturale dei loro sentimenti, la pittura nazional popolare di Diego e quella travagliata e sofferta di Frida. Nessun canale di emozioni avrebbe potuto essere più appropriato e calzante, come nessun’altra nazione, oltre il Messico, avrebbe potuto fornir loro la tavolozza di colori giusta per esprimere i loro sentimenti più forti.

Così , guardandolo dall’alto, questo abissale oceano di emozioni concentrato in due sole persone, fa veramente una tenerezza incredibile. Partecipare alle loro traversìe, edulcora persino il tono documentaristico seppur scrupoloso di Le Clézio, che bisogna ammetterlo, è comunque bravissimo a infilarsi nel versatile universo di Frida e a mettere in rilievo la personalità genuina di Diego.

Insomma, che altro dire: siamo a Natale, coccolarsi con storie di vite appassionanti è oltre che doveroso, rigenerante, specie se reali.

Perciò: prego, date inizio alle danze.. lasciatevi pure travolgere da questo meraviglioso passo a due. Io nel mentre vado a prendere i popcorn e la sedia da regista per godermi le vostre facce.

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