Cose da Ggiovani




Kerouac scrisse questo libro in tre settimane.
Quasi quasi ci mettevo più tempo io a leggerlo, che lui a scriverlo.

E niente, ho sbagliato momento.

Questo libro avrei dovuto leggerlo una quindicina di anni fa, quando ancora potevo leggerlo solo di pancia.
Adesso apprezzarlo del tutto mi riesce praticamente impossibile.

Sono ancora convintissima che Kerouac sia uno che va al sodo. Adoro la sua capacità di descrivere un’intera scena con quattro pennellate che a te sembrano distratte e buttate così a caso. E invece no.

Sono ancora convintissima che la beat generation, in quanto antesignana di un certo modo di ribellarsi, avesse un suo perché. Molto lontano da quello dei giovani di adesso, il cui tentativo di replica suona veramente male,  in un mondo che ormai offre moltissimi altri tentativi di far rivoluzione in modo intelligente.

Sono pure convintissima che il significato ultimo dell’amicizia tra Kerouac e Cassady, o se preferiamo tra Sal e Dean, abbia radici note a chiunque.  Subire il fascino di una persona carismatica è esperienza comune a tutti; vedere questa soggezione trasformarsi in adorazione è anch’essa un’esperienza già vista, soprattutto quando si è giovani e non si sa ancora dove pigliare gli ingredienti giusti per farsi una personalità propria.

Però, però, però:

sono anche ulteriormente convintissima, che come c’è un momento giusto per fare merenda, ci sia anche un tempo giusto per leggere questo libro.

Un ventenne può permettersi ed è giusto così, di leggere “Sulla strada”, di immergersi nello sballo fine a se stesso, di captare una certa inutilità della meta raggiunta, e di dire: “Che figata viaggiare senza una meta, solo io, il mio amico, le nostre valigie, conoscere gente, parlare di tutto, non avere orari, e poi anche ci capitasse qualcosa, un telegramma a casa, e poi chissà, chissà quale altra avventura ci riserva il domani”

Una trentaquattrenne come me, che di cazzate comunque in vita sua ne ha fatte, che di incoscienza ne ha avuto anche da vendere, non può che immergersi nella lettura, avere parecchi  déjà vu, alzare gli occhi dal libro, e pensare: “Che figata viaggiare senza una meta, solo io, il mio amico, le nostre valigie, conoscere gente, parlare di tutto, non avere orari…Ok, ancora quattro pagine e dopo ho da andare a lavoro/studiare/ stendere i panni/cucinare/escogitare metodi per pagare il mutuo/bla bla bla.”

Chi legge questa mia, e ha alle spalle solo una coppia di energici decenni, potrebbe pensare che diventare adulti per essere così, beh insomma, meglio spararsi.

E invece la gerarchia dei valori che cambia ha una magia intrinseca, comprensibile solo mentre la si vive.

Un po’ come quando da adolescente, mi chiedevo cosa ci trovassero di bello le adulte nell’andare a cena fuori con il fidanzato, mi sembrava una cosa talmente inutile, anche ipocrita se vogliamo, soprattutto considerando il dopocena, che a parer mio, non esigeva tutto sto tran tran di falsi preliminari per poi finire dentro un letto.

Col tempo, ho poi scoperto che una cena, o un pranzo con la persona con cui si ha l’intesa perfetta, è un mix di complicità, convivialità, romanticismo, soddisfazione appagante, un overture francese, un’introduzione lenta a tentazioni golose per i sensi ma sconvenienti a tavola, una dei momenti più belli da passare con la propria metà.  E soprattutto è uno di quei momenti, che se li fai con la persona sbagliata, riesce a rovinarti l’umore per settimane.

Ma come per tutte le cose, c’è il momento giusto per capirle e per goderne.

Come per leggere Kerouac.


2 commenti:

  1. Ehi, ma che bella recensione.
    Ironica ma con quel filo di malinconia che a me piace tanto.
    A me questo libro non ha mai "parlato", né quando avevo 20 anni - benché allora avessi un fidanzato che, avendolo letto, lo considerava la sua Bibbia - né tanto meno ora.
    Ma questo forse perché sono sempre stata allergica ad ogni oggetto di culto - che sia religioso o letterario - e ho sempre trovato noiosa questa epica del viaggio (sono rimasta al viaggio di Ulisse, io). Il che forse fa di me una schifosa snob, chissà.
    Saluti!

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  2. Per me è più semplice, probabilmente il bandolo sta nel fatto che son vecchia dentro :D

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