Ci vorrebbe “Chi l’ha visto”.



Se c’è una cosa che mi delude profondamente, è leggere un libro che ha tanta nobiltà di intenti, e poi svanisce in una bolla di sapone.

Ricordo ancora la prima volta che lessi il titolo. Balzac e la piccola sarta cinese. Binomio dissonante e allo stesso tempo accattivante. Lessi parecchie recensioni, e mi convinsi che meritava di essere letto. In fondo, per chi ama leggere, non c’è miglior cosa che proporgli una storia sull’amore per la letteratura, sulla scoperta di mondi racchusi in poche pagine, capaci di plasmare e cambiare la mente di chi legge.

Ma passando dal generale al particolare: una volta avvenuto il miracolo, una volta che la piccola sarta cinese scopre la libertà, la via di scampo offerta dalla cultura grazie a Ma e Luo, che pazientemente gli leggono Balzac, Stendhal, e la letteratura d’oltre oceano bandita dal regime maoista, che succederà? Vorreste saperlo? Noi di Voyager pensiamo di sì.

E invece boh!

Facciamo un breve riassuntino:

Lui all’inizio del libro: "Con questi libri trasformerò la Piccola Sarta: lei non sarà più una semplice montanara." 

Lei alla fine del libro: "Balzac mi ha fatto capire una cosa: la bellezza di una donna è un tesoro che non ha prezzo".

Tiè!!!! E se ne va!

Già così, uno può rimanere là a scervellarsi se il senso della storia sia l’ingratitudine verso colui, senza il quale lei sarebbe rimasta un’anonima cinesina in uno sperduto villaggetto, che avrebbe passato il resto della vita a cucire e a fare involtini primavera, oppure sia quello che tutti i benevoli recensionisti scrivono, regalando stellette a piene mani: il coraggio di lasciare la strada vecchia per la nuova, la bellezza di scoprire nuovi orizzonti, finalmente certi che esistano. Il tutto grazie ai libri.

Ok, tutto qua? Ma allora cosa c’è di diverso tra leggere il libro o la quarta di copertina? Cosa c’è in più?

Dove sta l’evoluzione? Dove sta la bellezza di una mente che si plasma in modo naturale, al suono di parole sconosciute, preziose ma proibite, dove sta la curiosità di saperne di più, ogni volta che si legge qualcosa di nuovo? Ah, sì, certo… La curiosità c’è. Infatti la sartina prende e se ne va in cerca di fortuna. Ma a parer mio, era lì che doveva iniziare il libro. Perché un finale del genere, è solo un trampolino di lancio. E passi lasciare all’immaginazione del lettore cosa succederà dopo, ma così mi sembra un tantino esagerato!

Ah, ma non è finita eh: perché secondo me anche Dai Sijie si è accorto che il vedo non vedo del libro era un po’ claudicante. 

Così cos’ha ben pensato di fare? 

CI HA FATTO UN FILM!!!

E IO L’HO VISTO!!!

E se prima ero incerta se attribuire il mio giudizio negativo alla mia scarsa sensibilità, una volta visto il film, un’ora e tre quarti di film, mi sono convinta che Dai Sijie deve dedicarsi a ben altro.

Come minimo mi aspettavo che essendo sia autore che regista, rispettasse fedelmente il libro. Certo: non proprio nei minimi dettagli. Si sa che per esigenze cinematografiche, alcuni adattamenti sono necessari. Ma qui sembra di vedere un’altra sarta, un altro Balzac, e altri due Ma e Luo. Sfasamenti temporali, parti che nel libro erano fondamentali e nel film sembrano spot pubblicitari, insomma un miscuglio di scenette, oltretutto esasperatamente lente. 

Ma vogliamo parlare della fine? 

Come vi dicevo prima, secondo me l’autore si è reso conto del finale un po’ raffazzonato del libro. E infatti nel film decide di allungare la storia raccontandoci chi sono diventati Ma e Luo, gli inconsapevoli maestri della piccola sarta cinese. E di lei? Che ci racconta Dai? Di nuovo niente: svanita nel nulla come nel libro. Anzi: ha persino deciso di “infronzolare” la scomparsa facendoci vedere un deprimentissimo Mao che va a cercarla nel villaggetto sperduto.

Ma per favore!

E poi ormai il finale me lo sono già immaginata da sola. Sentite qua: la piccola sarta è arrivata in città affamata, e ha pensato dall’alto della sua nuova apertura mentale di erudire l’ignorante padrona del ristorante che pietosamente gli ha fatto quattro ravioli al vapore gratis. Ma la ristoratrice che sa come gira il mondo, invece di darle una pedata e buttarla fuori dal locale, la inizia a un’ esaltante e lucrosa attività di massaggiatrice. La piccola sarta verrà quindi ribattezzata “Balzacchina dalle mani d’oro”. Vivrà per molti anni felice e lussuriosa, e in tarda età deciderà di scrivere le sue memorie, esordendo con una citazione di Balzac, peraltro sbagliata. Il pubblico, ormai civilizzato da decenni, la smaschererà immediatamente e le darà della cialtrona. Cadrà quindi in miseria, mentre Lu e Mao rideranno alla facciazza sua. 

Tiè!!!!

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