C’è questo tizio che va dal medico… e non è una barzelletta!




Caro professore di Filosofia del Liceo, questo libro è per te.
Se mi avessi insegnato Nietzsche in questo modo, forse nella tua materia sarei andata un pelino meglio.

Caro Medico di famiglia (cambiato da poco solo perché ci sembrava utile averti al piano di sotto..sbagliando ovviamente), questo libro è per te.
Se lo leggessi, forse il giuramento di Ippocrate ti suonerebbe di nuovo familiare. Forse il rapporto col paziente ti farebbe suonare qualche campanellino in testa, e magari eviteresti di ridurre l’unico rapporto che abbiamo con te, a quelle tre ricette che mensilmente ci lasci nella buca della lettera.

Cara amica che mi hai sfrangiato le palle per mesi con le tue paturnie sentimentali, dimenticandoti di chiedere come andavano le cose a me, questo libro è per te.
Se lo leggessi non credo cambierebbe niente, ma forse intuiresti per la prima volta di cosa si parla quando viene citata la parola “amicizia”.

Cari trentenni, quarantenni, cinquantenni in crisi, cari falliti, questo libro è per voi.
Se lo leggeste, oltre che sentire un senso di leggerezza, dovuto alla sorpresa di vedere finalmente scritti nero su bianco, tutti i vostri più reconditi sentimenti, pure quelli più neri, vi accorgereste, che non è vero che non siete più liberi di scegliere, o che state vivendo una vita che non vi appartiene, forse avete semplicemente scelto male “il nemico da combattere”; forse non sono i mariti/mogli/figli/lavoro/soldi/casa/mutuo/NoceMoscata che scrive recensioni penose/debiti/Università ecc. a essere il vostro “uomo nero”, forse dovreste semplicemente accettare che tra subire la vita e viverla, sebbene non bella come la sognavate, c’è una differenza talmente notevole, che è capace da sola di rendervi migliori, se aveste il coraggio di vederla.

Cari cuori sofferenti appena abbandonati dal vostro amato/a, cari single contenti di esservi appena liberati dal peso del vostro ultimo partner, questo libro è per voi.
Se lo leggeste, alla fine vi verrebbe il dubbio che forse fare i lupi solitari, negandosi la gioia del focolare e della compagnia di affetti sinceri, non è una libertà ma una mancanza di coraggio, e che altresì, piangersi addosso perché siete stati lasciati, non per forza relega il vostro, o la vostra ex al ruolo di carnefice, forse siete tutt’e due vittime delle stesse contraddizioni e paure. L’importante è saperlo.


Ok, esaurito lo spazio riservato alle dediche forse vi aspettate che vi parli della storia.
Ah, la storia è talmente semplice che vi sarà chiaro come il punteggio altissimo che do a questo libro, deriva non certo dalla trama, ma dai temi che si intrecciano dentro e dalla bravura di Yalom.

La vicenda è presto detta. Il povero Nietzsche, afflitto da depressione e smanie velatamente suicide, grazie a un inganno, conosce il Dottor Breuer, amico caro di Freud. Non sono nomi inventati come potete vedere. Si tratta, di personaggi realmente esistiti, che ringraziando il cielo, Yalom ha pensato bene di far incontrare, prima nella sua mente e poi sulla carta.
Il libro è la storia del rapporto che si crea tra Brauer e Nietzsche, prima sotto forma  deontologica e dopo sotto forma di sincera amicizia.

Un libro, profondo come il pensiero di Nietzsche, ottimista come Breuer, originale come la filosofia di Freud. Provare per credere.

P.S. Chapeau alla moglie di Yalom, che gli ha suggerito il titolo.Gran bel titolo. (When Nietzsche wept)

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