Una volta credevo in Dio. Poi ho scoperto Auslander



E ho capito che il mio dialogo con Dio è assolutamente irrilevante.  E anche il vostro lo è, se avete pensato almeno una volta nella vita che il detto “Piove sempre sul bagnato”, sia solo un modo gentile per dire che se Dio è là, e vi ha fatto oggetto di sì tanto accanimento è veramente uno stronzo.

Ma Auslander  è molto più preparato. Perché lui con Dio ci parla ogni giorno, e progetta la sua vita a venire in base alle eventuali vendette di un Dio scontento. Mica un cretinata vivere con questa spada di Damocle sulla testa. I salti mortali di Shalom per cercare di aggirare i trabocchetti del Dio capriccioso mi hanno divertito tantissimo. E ho tifato con tutto il cuore che ce la facesse. Impossibile non partecipare al dubbio Abramitico di fregarsene o affrancarsi dalla schiavitù dell’occhio che tutto vede e tutto sa.

Eppure,  una volta percorse insieme ad Auslander le sue battaglie contro un nemico invisibile, il problema di fondo rimane.  E così alla fine di una lettura divertente, mi è pure toccato pensarci su. E sono arrivata alla conclusione che il problema sta a monte.  Che è una questione di sistema. 

Da che mondo è mondo uno dei più antichi bisogni umani, è quello di avere qualcuno che si chieda dove sei quando la sera fai inspiegabilmente tardi. Non importa che sia la nostra dolce metà, o genitori iperansiolitici che hanno già pronta  una lavata di capo epocale. La nostra necessità primaria è quella di avere qualcuno a cui render conto delle nostre azioni. E anche se all’azione segue sempre una reazione, che non sempre è così confortante come vorremmo, siamo sicuri di poter vivere senza? 

E allora non è che Auslander tra esilaranti gag e scampate vendette, volesse semplicemente dire che Dio, senza la veste dittatoriale di supervisore, acquista le sembianze di un Punto di Riferimento? Nudo e un po’ vetusto magari, ma pur sempre un appoggio.

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