Paasilinna e il suo potere balsamico.




Arto mi fa un effetto agrodolce.
Il suo stile è più didascalico dei sottotitoli di un Tg, eppure le storie che racconta sono come le caramelle balsamiche. Le succhi distrattamente, ma alla fine ti pizzica il naso.

L'uomo che abbandona la frenetica vita cittadina, preferendole una salubre esistenza silvestre, non sarebbe di per sé neanche un tema particolarmente originale, se non fosse che la semplicità spartana con cui Paasilinna descrive il ritorno alla natura, senza gli estremismi ascetici alla “Into the wild” ringiovanisce lo spirito come una Domenica coi boyscout.

“L'anno della lepre” è un libro da pre-vacanza, ma non nel senso della leggerezza. Nel senso della predisposizione a “staccare la spina” con più convinzione. Un depliant dell'Alpitour non potrebbe fare tanto.

Anche la lepre, che pur onnipresente, sembra quasi superflua ai fini della storia, alla fine si materializzerà nella vostra testa e non ne uscirà più.

P.S. Cara Iperborea, come casa editrice sei uno schianto. Mai che sponsorizzi autori scontati o da vetrina. Solo, per favore, cambia formato. Devo sempre leggere i tuoi libri, tenendoli semichiusi per paura di scollare la rilegatura. E sui ripiani della libreria mi costringi a fare le doppie file. E non è carino nei confronti di chi sta dietro.



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