Istruzioni per un’adeguata lettura.




- Sciogliete accuratamente le parole di questo libro, in una sera tiepida in cui non avete niente da fare, e immergetevi nella lettura con un  sottofondo di musica jazz, a volume medio. Prima di levare lo sguardo dal libro, e ritornare alla solita routine abbiate cura di non strofinare via le emozioni che vi sono cadute addosso. Piuttosto frizionatele e lasciate che vi detergano l’anima.

- Risciacquate bene la malinconica melodia interiore di cui ormai siete preda, in modo da togliere eventuali tracce di agenti estranei (che so, l’eco di un nocivo ritornello di qualche canzone di Gigi D’Alessio e consorte, involontariamente sentito alla radio, mentre la mattina eravate imbottigliati nel traffico. Oppure l’intro di qualche trasmissione televisiva culturalmente elevata, come “Le tagliatelle di nonna Pina” che fanno da trionfale ouverture all’entrata della Clerici).

- Asciugate in un panno, la scala cromatica delle emozioni che questo libro vi ha suscitato, e stiratela, ancora palpitante, al rovescio, badando a mantenere la sua forma naturale intatta, senza pieghe, facendo scorrere delicatamente il ferro da stiro nel senso delle vibrazioni, ed evitando di allargare il senso di silenzio che cerca di rifare capolino nella vostra serata.

- Vi consiglio inoltre di cambiare ripetutamente il jazz che state  ascoltando, alternando Ellington a Baker, Mingus a Monk, Parker a Jarrett, Coltrane a Powell, affinché non si debba ricorrere a una lettura violenta e affrettata, e vanificare così l’effetto salutare di questa storia d’amore musicale, lunga quanto il brivido di una nota di sax. 


Piccola postilla: al mondo ci sono due tipi di persone. Quelli che quando parlano di jazz, citano la stra-abusata frase straccia maroni di Baricco, “Quando non sai cos’è, allora è jazz, gnè gnè gnè”. E poi ci sono quelli che invece ti fanno il nome di questo libro, o te lo regalano.

E giusto per introdurvi all'atmosfera ideale, vi regalo
pure questo:

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