Finish Powerball brilla meno di Goncarov



Ho sprecato almeno dieci minuti della mezz'ora che ho a disposizione all'internet-caffè, a inventarmi un titolo accattivante per questa recensione. All'inizio avevo pensato a Oblomoviglioso, poi ho alzato lo sguardo e i miei occhi si sono posati sui bicchieri fumanti che la banconiera toglieva dalla lavastoviglie con mani in apparenza ignifughe. E TA-DAAA... il plagio dello spot pubblicitario si era ormai compiuto.

Adesso viene la parte difficile: tener desta la vostra attenzione, sempre che il paragone col brillantante l'abbia effettivamente catturata.

Ciò che mi muove a volervi convincere, non è solo la grandiosità di questo romanzo, ma è soprattutto la profonda indignazione nel veder dimenticato il nome di Goncarov nel firmamento letterario. Contemporaneo di Turgenev e Dostoevskij, ospite del loro stesso mecenate, frequentatore dei loro stessi salotti, a detta loro persino “conversatore brillante, spiritoso e autoironico”, ha scritto la sua prima importante opera (Storia comune), a soli 33 anni. Quasi la stessa età della lettrice che in questo momento sta cercando di ridare prestigio all'illustre autore, mentre ordina il secondo caffè ristretto della giornata.

Eppure tra i celebri letterati russi, per non so quale conventio ad excludendum, Goncarov viene citato poco e niente. Sgomento assoluto!!

(In pratica sarebbe come fare un elenco dei recensionisti indecentemente frivoli, e non citare me! Sgomento inaudito!!)

In Oblomov, ciò che conta non è l'ambiente ma l'atmosfera, non è la staticità dei fatti, ma l'inossidabilità di certi meccanismi dell'anima che suonano più attuali di quelli che potete vedere in una puntata di “The Mentalist”.

Il'jà Oblomov è un uomo che ha fatto dell'apatia uno stile di vita; attorno al suo modus vivendi gravitano personaggi che alla fine della storia vi sembreranno “di casa”. E proprio perché “familiari” vi permetterete di giudicarli. E di trarne delle conclusioni.

Le mie sono le seguenti. E siccome personali, sono ovviamente anche soggettive.

1)”Chi si assomiglia si piglia”. I poli opposti si attrarranno pure, ma alla fine il meno si sposa col meno e il più col più.

2)E' inutile girarci attorno: noi donne, abbiamo indubbiamente un certo istinto materno, e possiamo anche divertirci a fare le crocerossine in qualche imprecisato periodo della nostra vita, ma chi seguiremmo in capo al mondo non è il “sensibilone” di turno, ma l'uomo pratico e di polso che ci tiene per mano nelle peripezie quotidiane, ma all'occorrenza ci smuove, ci strattona (ho detto “strattona”, non “tratta male”, lungi da me alimentare il falso mito del “Teorema” di Ferradini), ma soprattutto ci stimola. Allora ci sentiremo finalmente appagate, e siccome l'uomo di cui parlo non è né Indiana Jones, né Robocop, avrà sicuramente anche lui le sue debolezze e la sua sensibilità interiore, occasioni in cui potremo persino soddisfare il nostro istinto da chiocce.
In parole povere, possiamo anche avere memorabili storie con artisti, poeti, intellettuali, e aggiungerei anche i Nerd (che adesso van tanto di moda), ma quello che vogliamo inconsciamente e non, è un uomo all'altezza delle rogne giornaliere, che davanti a un problema di gestione pratica, non vada in paranoia o si rifugi in elucubrazioni filosofiche, scaricandoci la patata bollente. Naturalmente  il tutto va condito con l'aroma inebriante della moderazione. Gli estremismi si sa, in amore come nel carattere non vanno mai bene.

3)Tutti quanti abbiamo vissuto un periodo in cui abbiamo perso tempo a “tracciare l'arabesco della nostra vita” senza però muovere un dito per dargli una forma compiuta. Comunque presto o tardi, nel bene o nel male, ci siamo mossi e scrollati l'inerzia di dosso.
Guardiamo a questo banale momento come a un successo e rallegriamocene. C'è chi non si muove, o non ha la forza di farlo, e si condanna a vivere come  una pallottola di pasta arrotolata.
Si chiama Oblomovismo.

Adesso mi direte che non vi ho parlato del libro, ma quale miglior motivo potevo darvi per leggerlo, se non quello che qualunque testo vi porti a fare delle riflessioni sul vostro modo di vivere, è un'opera ben riuscita?

E non vi ho neanche parlato della rarità dei cuori nobili. Ma questo lo scoprirete da soli, qualora decidiate di accompagnare Il'jà nel suo piccolo mondo antico.

Ah, un'ultima cosa. Le prime 100 pagine servono da preselezione per scremare il pubblico paziente da quello che vuole tutto e subito. Superato il dubbio di esservi immersi nella lettura di un testo teatrale, dove i personaggi entrano in scena uno dopo l'altro al centro del palcoscenico, potrete sprofondare nella poltrona e godervi lo spettacolo, perché da quel momento in poi... silenzio! Parla Oblomov.

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